Grande pubblico e passione al Castello Svevo

Quarrymen: una splendida realtà

Nel nome dei Fab Four, ben 30 brani ormai parte integrante della Musica classica

Cultura
Bari sabato 28 luglio 2007
di La Redazione
Da sx: Alessandro Loprieno, renato Ciardo, Antonio Tuzza, Gianfranco Traetta
Da sx: Alessandro Loprieno, renato Ciardo, Antonio Tuzza, Gianfranco Traetta © quarrymen
Che non fosse un concerto di routine - la solita scaletta beatlesiana snocciolata con impegno e talento - ma che si trattasse di uno spettacolo pensato, costruito e sviluppato con una precisa ambizione, è stato chiaro sin da subito, dai quattro sgabelli lasciati al centro del palco e dal pianoforte, un insolito per le esibizioni dei baresissimi Quarrymen. Una tra le più celebri Beatles tribute band in attività si è presentata così il 26 scorso, al debutto della seconda tranche di "Notti al Castello", la rassegna organizzata nella corte del Castello svevo di Bari dall'associazione L'Eschide e diretta dal maestro Paolo Lepore. Trenta i brani in scaletta, suddivisi in tre sezioni: la prima acustica, la seconda rock, la terza con il pianoforte. Una lunga passeggiata attraverso un repertorio celeberrimo, ogni giorno un pochino più incastonato nell'eternità della Musica di tutti i tempi. Tra cento anni, ci sarà certamente chi suonerà i brani di Lennon e McCartney, ma anche di Harrison, con lo stesso rispetto che oggi si deve a Mozart, a Bach, a Beethoven.
Ad ogni modo,  sono stati i Quarrymen a dare vita a quella magia. Un concerto semplicemente perfetto, ben calibrato, studiato nei minimi dettagli, con i tempi ed i ritmi adatti, che si susseguivano in un'altalena di emozioni. Era come se la premiata ditta Tuzza-Ciardo-Loprieno-Traetta decidesse a proprio piacimento quali corde dell'anima far vibrare nel pubblico. Ci sono state "She loves you", cantata a gran voce dal pubblico, "Help", un grande classico, "Michelle", intimista, "Hey Jude", bellissima, "Yesterday" che il pubblico ha accolto con una genuina ovazione, "Ticket to ride" divertentissima, "Something" a tratti delicata come la punta di un pennello e a tratti potente e vibrante, "Come together" da manuale, "Lady Madonna" che ha fatto scatenare tutti, "Let it be" potente ed universale. Anche davanti ai brani meno noti come "Norwegian wood", "You've got to hide your love away", "Nowhere man" o poco conosciuti come "Taxman", "Run for your life" e "Till there was you", il pubblico ha recepito perfettamente il sound beatlesiano, nella perfetta integrazione del genio dei Fab Four interpretato da quattro talentuosi ragazzi.
Già, i quattro talentuosi ragazzi.
Antonio Tuzza, chitarra, pianoforte, armonica e voce: ha tenuto il gruppo in una mano ed il pubblico nell'altra, mantenendo il sangue freddo davanti ad un piccolo intoppo tecnico, velocemente risolto. Ha cantato, suonato, fatto battute. La voce gli si è incrinata dall'emozione tre volte, la più sentita delle quali è stata l'ovazione che ha chiesto per salutare Mimmo Bucci, il musicista "assurdamente, tragicamente e prematuramente scomparso a maggio che, come noi, era amico della musica". Antonio Tuzza è un leader ed è musica pura.
Renato Ciardo
, batteria e voce: è nato con il ritmo nel sangue, la batteria è sua amica e lo era particolarmente ieri sera. A tratti commosso anche lui, ha fatto l'andatura del gruppo, tenendo il tempo e dando i tempi. Misurato e divertente anche negli interventi, anche lui ha ceduto un paio di volte all'emozione, ma, da autentico professionista e talento totale qual è, è riuscito a tenere testa a se stesso e ad entusiasmare i tantissimi che affollavano la corte del Castello svevo.
Alessandro Loprieno,
basso e voce: una signora, nel pubblico, mormora "il bassista è bello come McCartney". Ad un anno dal debutto, ci sta dentro ogni momento di più. Sussurra "Michelle", ispira entusiasmo, si siede davanti alla batteria per un momento di pausa. E' protagonista assoluto in "Come together" che il pubblico ascolta in religioso silenzio, assorbito dal magnetismo che emana. Salvo poi esplodere con lui sulla frase finale, "over me".
Gianfranco Traetta, chitarra solista e voce: anche a volerlo fare intenzionalmente, non ne ha sbagliata una. E non era facile per l'ultimo acquisto del gruppo, da sette mesi titolare della postazione che, nei Beatles, fu di George Harrison. Concentratissimo all'inizio, si è sciolto piano piano ed ha regalato momenti di grande trasporto, interpretando il proprio strumento con impegno e professionalità, capace di autoironia e di scherzare con il pubblico. I suoi assoli sono valsi il caldo torrido dell'inizio e il freddo penetrante della fine.




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