Immagini, suoni e suggestioni per il concerto al Palatour della band attiva da trent'anni

Le alchimie musicali dei Tuxedomoon

Entusiasmo per il gruppo statunitense ospite dell'edizione 2007 di Time Zones

Cultura
Bari lunedì 19 novembre 2007
di Antonio Tuzza
I Tuxedomoon sul palco del Palatour
I Tuxedomoon sul palco del Palatour © Antonio Tuzza
“Buon compleanno Tuxedomoon, maestri della commistione”. Con questo augurio, a metà concerto, Blaine Reininger ha ricordato che il 2007 sancisce il trentesimo anniversario della nascita dei Tuxedomoon, gruppo storico di San Francisco, che dal 1977, regala al pubblico fatiche discografiche di alterna qualità, ma sempre caratterizzate da una personale ricerca scenico-musicale. La band è stata ospite dell'edizione 2007 di Time Zones in programma fino alla fine di novembre. Il concerto di domenica scorsa è stato un'ulteriore conferma della filosofia musicale della band, che continua a passare attraverso i virtuosismi di Blaine L. Reininger (chitarra elettrica, violino e voce), Peter Principle (basso e basi ritmiche preregistrate), Luc Van Lieshout (tromba e armonica), Steven Brown (sax soprano, pianoforte, organo hammond e voce) e Bruce Geduldig (film/visual).
La caratteristica principale della musica dei Tuxedomoon è la commistione: le loro tessiture musicali hanno spesso l’impronta del quartetto d’archi, soprattutto nella combinazione violino-basso-sax-tromba, con un basso elettrico che disegna pattern ritmici incalzanti, sui quali crescono via via gli arrangiamenti.
I testi mescolano inglese, spagnolo, francese e italiano, lingua che il gruppo conosce discretamente grazie alle frequenti tournée nel nostro Paese, affezionato alla band californiana sin dagli anni ’80.
Il tratto più saliente di questa commistione è la “visionarietà”, emersa nel rapporto con le immagini. Un legame che, durante il concerto è affidato a Bruce Geduldig, posizionato proprio al centro del palco. Per tutta la durata dell’esibizione, il vj si è occupato della colonna visiva della musica (contraltare della colonna sonora delle immagini), inviando varie clip ai due proiettori, sovrapponendo lucidi variamente pre-disegnati e proiettati da una lavagna luminosa, e inviando immagini riprese dal vivo da una telecamera puntata sui musicisti e su una serie di oggetti (a disposizione sul banco della sua apparecchiatura): in una bacinella d’acqua veniva soffiato tramite un tubo un liquido rosso che finito nell’acqua creava giochi di forte ricordo psichedelico; fino alla inquietante dettaglio della testa di una bambola che lentamente chiudeva gli occhi, illuminata da un faro che le sbiancava il viso; punti di vista impossibili per lo spettatore in platea, emotivamente coinvolto dalla continua amplificazione dei dettagli visivi.
I Tuxedomoon sono il gruppo dai tanti generi musicali che si sovrappongono e sconfinano agevolmente l’uno nell’altro fino a plasmare un genere nuovo, quello del laboratorio musicale live che “accade lì in quel momento”, caratteristica non comune nell'esibizione dal vivo, e che ricorda una certa aurea di benjaminiana memoria.
Un’ora e trenta minuti circa di autentica musica “visionaria”, tessiture armoniche che costruivano “paesaggi sonori” a tratti danzerecci, a tratti anche inquietanti, fino al free jazz dei due ottoni.
Un pubblico acclamante ha congedato la band di San Francisco che ha regalato tre bis, a chiusura di un video-concerto che, a scapito del tempo, ha ricordato come i Tuxedomoon siano ancora il luogo del matrimonio perfetto tra musica e immagine.
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