Cocaina nello stomaco dalla Colombia all'Italia: 6 arresti

Sgominato dalla Dda e dalla Questura una cellula barese del traffico internazionale di droga

Cronaca
Bari venerdì 18 novembre 2011
di Nicola Andrisani
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'Corrieri umani' per trasportare la droga dalla Colombia all'Italia, passando per l'Olanda. 'Postini' di professione che per 3-4 mila euro ingoiavano ovuli di cocaina per eludere i controlli delle forze dell'ordine e giungere a destinazione, immettendo grandi quantità di sostanze stupefacenti nel mercato 'all'ingrosso' a completa disposizione dei clan baresi avidi di accaparrarsi le partite di droga al prezzo più alto.

La Dda e la Questura di Bari, in collaborazione con la polizia olandese e colombiana, hanno sgominato un presunto gruppo criminoso dedito allo spaccio internazionale di sostanze stupefacenti. Sei le persone arrestate nell'ambito dell'operazione denomiata Bodypack (letteralmente 'pacco umano'): Emilio Fabio Anastasia, 44 anni, ritenuto colui che dirigeva le operazioni del gruppo, Claudio Lubisco, 45 anni, Nicola Caralto, 41 anni, Vito Catalano, 42 anni, Francesco Bitetto, 50 anni, attualmente detenuto in Colombia e il dominicano 35 enne Humberto Alexander Alcantara, arrestato dalla polizia olandese.

Secono il procuratore di Bari, Antonio Laudati, il gruppo avrebbe operato a un livello intermedio della catena dei traffici di droga. Avrebbero acquistato la coca purissima dai più importanti cartelli colombiani di Medellin e Bogotà, quindi, attraverso l'utilizzo, altamente rischioso ma ampiamente adoperato, dei corrieri con gli ovuli nello stomaco, avrebbero trasportato la droga dapprima in Europa, in alcune basi logistiche in Olanda (ma anche in Belgio), per poi transitare indenni dai controlli nell'aeroporto di Fiumicino a Roma, mettendola poi a disposizione per i clan baresi.

Un'attività estremamente redditizia con un rapporto di guadagno triplicato ad ogni operazione. Non solo cocaina, ma anche hashish ed eroina, merce sempre più richiesta dal ricco mercato barese che, per Laudati "rappresenta l'attività criminosa più redditizia della zona, anche più delle estorsioni".

Le indagini sono durate circa 6 mesi e si sono avvalse anche della collaborazione dei servizi d'intelligence. Il gruppo, secondo gli inquirenti coordinato dal pm della Dda Patrizia Rautiis, avrebbe avuto una base logistica nel centro di Bari, in un appartamento intestato a prestanome. Era formato da individui scaltri e con grnade dimestichezza nelle lingue e nelle trattative. Successivamente, sentendosi alle calcagna alcuni degli arrestati avrebbero cominciato ad utilizzare delle 'basi' temporanee in automobili e mezzi, per sfuggire più velocemente alle forze dell'ordine. Tentativo mal riuscito, anche perchè due degli arrestati sono stati sorpresi proprio mentre stavano portando la droga in Puglia, con 1kg e mezzo di droga in corpo.

Per il procuratore Laudati si è andati a intervenire al secondo livello del meccanismo, quello che sege immediamante ai cratelli, ma precede la vendita diretta delle associazioni criminali, "i cui addetti sono per lo più sconosciuti a chi opera nel 1° e nel 3° gradino, per evitare che vengano svelati dai collaboratori di giustizia" rendendo in questo modo le indagini più difficili. La differenza però l'ha fatta, sempre secondo il procuratore, assieme al grande lavoro della "nuova" Dda di Bari, "la sinergia internazionale tra gli inquirenti".
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