Liff, nessuna crisi nella settima edizione

Mimmo Mongelli stila il bilancio della rassegna e bacchetta le istituzioni

Cultura
Bari mercoledì 18 novembre 2009
di Antonella Ardito
© n.c.

E' un atto di richiesta di riflessione e chiarezza e non un atto d'accusa quello che Mimmo Mongelli, direttore artistico del Levante International Film Festival ha voluto fare nel pomeriggio di ieri in sala Murat. Dell'allestimento a sala cinematografica resta solo il tappeto firmato Made in Carcere: ma è forte il senso di amarezza per il mancato interesse istituzionale alla rassegna: "Quando si usano i soldi pubblici è giusto rendicontarli a tutta la cittadinanza. Abbiamo creato un evento che ha permesso a Bari di essere al centro del mondo e di portare Bari nel mondo - ha sottolineato Mongelli (vedi ampia nota a lato) - mentre sempre a Bari accade che ci sia un Apulia Film Commission che destina soldi in maniera discrezionale. Una fondazione di diritto privato che usa soldi pubblici per festival senza storia. Io inzio a lavorare a marzo per avere un festival competitivo e interessante a novembre e nessuno, nemmeno Oscar Iarussi (presidente dell'Afc ndr) è venuto in mente di passare a vedere cosa stesse accandendo. Io ho stima immensa di lui e del suo lavoro di giornalista, ma dall'Afc c'è questo atteggiamento poco democratico". Mongelli non le manda a dire a Silvio Maselli, direttore dell'Afc, "al quale noi stiamo antipatici, chissà perché". Il nodo centrale è la diversità di trattamento che l'Afc usa con gli operatori baresi rispetto al barese di ritorno Felice Laudadio: i 900 mila euro destinati dall'assessorato al Mediterraneo Silvia Godelli al Bifest in programma a gennaio sono un tesoro rispetto all'elemosina di 43 mila euro destinati al Liff.

Stesso dicasi per la disparità di trattamento del Comune di Bari: 300 mila euro di contributo a Laudadio, 10 mila a Mongelli più altri duemila euro dell'assessorato ai servizi sociali. Completano il quadro delle sovvenzioni al Liff i 15 mila euro della Camera di Commercio, 10 mila euro dagli sponsor privati, altri 10 mila dallo sbigliettamento e tremila euro di contributo dalla IX circoscrizione. "Dalla Provincia attendiamo ancora la quantificazione della delibera e così arriveremmo a 93 mila euro di contributi per un festival che ha fatto parlare il mondo di Bari. Anche Muller (direttore del festival del cinema di Venezia, ospite la settimana scorsa di un pre-evento del Bifest alla facoltà di lettere) ha detto che è stata una gran cosa per Bari avere ospite la regista Malini Fonseka. Ma io ho speso 120 mila euro per realizzare la kermesse, gli altri 27 mila euro dovrò rimetterli di tasca mia. Ho avuto la fortuna di avere 30 ragazzi che hanno collaborato gratis per la realizzazione del Liff: se avessi dovuto pagarli non ce l'avrei mai fatta. Io li ringrazio per l'impegno e la passione e ringrazio l'assessorato regionale al turismo che ha contribuito con 48 mila euro. Non conosco la Terrevoli, so che loro hanno visto il progetto ed hanno capito quale importanza ha per veicolare Bari e la Puglia attraverso l'arte cinematografica a livello mondiale. Il prossimo passo saranno gli spin-off nelle altre città pugliesi ma anche una collaborazione con la Dreamworks per il cinema digitale: ricordo all'Apulia Film Commission che bisogna mettere a bando la realizzazione dell'accademia del cinema digitale a Mola di Bari". La diversità di trattamento tra Liff e Bifest Mimmo Mongelli però non la imputa solo all'Afc, "onnivora mostruosità istituzionale" ma anche a Silvia Godelli e a Michele Emiliano: "Quali sono le progettualità del settore cultura del Comune di Bari? La festa di capodanno e la sagra di san Nicola? Se è così andiamo male. A Nicola Laforgia si potevano muovere critiche certo, ma tutti sono concordi nel dire che Laforgia aveva una progettualità sugli eventi culturali. Non vorrei - conclude Mongelli - che la scelta di tenere per se la delega alla cultura da parte del sindaco sia l'antefatto per fare del Petruzzelli l'unico motore culturale della città. Così si rischia di ritornare indietro ai vecchi carrozzoni democristiani. E la cltura di certo non va avanti"

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