La provincia degli anni '60 schiava del pregiudizio: poco è cambiato

L'Uomo Nero, il Rubini che si guarda dentro

Presentato a Bari il film girato interamente in Puglia dal regista di Grumo Appula

Cultura
Bari venerdì 04 dicembre 2009
di Antonella Ardito
© n.c.
E' L'Uomo nero che non fa paura, che fa riflettere, ridere e anche piangere. La decima opera filmica di Sergio Rubini è una commedia dolceamara e onirica. Ieri il regista accompagnato da buona parte del cast (Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Nicola Signorile, Mariolina De Fano e il piccolo Guido Giaquinto) ha incontrato la stampa barese nel tour promozionale del film. Cooprodotto da Bianca Film e Rai Cinema con un largo supporto dell'Apulia film Commission, l'ultima fatica del regista-attore di Grumo Appula viaggia tra la luce accecante del lungomare Nazario Sauro di Bari e le bianche chianche di Mesagne ed è segnata dal binari delle Fal: su un treno d'epoca rimesso a nuovo nelle officine delle Ferrovie Appulo Lucane viaggiano ricordi e aspirazioni, quelle di Gabriele Rossetti, ormai adulto che ritorna in paese per vedere il padre morire e quelle di Ernesto Rossetti, suo padre, capostazione con la passione per la pittura. Del film si è detto tanto e bene, e Rubini è convinto di aver centrato il suo obiettivo: “Volevo fare una commedia di accezione balzachiana. L'uomo nero è ciò che fa paura ai bambini e che non ha volto – ricorda Rubini – ma può essere secondo me l'esatto opposto”. Il piccolo Gabriele, interpretato da Guido Giaquinto, “che è stato la vera nervatura del film – sottolinea Rubini commentando la vivacità del giovanissimo attore - è un bimbo che vorrebbe tutto intellegibile, che si tiene tutto dentro e poi scoppia nel pianto dirotto quando vede lo zio andare via in matrimonio”. Un bimbo che sotto il tavolo dove giace la torta del suo ottavo compleanno, durante il quale il padre da di matto contro tutti e distrugge i suoi quadri tranne uno non fa altro che ripetere “io non voglio essere come mio padre”. Ci vorrà la morte per riunire padre e figlio: “Questo è un film sui sogni, di come l'uomo qualunque prova ad affrancarsi, pinocchiesco grazie anche alle musiche di Nicola Piovani che ho conosciuto quando lavoravo con Fellini. Io racconto di uno strappo con la terra madre, per me è normale farlo nei miei film”.
Ernesto Rossetti (nessuna volontà cercata di paragonarsi ai pre Raffaelliti secondo Rubini) non dipinge più dopo la seconda pubblica bocciatura dei notabili del paesello: le trenta righe promesse da un professore di francese (Vito Signorile) che ha la presunzione di fare il critico d'arte sulla Gazzetta del Mezzogiorno sono una mazzata all'orgoglio che mette a nudo le fragilità dell'uomo. Durante la festa di compleanno di suo figlio, Ernesto presenta nuovamente la sua interpretazione di Paul Cezanne con la bombetta e capisce alla nuova stroncatura di Venusio che il pregiudizio è un male inestirpabile. Maledice suo padre che lo ha voluto ferroviere invece di fargli studiare arte ma da quel momento inizia la sua vendetta: “Tacendo un segreto che solo il direttore del Museo dove ha passato intere giornate per lavorare sull'autoritratto riesce a scoprire in punto di morte – conclude Rubini – Ernesto dimostra a suo figlio di avere le palle”. Gabriele scoprirà una verità sorprendente e tornerà ad amare il padre in pienezza e oltre la tomba. E lo scopre grazie ad una C di Capostazione.
Rubini ne L'Uomo nero dipinge una “provincia del sud che tutto trattiene”, con un tratto spesso che comprende più dialetti di Puglia ma che prova, come sottolineato da Valeria Golino, a parlare un meridionalese. Per la brava attrice napoletana, impegnata nel film ad essere moglie, madre, professoressa è stato facile con Mariolina De Fano e Riccardo Scamarcio trovare la lingua. Ruolo delicato il suo che completa le fragilità di Ernesto, a volte le subisce, altre volte le combatte. Per Scamarcio, che ringrazia Rubini per il nuovo ruolo, leggero e scanzonato, ci si attende una prova di maturità. Divertenti e completamente calati nella parte Maurizio Micheli, Mariolina De Fano e Vito Signorile.
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I commenti degli utenti
  • zagreo555 ha scritto il 04 dicembre 2009 alle 13:11 :

    Grazie, Antonella per l'assaggio in anteprima: hai stuzzicato in me il desiderio di vederlo. Grazie di nuovo! Rispondi a zagreo555