La festa più amata dell'anno ha un percorso millenario

Natale: un po' di storia

Ripercorriamo il lungo cammino che dal Dies Natalis del sole mai sconfitto porta all'attuale follia consumista

Attualità
Bari domenica 24 dicembre 2006
di Chiara Divella
Felice e sereno Natale da tutti noi apine e apini di barilive.it
Felice e sereno Natale da tutti noi apine e apini di barilive.it © BariLive.it

Il Natale è sicuramente la festa più bella e più amata dell’anno, durante la quale ci si ritrova volentieri, si passa più tempo con i familiari, si è più disposti al sorriso e alla bontà. Ma si tratta di una festività nata assieme al cristianesimo o che ha radici più antiche? La notte più lunga dell’anno e il giorno più corto sono solo un fenomeno astronomico e religioso o anche qualcosa di più? Il 25 dicembre era una grande festa per numerosi popoli abbracciati dall'Impero Romano: nel culto di Dioniso era il giorno consacrato alla benedizione delle acque e dei fiumi, mentre ad Alessandria si commemorava la nascita di Aion da parte di una vergine; sempre in quel giorno gli Egiziani dicevano che le acque del Nilo si trasformassero in vino e festeggiavano la nascita del dio-Sole, partorito dalla dea-vergine (Horo partorito da Iside in Egitto, Thammuz partorito da Mylitta, o Ishtar, nelle religioni iranico-caldee). Questa tradizione era giunta fino a Roma nella forma del culto di Mitra ed era entrata nelle abitudini dei romani.

Tanto che nel terzo secolo l'imperatore Aureliano (270-275) aveva introdotto la festa del Dies Natalis Solis Invicti (giorno Natale del Sole Invitto) e aveva deciso che sarebbe stata festeggiata il 25 Dicembre, data simbolica che si riferisce al solstizio d’inverno, quando torna il sole e le giornate si allungano. Plinio il Vecchio riferisce che durante questa festa si confezionavano le sacre e antiche frittelle natalizie di farinati, quindi l'usanza di consumare a Natale dolci preparati con la farina potrebbe risalire addirittura agli antichi romani!
Tornando ai culti solari, essi ebbero in questo periodo grande diffusione, in particolar modo quello di Mitra che, nell'età appena precedente l'era cristiana, divenne la religione più popolare. Il mistero mitriaco aveva così tante analogie con quello cristiano che con la sua moralità e spiritualità poteva frenare, se non arrestare, la diffusione del vangelo. Questo creò qualche difficoltà alla nuova religione, tanto che la Chiesa pensò di celebrare nello stesso giorno il Natale del Cristo come vero sole.

Fu Costantino, nel 320 d. C., a trasformare la festa del Sol Invictus in festa cristiana, fissando la data del Natale al 25 dicembre. Lo stesso imperatore, già dieci anni prima, aveva mutato il Dies Solis (giorno del sole) in Dies Domini (giorno del Signore), termine da cui è derivato il nome “Domenica”. Invece nei paesi anglosassoni rimase la denominazione pagana che esiste tutt’oggi in Gran Bretagna e in Germania, dove la domenica è chiamata Sunday e Sonntag, cioè giorno del sole. Nel 337 papa Giulio I ufficializzò la data del Natale della Chiesa Cattolica, che iniziò a festeggiarlo solo nel 395 con l’imperatore Onorio. Le comunità cristiane di Armenia e Siria respinsero questa scelta perchè consideravano il 25 giornata di festa pagana e continuarono a celebrare la nascita di Gesù il 6 Gennaio, secondo una tradizione propria di tutto l’Oriente cristiano già dal III secolo.

Gli echi di questa “battaglia” tra cristianesimo e paganesimo viaggiano attraverso i secoli successivi, fino ad arrivare all’età moderna: nel 1583 la festa del Natale fu proibita in Scozia perché considerata pagana. Allo stesso modo in Inghilterra gli ambienti puritani, all’epoca di Cromwell, imposero la soppressione della celebrazione del Natale, che fu ripristinata solo nel 1660.

Prima che la religione pagana fosse bandita, dal 17 al 23 Dicembre nell’antica Roma si festeggiavano i Saturnali. In quei giorni agli schiavi era concessa la massima libertà, e questo caos ricordava l’età dell’Oro su cui aveva dominato Saturno. Il primo giorno dei Saturnali, il 17 Dicembre, veniva eletto un rex Saturnaliorum, figura che dirigeva la frenesia della festa e rappresentava la parodia del sovrano.

