Il fatto e la reazione

Cassano indagato. Fratelli d'Italia: «Mozione per bloccare le 236 assunzioni a tempo e interinali»

Al centro dell'inchiesta della Guardia di Finanza c'è il fallimento dell'azienda Work Sistem, che gestiva un deposito franco doganale nel porto di Bari, di cui Cassano è stato amministratore dal 2002 al 2008

Cronaca
Bari venerdì 22 gennaio 2021
di La Redazione
Massimo Cassano
Massimo Cassano © n.c

C'è una bancarotta da 8 milioni di euro tramite la società Work Sistem, che gestiva un deposito franco doganale nel porto di Bari, dietro l'avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Procura di Bari a Massimo Cassano, direttore dell'Arpal (l'Agenzia regionale per le politiche del lavoro).

La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

Sono cinque le persone finite al centro dell'inchiesta condotta dalla guardia di finanza e coordinata dal pm Giuseppe Dentamaro. Tra loro c'è anche il liquidatore della Work Sistem, Francesco Noviello, accusato di bancarotta per distrazione.

I presunti illeciti riguarderebbero il mancato pagamento dell'Iva per diversi anni da parte della società, di cui Cassano è stato amministratore dal 2002 al 2008.  I reati contestati dalla Procura di Bari riguardano esclusivamente la sua attività imprenditoriale.

«L'audizione dell’altro ieri in Commissione del direttore generale dell’ARPAL - scrivono intanto in una nota i consiglieri regionale di Fratelli d'Italia -  ci ha ancora più convinti che le nostre critiche non nascono da pregiudizi politici, ma da presupposti concreti. Per questo presenteremo in Consiglio regionale una mozione perché vengano bloccate le 236 assunzioni a tempo e interinali, non essendovi più l'urgenza, visto che il bando risale a giugno scorso, e - in attesa del maxi-concorso per oltre 1.000 persone - il personale necessario per il funzionamento dei Centri per l’Impiego può (così come prevede la legge!) essere assunto attraverso lo scorrimento delle graduatorie concorsuali negli enti locali».

«La notizia dell’indagine per bancarotta fraudolenta  - continua Fratelli d'Italia - che vede lo stesso Cassano indagato ci trova garantisti come sempre: noi non useremo mai un’indagine penale per chiedere le dimissioni del direttore generale Arpal. Per la verità, questo è ciò che il presidente Emiliano ha fatto nella passata legislatura più volte, chiedendo e ottenendo le dimissioni dei suoi assessori se indagati. E francamente, ci sembra assordante il silenzio dei cinque consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle: per molto meno hanno gridato allo scandalo, oggi stanno zitti. Forse è il prezzo che si paga quando si fanno accordi di poltrone: tuttavia ci appare strano che mentre ieri, a Roma, i grillini di governo prendevano sdegnati le distanze dall’indagato Lorenzo Cesa, oggi a Bari non seguano la stessa linea con l’indagato Cassano».

«Noi di Fratelli d’Italia, coerentemente, abbiamo contestato e continuiamo a contestare la nomina di Cassano prima come commissario straordinario dell’agenzia del lavoro (illegittima perché non prevista dalla legge istitutiva) e ora come direttore generale (convinti che, su basi oggettive, altri curricula presentati per il ruolo hanno più titoli). Da tempo denunciamo il mercimonio politico che sta alla base di ogni attività posta in essere da Cassano con la ‘benedizione’ del presidente Michele Emiliano. Senza mezzi termini abbiamo più volte evidenziato che la sua nomina è di natura politica e non tecnica, e ricompensa l’apporto elettorale di Cassano a Emiliano con la lista Popolari con Emiliano. Aver ridotto il LAVORO, in momento di crisi come questo, a un affaire politico è stato e continua ad essere davvero una delle pagine più brutte della politica pugliese».

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