Il taglio del nastro

Verso il Museo archeologico. Inaugurati nuovi spazi a Santa Scolastica

Aperta al pubblico la sezione che espone reperti provenienti da scavi effettuati, anche in tempi recenti, in vari luoghi della città

Attualità
Bari sabato 13 ottobre 2018
di La Redazione
Decaro inaugura nuovi spazi nel Museo archeologico di Santa Scolastica
Decaro inaugura nuovi spazi nel Museo archeologico di Santa Scolastica © n.c.

Nella giornata di ieri, alla presenza del sindaco di Bari e metropolitano Antonio Decaro, del soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari Luigi La Rocca e dell’architetto Paola Diomede in rappresentanza della Regione Puglia, sono stati riaperti al pubblico i nuovi spazi museali allestiti nel complesso monumentale di Santa Scolastica nell’ambito dei lavori che restituiranno alla città il grande patrimonio archeologico della terra di Bari.

Grazie al completamento del restauro del portico e di alcuni ambienti dell’ex convento, sarà aperta al pubblico la sezione dedicata all’archeologia di Bari, che espone reperti provenienti da scavi effettuati, anche in tempi recenti, in vari luoghi della città.

L’intervento è stato possibile grazie a finanziamenti del Ministero per i Beni e le attività culturali e della Regione Puglia e precede di qualche mese l’apertura delle sezioni museali allestite al piano terreno e al primo piano di Santa Scolastica con i reperti delle collezioni provinciali.

I commenti
«Stasera restituiamo ai baresi un pezzo della storia di Bari - ha dichiarato il sindaco Decaro -. Questo non è solo un contenitore culturale riaperto alla fruizione del pubblico ma è anche un bene storico e architettonico che torna nella disponibilità dei cittadini e che forse in pochi conoscono, penso soprattutto alle giovani generazioni. Non a caso abbiamo voluto riaprire queste sale con un’esposizione dedicata esclusivamente alla città di Bari, composta da reperti frutto di ritrovamenti e indagini portate avanti proprio sul territorio cittadino. Riaprire al pubblico, nonostante l’operazione di restauro e riqualificazione continuerà al piano superiore, è stata una scelta di consapevolezza e di strategia, perché da un lato crediamo fortemente nel valore del nostro patrimonio storico, artistico e culturale e della sua capacità attrattiva e di coinvolgimento, dall’altro sappiamo che Bari non può più aspettare: ogni giorno centinaia di turisti, provenienti da ogni parte del mondo, attraversano i vicoli della città vecchia alla ricerca delle tracce della storia e dell’identità della nostra città. Il bastione e l’intero complesso di Santa Scolastica, con le collezioni di reperti archeologici che qui saranno esposte, sono una fedele e autentica testimonianza delle vestigia del nostro passato. Per questo vorrei ringraziare tutte le istituzioni e le persone che, con competenza professionale e scientifica, hanno lavorato a questo primo risultato, senza perdere di vista mai l’obiettivo, nonostante le difficoltà incontrate sul percorso. A tutti dico grazie a nome della nostra comunità per averci offerto la possibilità di essere qui stasera e di poter attraversare di nuovo i nostri luoghi e la nostra storia».

«L’apertura al pubblico di nuovi spazi museali all’interno del complesso monumentale di Santa Scolastica costituisce un ulteriore passo in direzione della restituzione alla città, con una veste profondamente rinnovata, del Museo Provinciale di Bari - ha affermato il soprintendente Luigi La Rocca -. Il completamento dei lavori di restauro del portico e di alcuni ambienti del convento ha consentito di aprire al pubblico la sezione dedicata all’Archeologia di Bari e di esporre, in alcuni casi per la prima volta, reperti archeologici di proprietà statale o già presenti nella collezione della città metropolitana, provenienti dagli scavi effettuati in diversi punti della città. Attraverso il materiale archeologico, ceramiche, oggetti in metallo, epigrafi, monili, corredi funerari, è possibile ripercorrere la storia millenaria della città, dal primo insediamento dell’età del Bronzo, collocato proprio sulla punta dell’attuale centro storico protesa verso il mare, fino al medioevo, ampiamente documentato dai reperti rinvenuti in diversi punti della città vecchia e, come detto, all’interno del convento, il cui palinsesto archeologico è stato lasciato, ove possibile, a vista. Completa il percorso un richiamo all’antico allestimento di cui sono testimonianza alcuni arredi completamente restaurati. È importante sottolineare ancora una volta l’importanza del lavoro in sinergia tra istituzioni diverse, in questo caso tra gli organi periferici del Ministero, Segretariato regionale e Soprintendenza per la Città metropolitana di Bari, e la Città metropolitana di Bari, ente proprietario e gestore del museo, anche alla luce del notevole impegno richiesto per un intervento nel quale l’aspetto museografico è solo parte di un più ampio progetto di recupero e funzionalizzazione di un monumento pluristratificato, che insieme al museo si intende restituire alla città. Così com’è importante sottolineare la professionalità, la competenza e la passione dei funzionari della Soprintendenza e del Segretariato, in particolare delle dott.sse Francesca Radina e Maria Rosaria Depalo, dell’arch. Francesco Longobardi e dei loro collaboratori, che da anni si adoperano alla realizzazione del progetto e che ne sono i veri protagonisti».