Un’eco di queste sopravvivenze pagane la ritroviamo nella tradizione relativa al 6 dicembre e diffusa in tutta Europa per cui, in quella data, i seminaristi eleggevano nei loro seminari un vescovello che, con i suoi cappellani, organizzava una cerimonia goliardica in Chiesa. Dopo aver impartito le benedizioni come se fosse un vescovo vero, preti e seminaristi mascherati si lanciavano in scherzi e parodie, cantavano canzoni sconce, saltavano in Chiesa. La Chiesa riuscì a sradicare questa tradizione solo nel XV secolo. Al Natale seguivano tutta una serie di feste dedicate a Giano e a Strenia, quest’ultima dea della salute e della felicità, della quale i romani invocavano la protezione all’inizio dell’anno. Durante queste feste ci si scambiava regali, ma anche ramoscelli di olivo e di alloro, come augurio di un anno prospero e fortunato. Quei doni vennero chiamati strenae (strenne) in onore della dea, definizione sopravvissuta fino ai nostri giorni.

La strenna è dunque l'antenata, per così dire, dei regali di Natale, così come l’albero, che oggi molti preferiscono al presepe, anticamente riconduceva all’idea della vegetazione che si rigenera, del rinnovamento della giovinezza, dell’immortalità. Nell’antico Egitto era considerato albero della natività, sotto il quale era nato il dio Biblios, mentre in  Grecia gli Ateniesi, devoti a Dioniso, erano soliti appendere agli alberi, al posto dei classici addobbi di Natale, coppe e fiaschi per dissetare i viandanti. Anche presso i popoli germanici era diffusa l’usanza di adornare un abete, mentre nell’antica Roma, durante i Saturnali, le case erano ornate con fogliame di alberi. L'abete sempreverde era considerato simbolo di vita e di nascita e, in occasione della festa del solstizio d'inverno, veniva ornato di ghirlande per celebrare il ritorno del sole e la rinascita della natura. L'adorazione dell'albero è di tradizione nordica e la chiesa l'accolse intorno all'anno mille come simbolo del Paradiso terrestre per ricordare la nascita del Salvatore. L'albero di Natale nella mitologia scandinava è quell'albero del Mondo la cui cima era coronata da una nube, dispensatore di rugiada benefica e che, sempre verde, si ergeva sopra la fontana di Urda.

