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I trulli di Alberobello, un dialogo nel contrasto tra antico e moderno

Una mostra racconta cento anni di tutela e turismo. In esposizione anche scatti di Cosmo Laera

Cultura
Bari sabato 16 giugno 2012
di Caterina Rinaldo
Un angolo della mostra
Un angolo della mostra © Caterina Rinaldo

I trulli, uno dei beni pugliesi maggiormente presenti nell'immaginario collettivo, sono il simbolo per eccellenza della nostra regione e della tradizione storica che la caratterizza. Talmente importanti da essere stati dichiarati monumenti nazionali nel 1910 e inclusi dal 1996 nel patrimonio dell'Unesco, sono beni della collettività, unici e atipici. Ieri, una mostra presso la Camera di Commercio di Bari, ne ha ripercorso la storia attraverso documenti d'archivio, fotografie d'epoca e contemporanee, manifesti, cartoline, disegni, testimonianze, video e oggetti contestualmente alla presentazione del volume di Annunziata Berrino, docente di Storia Contemporanea all'Università Federico II di Napoli, dal titolo I trulli di Alberobello, un secolo di tutela e turismo.

Il segno identitario della Puglia diviene oggetto di una percorso che affianca fotografie d'epoca e immagini contemporanee, che da esse si distaccano a ricercare nell'autorialità del fotografo una dimensione personale e, al tempo stesso, un idea radicata e condivisa del rapporto tra individuo e territorio. Autore degli scatti contemporanei è il fotografo Cosmo Laera che vive e lavora ad Alberobello. La mostra vanta il patrocinio dell'Università degli Studi Federico II, di Italia Nostra e del Comune di Alberobello ed è stata voluta dall'Associazione culturale, Trulli, Tutela e Turismo con il sostegno della Camera di Commercio di Bari, presieduta dal dott. Alessandro Ambrosi.

Nel volume c'è il portato umano dello scrittore che ascolta, l'emozione di essere alberobellesi, l'orgoglio dell'appartenenza. Nelle immagini si coglie la contrapposizione tra vecchio e nuovo, che contrapposizione non è essendo i trulli contruzioni atemporali, realizzate a secco per essere demolite e ricostruite nella stessa identica maniera. Gli alberobellesi si identificano in queste abitazioni tradizionali che tradiscono un senso di appartenenza intenso e sentito, lo stesso rappporto che lega l'individuo al suo territorio. Un filo conduttore che segue un percorso che procede nella storia e nel tempo, secondo diversi argomenti tutti sorretti dalla parola "innovazione", che è una parola chiave in economia. L'innovazione è importante anche per altri aspetti: occuparsi di storia del turismo ha che vedere inevitabilmente con il territorio e il suo sviluppo. Il volume di Annunziata Berrino rappresenta il primo sguardo sulla vicenda italiana del turismo fino ad oggi.

L'aspetto innovativo consiste nell'aver cercato di sottolineare il rapporto che intercorre tra beni culturali e turismo. A partire da queste riflessioni è scaturita l'intenzione di dedicare una pubblicazione ad Alberobello. L'idea è stata sostenuta da un gruppo di amici, in particolare da quelli dell'Associazione culturale Trulli, Tutela, Turismo e dalla precedente Amministrazione.

Uno dei problemi maggiormente sentiti riguarda la gestione di questi beni che sono unici nel loro genere. L'Unesco sottolinea però, che debbano essere le comunità locali ad occuparsi di questi siti. Su questo argomento è incentrato il volume della Berrino che restituisce la vicenda novecentesca. Nel 1910, Alberobello fu il primo sito del paesaggio italiano ad essere tutelato da una legge dello Stato. Questo avvenne perchè i trulli, nella loro semplicità, erano stati oggetto dell'attenzione della cultura scientifica europea della seconda metà dell'Ottocento. La domanda che gli studiosi si erano posti era se potessero essere considerati degli elementi archeologici. Secondo Francoise Lenormant, archeologo francese, si trattava di costruzioni senza tempo.

Allora il problema non si traduce tanto nella tutela di questi beni, quanto nel saper cogliere che la tecnica costruttiva si replica da millenni, mettendo insieme uomini e pietre. L'attenzione non è volta alla costruzione architettonica, ma alla tecnica umana che è senza tempo. Il problema è la tutela della tecnica costruttiva che appartiene al fare umano. Non si tratta di tutelare un bene fisico, bensì una capacità umana di fondere una maniera di relazionarsi con l'ambiente.

Questa operazione culturale ha lo scopo di dare un importante apporto al valore economico della Puglia, sottolineando questa particolare tecnica costruttiva. L'Amministrazione vuole rafforzare la consapevolezza di essere custode di un patrimonio importante.
Cosa possono significare delle immagini e delle fotografie per una terra ? Sicuramente rappresentano lo sguardo dei viaggiatori, il modo con cui essi si sono rapportati con il luogo.

Il percorso espositivo è stato realizzato dall'architetto Francesco Girolamo che ha riunito in uno spazio suddiviso in settori, elementi eterogenei quali testimonianze di questo passato attuale. Alla realizzazione hanno contribuito anche numerosi artigiani di Alberobello oltre Nicola Pugliese, un collezionista di cartoline d'epoca e Domenico Romano, un trullaro artigiano che contribuisce a riportare la tradizione storica costruttiva nella città. I trulli sono costruzioni singolari e oggi non sono solo patrimonio dell'umanità, ma anche di chi li acquista, ad esempio stranieri. La precedente amministrazione infatti aveva stretto un gemellaggio con il Giappone. La mostra comprende anche un filmato che spiega come i pugliesi abbiano saputo far tesoro della tradizione storica.

"Questa iniziativa dimostra un forte senso di appartenenza – dice il responsabile di Italia Nostra, Tommaso Adriano Galiani Alberobello è stata un po' salvata da forze esterne. Si tratta di un luogo che ha sempre avuto una duplice natura, quella colta e quella del turismo di massa. Italia Nostra appoggia ciò che di positivo è stato fatto, principalmente dal turismo, per far capire il valore di queste costruzioni". 

Il libro della Berrino è avvincente perchè si ha voglia di conoscerne il finale. Questa pubblicazione parla alla testa e al cuore, sembra aspettare e seguire il lettore in un discorso sempre aperto. L'autrice sottolinea responsabilità e miserie. In qualità di docente ritiene che ai giovani siano necessarie speranze e strumenti. "Scrivere libri implica la responsabilità di costruire una via, una traccia da seguire – dice la Berrino In tal senso ha voluto rileggere una vicenda consegnandola a chi deve governare". Libro e mostra raccontano non solo la storia di un insediamento umano, ma anche l'evoluzione sociale ed economica di una comunità rurale.

“Sostenendo questa duplice iniziativa – ha spiegato il presidente della CdC di Bari Alessandro Ambrosiabbiamo voluto riconoscere il valore di una importantissima esperienza architettonica e storica che costituisce un tratto inequivocabile del paesaggio rurale barese e pugliese. Un paesaggio che grazie ai trulli ha acquisito nella storia una forte rilevanza identitaria, e non a caso le cupole e i pinnacoli dei trulli ricorrono frequentemente nella rappresentazione della Puglia turistica. I trulli sono eccellenze territoriali e quindi vanno promossi e valorizzati con il massimo impegno".
 

I trulli di Alberobello. Oltre cent'anni di tutela e di turismo Camera di Commercio di Bari, dal 15 al 22 giugno 2012

Annunziata Berrino, I trulli di Alberobello. Un secolo di tutela e turismo, ed. Il Mulino

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