«Un traguardo importante per il Museo archeologico di Santa Scolastica che riapre alcune sale con particolare attenzione all’archeologia di Bari e alle vicende legate alla storia dell’Istituto museale - commenta Eugenia Vantaggiato, segretario regionale del Ministero dei beni culturali per la Puglia -. Si tratta di una prima restituzione alla fruizione di parte dello straordinario patrimonio archeologico conservato nei depositi del Museo. L’attenzione di tutte le istituzioni coinvolte, la Città metropolitana di Bari, il ministero, la Regione Puglia, dovrà essere rivolta al completamento del percorso espositivo e alla realizzazione di un progetto gestionale idoneo per una realtà culturale così importante per la città di Bari»

«Viene riconsegnato alla città capoluogo della Puglia uno dei beni simbolo della città di Bari per importanza storica, strategica e identitaria - sottolinea l’assessore regionale alla Cultura e alla Valorizzazione dei beni culturali, Loredana Capone -. Un bene che rappresenta le contaminazioni territoriali e la coralità dei soggetti che allo stesso sono direttamente o indirettamente collegati: l’Università degli Studi Aldo Moro; il Ministero dei Beni culturali; la Città metropolitana e la Regione. Ciascuno per ragioni diverse (proprietarie, di uso, di valorizzazione e di fruizione) ha contribuito al risultato che oggi viene portato alla evidenza della comunità territoriale. Una bella e buona prova di quella leale cooperazione che in Puglia ispira e guida i rapporti tra le pubbliche amministrazioni. Una bella e buona prova di una offerta ricca e composita che si completa con il teatro Margherita e il Mercato del Pesce; il teatro Kursaal; il teatro Piccinni; i giardini Isabella d’Aragona; la biblioteca di comunità Colibrì; la biblioteca di comunità Uniba; la polibri del Politecnico; l’auditorium Nino Rota; la Bari guest card; il concept store della sala Murat; la caserma Rossani. Credo che la sola elencazione dei beni del patrimonio sui quali siamo intervenuti restituisca di per sé la dimensione dell’intervento regionale, comunale e statale che con unità di intenti e di sentire restituisce vita ed anima al proprio patrimonio».

Alla cerimonia hanno partecipato anche la consigliera delegata ai Beni culturali della Città metropolitana, Francesca Pietroforte e l’assessore comunale alle Culture e Turismo, Silvio Maselli.

La scheda tecnica delle nuove sale
Il percorso di visita delle nuove sale del Museo archeologico di Santa Scolastica, allestite negli ambienti dell’omonimo monastero medievale, riprende le mosse dal bastione aragonese, con le stratificazioni plurisecolari che la ricerca archeologica ha evidenziato. In continuità con il palinsesto archeologico del bastione, la sezioneArcheologia di Bari”, allestita in un arioso ambiente porticato, scende nel dettaglio dei reperti attraverso una ricca selezione dei contesti archeologici più significativi che possono documentare per grandi tappe il percorso di formazione del centro antico dal villaggio alla città con le sue possenti cortine murarie. In un viaggio a ritroso nel tempo, dal Medioevo (1100) fino all’età del Bronzo (1800 a.C.), una lunga vetrina accoglie in sequenza, come in un’ideale stratigrafia, gli oggetti del quotidiano, con esemplari anche di pregio, e del rituale funerario.

Alcune epigrafi commemorative e funerarie medievali rimandano alle vicende del complesso monastico legate alle figure delle potenti e ricche badesse che lo governarono, una delle quali, Adriana Gerunda, effigiata sul coperchio di un sarcofago in pietra in esposizione (fig. 1).

Le scarne testimonianze della romana Barium, attestata da strutture residenziali ed edifici a carattere pubblico, sono state recentemente incrementate dal ritrovamento di parte di una domus in strada Annunziata che ha restituito, tra l’altro, uno splendido esemplare di bicchiere in vetro di produzione siro-fenicia databile ai secoli I-II (fig. 2). .Vengono inoltre esposte sei epigrafi funerarie di età romana imperiale con riferimenti alla società dell’epoca.

Di Bari peucezia, che nel IV secolo a.C. appare cinta da possenti mura, visibili nei cortili del monastero, ben documentate sono le necropoli. In esposizione una serie di corredi di età arcaica e classico-ellenistica (VI-IV a.C), tra cui spicca il corredo rinvenuto in piazza S.Pietro, nel 1912, da Michele Gervasio, direttore del Museo Archeologico di Bari, (fig.3). Un’ immagine ingrandita degli scavi in piazza S. Pietro, successivamente ripresi nel 1927, documenta l’interesse di tale area archeologica, parte integrante del percorso di visita del Museo. Una parte saliente dell’esposizione è dedicata alla documentazione del grande villaggio protostorico tra età del Bronzo (1800-1100 a.C.) ed età del Ferro (900-700 a.C.), che occupava la punta del promontorio dell’odierna Città vecchia. Viene in tal caso riproposta la ricostruzione della sequenza stratigrafica relativa, sulla base degli scavi nel monastero negli anni settanta, e della capanna dell’età del Bronzo rinvenuta a S. Maria del Buon Consiglio.

A seguire, in un lungo ambiente voltato che prospetta su uno dei cortili del monastero in cui affiorano preesistenze archeologiche dell’area, una mostra documentaria illustra i recenti lavori di ricerca e restauro, e propone immagini, arredi d’epoca e documenti dello storico Museo della Provincia di Bari.

La successiva sala “Vita nel Monastero” conserva a vista le emergenze archeologiche di fasi diverse. Ben evidenti sono alcuni pozzi, uno dei quali, riutilizzato come immondezzaio del monastero, ha restituito ceramiche da mensa di età rinascimentale, come un pregiato catino policromo (fig. 4), e di uso comune.

Sul fondo della sala, la vita nel monastero viene raccontata dalle immagini accattivanti di una swipe –story.


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