L’albero è diventato il simbolo del Natale e intorno alla sua origine sono nate molte leggende. Una di queste racconta che in una fredda notte di Natale un povero boscaiolo stava ritornando a casa. All'improvviso si fermò, incantato da uno spettacolo meraviglioso: tantissime stelle brillavano attraverso i rami di un abete carico di neve. Per spiegare alla moglie quello che aveva visto, il boscaiolo tagliò un piccolo abete, lo portò a casa e lo ornò di candeline e di festoni per riprodurre le stelle e la neve. Secondo altri l’inventore dell’albero di Natale sarebbe stato Martin Lutero che, viaggiando verso Wittenberg in una fredda notte di vigilia, notò gli alberi ghiacciati che scintillavano alla luce della luna e delle stelle. Quando arrivò a destinazione volle ricreare quella bella atmosfera e adornò un abete con delle candeline.
Tra le altre piante simbolo del Natale e cariche di antichi significati, quella più ricercata è il vischio, perché è anche la più rara. Dal momento che non affonda le sue radici nella terra, ma vive in modo aereo (in realtà è una pianta parassita, che vive cioè a scapito di un'altra pianta), gli antichi le attribuirono virtù curative. L'agrifoglio e il pungitopo sono ritenuti dalla tradizione cristiana come piante resistenti al male grazie alle loro foglie dure e spinose. Le loro bacche sono così divenute il simbolo del Natale. Il ginepro, invece, secondo la tradizione, avrebbe protetto Maria mentre era in fuga dai soldati di re Erode e sarebbe anche la pianta il cui legno venne usato per fabbricare la croce di Gesù. Nell'antichità si riteneva che le sue bacche avessero il potere di risparmiare gli uomini dai morsi dei serpenti. Essendo poi il serpente simbolo del demonio, al ginepro venne attribuito anche il potere di tenere lontano dall'uomo il male e il peccato.
Una figura che viene subito alla mente pensando al Natale, è certamente quella di Babbo Natale, panciuto nonno con la barba bianca che durante la notte fa visita ai bambini per portar loro i doni che desiderano.
Ma la figura di Babbo Natale è frutto di diverse stratificazioni ed è più recente di quanto si possa credere. Si tratta, infatti, di una rivisitazione del mito di San Nicola, compiuta dalla cultura americana nei primi decenni del Novecento, anche se dietro tutto questo movimento "recente" si riconosce l'antica figura del vegliardo Saturno portatore di doni ai bambini romani.
San Nicola (270-310 d.C.), vescovo della città asiatica di Myra (nell'attuale Turchia), è ricordato nella tradizione cristiana come un uomo anziano, molto giusto, santo protettore dei bambini.
Nel giorno della sua festa, celebrata il 6 gennaio (giorno della sua morte), nell'antichità i bambini bravi ricevevano dei doni che si diceva fossero portati dal santo stesso.
Questa tradizione si diffuse molto nel Nord Europa, e prese piede in Olanda, dove il santo era chiamato Sinter Klaas (San Nicola). Con l'emigrazione di molti olandesi nel Nuovo Mondo, la festa pian piano si diffuse in tutti gli Stati Uniti, divenendo la festa di Santa Claus (da Sinter Klaas).
Santa Claus perse molti dei tratti severi di San Nicola, e si trasformò in un buon uomo, vestito con abiti da vescovo che distribuiva doni durante la notte del 24 dicembre, e non più il 6 gennaio.
Nel 1823, poi, uno scrittore americano, Clement C. Moore, decise di raccogliere tutte le leggende e le tradizioni legate alla figura di Santa Claus in un libro, in cui tratteggiava questo personaggio come un piccolo elfo curioso che passava attraverso i caminetti e che giungeva nelle case grazie alla sua slitta volante tirata da otto renne.
Questo libro, che ebbe una grandissima diffusione mondiale, influenzò molto l'immagine che i bambini avevano di Santa Claus, ma soprattutto contribuì a diffonderne la credenza anche in Europa.
L'origine vera e propria del Babbo Natale, come lo conosciamo noi, è però ancora posteriore, ed è dovuta al caricaturista americano Thomas Nast, che nel 1860 illustrò una vignetta su un giornale americano, disegnando Babbo Natale come un uomo (e non più un elfo), vestito di rosso con un vestito bordato di pelliccia bianca e con i pantaloni tenuti da una grossa cintura di pelle nera, che vive al polo Nord.
Quest'immagine piacque molto alla Coca Cola Company, che decise di utilizzarla per le sue campagne pubblicitarie in tutto il mondo.

Così facendo la Coca Cola contribuì enormemente a diffondere l'immagine di Babbo Natale che noi conosciamo fin da bambini: il simpatico vecchietto, con le guance rosa, la panciona, gli stivali neri e la lunga barba bianca.
Col passare del tempo si diffuse anche l'idea che Babbo Natale potesse esaudire i desideri dei bambini, portando loro ciò che piùdesideravano, grazie alle lettere che questi gli avrebbero scritto.
Nel 1974 tre impiegati delle poste canadesi di Montreal, avendo notato la grande massa di lettere che arrivavano ogni anno per Babbo Natale, decisero di rispondere alle centinaia di bambini, dando vita alla vera e propria Posta di Babbo Natale.
L'anno successivo ricevettero ancora più lettere, e poi sempre di più, tanto che nel 1983, le poste canadesi hanno indetto un servizio di posta speciale solo per Santa Claus (Babbo Natale), in cui il codice di avviamento postale è HOH OHO!
Per “par condicio” non possiamo non accennare ad un altro personaggio la cui storia, però, è molto meno conosciuta: la befana. Se Babbo Natale ha un aspetto rassicurante e bonario e un’origine religiosa, la befana rimanda ad una figura che, dall’antica Roma fino all’età moderna, ha sempre connotato una realtà pagana. E’legata non tanto alla dea Strenia, come molti pensano, quanto a Diana e al culto della fertilità. Nell’antichità e soprattutto nel medioevo si pensava che nelle dodici notti magiche fra il 25 Dicembre e il 6 Gennaio sui campi seminati avvenissero voli notturni di inquietanti figure femminili, che avevano una funzione propiziatoria per il raccolto dei mesi successivi. La scopa, che la befana cavalca per portare dolci e doni, ricorda questi riti propiziatori della fertilità, così come il carbone che deriverebbe dalla combustione del legno durante i riti sacri. Secondo altri, invece, richiamerebbe l’inferno, luogo dove le streghe vivono. Fu la condanna della Chiesa che trasformò queste figure in streghe, entità maligne. In molte zone d’Europa e anche in Italia, soprattutto al sud, il 6 Gennaio si usa tuttora bruciare un fantoccio, rito finalizzato a scacciare il male e le presenze ostili.

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