Significati ed interpretazioni della celebre scultura di Bari vecchia

Sui passi (perduti) della Storia - XIII puntata - La colonna infame

Nel XII secolo serviva come gogna per i debitori insolventi

Cultura
Bari domenica 15 aprile 2007
di Chiara Divella
La colonna infame
La colonna infame © Chiara Divella

Chiamata così a partire dal XVIII secolo, piazza Mercantile  era la più importante dell’epoca rinascimentale, sede del mercato pubblico e centro vitale dell’attività commerciale di Bari vecchia. Questa piazza, che fungeva da cerniera tra il borgo e il mare, rimase in una zona extra moenia (fuori dalle mura) fino al XIV secolo, periodo in cui divenne il polo di un nuovo sistema viario grazie al programma di rinnovamento promosso da Isabella d’Aragona (1501-1524). Dall’età rinascimentale fino allo scorso secolo, fu il fulcro dell’attività giudiziaria, politica, amministrativa e militare di Bari grazie alla presenza del Palazzo del Seggio, dell’Arsenale e della Residenza della Dogana.


Di fronte alla rinascimentale fontana pubblica “della pigna”, chimata così per l’elemento bronzeo che la decorava (oggi perduto), si trova la cosiddetta “colonna della giustizia”, meglio conosciuta dai baresi con l'appellativo di "infame", ai cui piedi è posto un grosso leone in pietra.

Questa scultura fu realizzata con breccia calcarea pugliese, proveniente quasi certamente dall’area settentrionale della regione. L’animale, che poggia le zampe anteriori su due sporgenze rappresentanti il terreno, ha un collare con l’iscrizione “custos iusticie” (custode della giustizia), al di sotto del quale venne riprodotto uno scudo triangolare, ora perduto.  L’iscrizione è stata datata al 1150 circa. E’ addossato ad una colonna antica di marmo bianco, spogliata da chissà quale monumento e sormontata da una pietra simile ad una palla di cannone.

INTERPRETAZIONI Antonio Beatillo vide nell’immagine del leone una versione locale di quello veneziano, e collegò quindi l’origine della scultura con la liberazione di Bari dai saraceni, avvenuta per opera dei veneziani nel 1003.

Giulio Petroni la interpretò come una singolare gogna medievale, mentre Perotti la datò ad epoca tardo-rinascimentale. A sostegno di quest’ultima tesi Melchiorre mise in risalto come lo scudo riproducesse lo stemma di Bari rosso-argento, non di certo riconducibile ad epoca medievale ma ad un’età successiva.


Secondo altri studiosi il leone sarebbe stato impiegato come gogna intorno al XII secolo, molto prima rispetto a Roma, dove gli statuti del 1363 riportano la notizia per cui il debitore insolvente “debeat poni eques in leone marmoris existente in scalis Capitolii (si debba mettere a cavallo del leone di marmo che si trova sulle scale del Campidoglio). L’accostamento del leone alla colonna, attestato fin dai tempi arcaici (vedi la porta dei leoni a Micene), ne rivela il valore apotropaico a difesa della città, rappresentata proprio dalla colonna.

Non a caso il monumento sorse in prossimità del porto vecchio di Bari. Ad oggi la tesi che data l’uso della scultura al XII secolo è quella più accreditata. Infatti la figura leonina venne utilizzata in Italia meridionale e in Sicilia come simbolo del potere normanno, e in modo particolare di quello degli Altavilla. Forse la scultura era inizialmente l’emblema del re di Sicilia, terribile custos della sua iusticia, in una città tradizionalmente ribelle come Bari. Probabilmente quello rappresentato all’interno dello scudo era lo stemma degli Altavilla.


Per quanto riguarda il leone, dopo vari studi possiamo oggi affermare che si tratta di una scultura molto antica, probabilmente realizzata da un artigiano romano-apulo verso gli ultimi decenni del I secolo a. C., rilavorata a Bari nel Medioevo e riutilizzata come simbolo di giustizia. La rielaborazione medievale sembra essere confermata dal confronto con figure baresi di soggetto analogo e simile rendimento di muso e criniera (leoni dei portali laterali della Basilica di San Nicola, leone della cattedra di Elia, leone acroteriale nel cortile del Castello Svevo), datate tra la seconda metà dell’XI e il XII secolo. Altre sculture a cui fare riferimento sono i leoni classici, simbolo della morte divorante o custodi del sepolcro, impiegati nell’architettura funeraria della Puglia romanizzata di epoca augustea.

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