Arte

In esposizione al Piccinni una rara foto del teatro antecedente al restauro del 1914

«Un’occasione straordinaria - dichiara l'assessora Pierucci - per consentire ai baresi di ammirare uno scatto che ha oltre un secolo di vita e che ci riporta idealmente indietro nel tempo»

Cultura
Bari mercoledì 04 dicembre 2019
di La Redazione
In esposizione al Piccinni una rara foto del teatro comunale antecedente al restauro del 1914
In esposizione al Piccinni una rara foto del teatro comunale antecedente al restauro del 1914 © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

In occasione della riapertura del teatro comunale “Niccolò Piccinni”, grazie alla disponibilità della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, è stata installata in uno dei due salottini a corredo del foyer, dove resterà fino al prossimo 31 dicembre, una teca contenente un negativo su lastra di vetro della Ditta Fratelli Antonelli che ritrae l’interno del teatro.

Si tratta di uno scatto risalente al 1903, che restituisce un’immagine dell’apparato decorativo del Piccinni come appariva prima del restauro avvenuto nel 1914. All’interno della teca, accanto al negativo (formato 30x40 cm), una riproduzione a stampa b&n su carta politenata.

Quando Simona Cicala, responsabile della Fototeca della Soprintendenza, mi ha parlato della possibilità di esporre una foto rara del Piccinni - commenta l’assessora alle Culture Ines Pierucci -, ho pensato fosse un’occasione straordinaria per consentire ai baresi di ammirare uno scatto che ha oltre un secolo di vita e che ci riporta idealmente indietro nel tempo. Siamo grati alla Soprintendenza per questo prestito speciale che darà la possibilità al pubblico, per tutto il mese di dicembre, di scoprire i decori del nostro teatro comunale nella loro versione originale, così come immortalati dai fratelli Antonelli, che nella loro lunghissima attività hanno raccolto un archivio fotografico che custodisce la storia stessa della nostra città. La riapertura del teatro comunale Piccinni è davvero l’occasione per legare idealmente il passato, il presente e il futuro”.

L’immagine fotografica

L’immagine fotografica documenta la prima edizione dell’apparato decorativo dei palchi, realizzata nel 1853 dal napoletano Giuseppe Castagna che diresse i lavori di decorazione interna, coadiuvato da un’equipe di pittori napoletani che già aveva operato nel cantiere del Teatro San Carlo a Napoli: fra loro Luigi de Luise e Leopoldo Galluzzi, che realizzarono il Velario rappresentante L’Olimpo con Apollo sul cavallo Pegaso e le Muse. Di questo apparato decorativo si conserva oggi solo l’arco di proscenio, realizzato a cassettoni con decorazioni in cartapesta dorata. Nei pennacchi figurano due mascheroni teatrali entro tondi, circondati da una decorazione vegetale. Nella parte centrale vi è il Barione, il più antico simbolo della città di Bari, raffigurante un cherubino alato nell’atto di scoccare una freccia da una barca; a sorreggere lo stemma vi sono due angeli affrontati, con le ali spiegate in volo, mentre suonano la tromba. Oggi al suo posto compare l’odierno simbolo della Città di Bari, ma è ancora possibile ammirare il Barione nella decorazione in stucco del sottarco. Tra il 1913 e il 1914 furono eseguiti dei lavori di restauro diretti dall’Ing. capo Arrigo Veccia, durante i quali l’apparato decorativo del teatro venne modificato e arricchito ad opera dello stuccatore barese Gaetano Granieri. La nuova decorazione rese il Teatro Piccinni un “piccolo San Carlo”.

La fotografia - scattata dal quarto ordine dei palchi, in asse con la loggia reale – inquadra il palcoscenico a sipario chiuso. Quest’ultimo, dipinto nel 1854 dall’artista terlizzese Michele De Napoli, raffigura il Torneo di Re Manfredi organizzato nel 1259 in onore del soggiorno a Bari di Baldovino I imperatore di Costantinopoli e suocero dello stesso Manfredi. Tale soggetto, proposto da Giulio Petroni, fu preferito a quello inizialmente avanzato dal De Napoli: la Disfida di Barletta. Il tema del Torneo sollecitava maggiormente le “vanità municipali” poiché ambientato a Bari, come si deduce dalla presenza del Castello Svevo sullo sfondo. Inoltre, il soggetto aveva il pregio di riferirsi a un episodio di pace, una gioiosa rievocazione degli antichi e popolari spettacoli del Medioevo. Alla presenza di un vasto pubblico e, nel baldacchino reale sulla sinistra, di Re Manfredi, Elena Ducas e dell’Imperatore Baldovino, la sfilata dei concorrenti si muove in modo circolare, senza che si riesca a individuarne un inizio o una fine. Senza privilegiare alcun punto di vista particolare, nessun episodio della storia, nessun luogo della tela, fermato nel tempo in una dimensione ideale, il De Napoli crea all’interno del teatro “un luogo mentale”, uno “spettacolo nello spettacolo”.

Tra le figure in primo piano il De Napoli inserisce alcune eminenti personalità baresi coinvolte nella progettazione e costruzione del Teatro Piccinni. Nella coppia di cavalieri in basso a sinistra, si riconoscono lo storico Giulio Petroni, in una scintillante armatura, e l’Intendente della Provincia comm. Luigi Ajossa, fondatore della Commissione Teatrale, i quali avevano avuto un ruolo fondamentale nel favorire la selezione di De Napoli per la realizzazione del sipario.

Descrizione storico-tecnica

Il negativo su lastra di vetro alla gelatina al bromuro d’argento raffigurante l’originario apparato decorativo del Teatro comunale “Niccolò Piccinni” precedente all’intervento di restauro del 1914 è conservato presso la Fototeca della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Bari (SABAP-BA). Viene depositato alla fine degli anni ’90 insieme a un corredo di lastre formato 30x40 (cm) realizzate dalla Ditta Fratelli Antonelli nel 1903 in occasione dell’ultimazione dei lavori di costruzione del Teatro Politeama Petruzzelli.

Dal punto di vista storico e tecnico, l’utilizzo delle lastre “ultra sensibili” alla gelatina ai sali d’argento permise di realizzare le prime riprese fotografiche dell’interno dei suddetti teatri e testimonia la diffusione e la commercializzazione di prodotti fotosensibili finiti e pronti per l’uso.

L’introduzione della gelatina ai sali d’argento, avvenuta negli anni Ottanta del XIX sec., rappresentò una vera e propria rivoluzione nella storia della fotografia, segnando il passaggio da un procedimento di preparazione manuale dello strato sensibile alla fabbricazione industriale. I nuovi materiali da ripresa, denominati “lastre secche” o “asciutte” per distinguerle dal precedente procedimento al collodio umido, avevano il vantaggio di essere più pratici, ma soprattutto più sensibili, permettendo da non soltanto la realizzazione di un maggior numero di foto, ma anche la ripresa in condizioni di luce fino a pochi anni prima proibitive.

Insieme al corredo di negativi su lastra 30x40, la fototeca della SABAP-BA conserva anche i contenitori originari che indicano il marco commerciale di fabbricazione dei supporti fotosensibili: “Lastre M.Cappelli”.

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