Finire il lavoro iniziato: la cosa più dura da sciogliere è la sanità

Vendola in dieci punti: programma di alto governo

Con Luciana Sbarbati il governatore uscente presenta le cose da fare nei prossimi cinque anni

Politica
Bari mercoledì 17 marzo 2010
di Antonella Ardito
© Antonella Ardito
Nichi Vendola è un fiume in piena: non lo fermano le ore di sonno perse, i comizi in piazza, gli attacchi berlusconiani fatti dai ministri del governo centrale. A Bari con Luciana Sbarbati, leader dei Repubblicani Europei il governatore uscente squaderna nel suo Dopofabbrica gli interventi da attuare in caso di conferma alla guida della Regione Puglia, non prima però di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe: “Il Federalismo dall’immaginazione sociologica di Carlo Cattaneo e di Altiero Spinelli è arrivata alle ronde pagane. Se il pensiero politico si acconcia così è una povertà. Io intanto provo sentimenti di tenerezza nei confronti di Nicola De Bartolomeo: c’è un andamento cimiteriale da quella parte e il ministro Sacconi si è rivolto con atteggiamento lividoso nei miei confronti, dopo aver stracciato l'articolo 18. Oggi il povero De Bartolomeo che si accompagna al povero Palese ed è solo una provocazione ricordare la necessità di combustibili fossili. Promettono 100 mila posti di lavoro? Per fortuna i cittadini pugliesi possono fare le comparazioni”. “Nicola – ricorda Vendola rivolgendosi a De Bartolomeo - la Puglia oggi ha una disoccupazione all'11.5%. Senza la crisi saremmo sotto il 10%, ed è il nostro obiettivo per la prossima legislatura”.

“Sulla strada della green economy vogliamo andare avanti – ha continuato il governatore uscente - ci sarà lavoro nella produzione delle energie rinnovabili, per i ragazzi che nella migliore delle ipotesi andavano a fare i supplenti nelle scuole del nord, ora non possono fare neppure quello.
La sfida del prossimo anno è ottimizzare la trasmissione, far partire i Pirp, investire sulla geotermia e sul trasporto urbano ecosostenibile”. Vendola paragona gli 80 milioni di euro investiti nel quinquennio 2000-2005 con l’1,7 miliardi di euro investiti sul tema del l'innovazione: “Quella è la chiave per aprire la porta all'occupazione stabile. La nostra regione è coperta al97% dalla banda larga, ma dobbiamo arrivare al 100% perché serve non solo per la pubblica amministrazione ma a garantire trasparenza e velocità delle risposte”.

Sul tema del lavoro Nichi Vendola si infervora: “Noi vogliamo il lavoro della bellezza, non del carbone. Abbiamo 800 milioni di euro messi in campo a tutela del lavoro. Abbiamo fatto una barriera protettiva. Adelchi a Tricase è passata da 6 mila occupati a 700 occupati: noi a loro soldi non ne diamo perché non si può con i nostri soldi andare a costruire lontano dalla Puglia. I nostri distretti produttivi sono nuovi, noi non abbiamo discriminato, abbiamo detto alle imprese di organizzarsi per filiere produttive. Sull’agricoltura, non ripeterò la polemica con quel buontempone leghista che ci ha sbeffeggiati, purtroppo non ci sono ministri meridionali e ministri pugliesi, o perlomeno non difendono la Puglia a Roma: noi abbiamo puntato sulle nostre cose antiche, sulle nostre cantine: servono filiere di eccellenze e di qualità, spingiamo i nostri prodotti a raccontarsi. Abbiamo poi destinato 134 milioni di euro ad 11 mila aziende artigiane attraverso Artigiancassa: sono donne e sono giovani ecosì possono accedere al sistema di impresa. Agli albergatori di Puglia abbiamo detto si agli incentivi se si migliorano i servizi ricettivi. Il mio auspicio è dare sostegno al turismo del pellegrino: ha diritto di essere liberato dal mordi e fuggi, ispiriamoci alla Galizia e al santuario di Compostella”. Vendola poi sottolinea che l’unica cosa che vuole privatizzare è il sistema fieristico: “Il pubblico non deve impicciarsi della capacità mercantile, io voglio la privatizzazione delle fiere”. Vendola in chiusura ricorda il suo modus operandi: “Abbiamo governato con il contributo dei cittadini, ascoltandoli per il piano della salute come per i Principi Attivi; il nostro è il governo dell’azione concertata con il popolo, con il quale il dialogo deve essere sempre costante, non sono cose che si improvvisano in campagna elettorale”.