Secondo i due dirigenti il ritardo del giudice De Palo fu di poco superiore a nove mesi

Processo "Eclissi", pubblicate le motivazioni

Vito Caferra e Giovanni Leopardi ascoltati dalla Prima Commissione del Csm

Cronaca
Bari martedì 28 aprile 2009
di Antonio Scotti
© tribunale

Alla fine le motivazioni sono arrivate. Parliamo del processo “Eclissi”, al termine del quale furono condannate 150 persone appartenenti in buona parte ad alcuni clan malavitosi della città, tra cui quello degli Strisciuglio. A comunicarlo sono il presidente della Corte d’appello Vito Caferra e il presidente della sezione gip del Tribunale Giovanni Leopardi, entrambi ascoltati stamattina dalla Prima Commissione del Csm. Il mancato deposito delle motivazioni ha fatto scattare, il 15 aprile scorso, la scarcerazione di 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga.

Secondo quanto dichiarato dai due dirigenti al Csm, il ritardo accumulato dal giudice Anna Rosa De Palo è di poco superiore ai nove mesi. La sentenza di condanna fu emessa il 16 gennaio 2008 e le motivazioni avrebbero dovuto essere presentate entro il 16 luglio dell’anno scorso. Da quanto trapelato, pare che la De Palo, nell’aprile del 2008, avesse chiesto di essere alleviata dal lavoro giudiziario per potersi dedicare precipuamente al deposito delle motivazioni della sentenza del processo "Eclissi". Ma a quella richiesta, assicurano i due dirigenti, ha ottenuto solo un esonero parziale.

Da qualche mese Anna Rosa De Palo è presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, e nell’arco di questi 15 mesi nessuno è riuscito a depositare le motivazioni della sentenza di primo grado, il cui dispositivo è composto da 62 pagine. Il tempo è passato e così i tempi di custodia cautelare si sono esauriti. In realtà sembra che sia Caferra che Leopardi siano venuti a conoscenza del ritardo e del possibile rischio scarcerazioni soltanto il 12 febbraio scorso. Ossia quando la De Palo lasciò l’ufficio gup per assumere il nuovo incarico.
L’obiettivo della Prima commissione del Csm è fare in modo che episodi di questo genere non si ripetano mai più. Per questo si sta analizzando nel dettaglio l’organizzazione della macchina giudiziaria barese, cercando di capire come e dove poter intervenire. La valutazione sull’operato della De Palo sarà licenziata, invece, dal ministero della Giustizia e dal procuratore generale della Cassazione. Insieme dovranno decidere se nella condotta assunta dal giudice sia ravvisabile la violazione di alcune norme del codice deontologico della professione.

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