Il fatto

Si spegne a 78 anni Franco Cassano, sociologo del "Pensiero Meridiano"

L’accademico è morto stamattina, e la notizia è stata comunicata dalla moglie Luciana. Il cordoglio del sindaco Decaro a nome della città e di Emiliano

Attualità
Bari martedì 23 febbraio 2021
di La Redazione
Franco Cassano
Franco Cassano © n.c.

Si è spento  Franco Cassano, sociologo del "Pensiero Meridiano".

L’accademico è morto stamattina, e la notizia è stata comunicata dalla moglie Luciana. Era nato il 3 dicembre 1943 ad Ancona ed era da tempo malato.

Era stato fra i più giovani animatori della corrente di pensiero politico definita “école barisienne” con tra gli altri Beppe Vacca e Biagio De Giovanni, che negli anni Settanta rivoluzionò il dibattito nell’area del Pci.

Professore ordinario di Sociologia all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, era stato editorialista de l’Unità e l’Avvenire.

Tra le sue opere più note "Il pensiero meridiano" e "L'umiltà del male”, entrambi scritti per la Laterza, “Modernizzare stanca” (per il Mulino). 

Nel 2003 era stato il punto di riferimento dell’associazione “Città Plurale”, laboratorio di civismo dal quale a Bari erano nate le proposte politiche che accompagnarono il successo di Michele Emiliano come sindaco alle comunali del 2004 e di Nichi Vendola come governatore nel 2005.

E’ stato parlamentare per cinque anni (dal 2013 al 2018), eletto deputato nelle liste del Pd: alla Camera si dedicò alla politica internazionale, come componente della Commissione Esteri.

Il suo ultimo messaggio politico è stato un documento di sostegno alla candidatura di Michele Emiliano nelle regionali di settembre.

Il sindaco Antonio Decaro ha espresso stamattina cordoglio per la scomparsa dell'intellettuale barese.

Se c’è un intellettuale - ha detto Decaro - che negli ultimi trent’anni ha orientato il dibattito e il pensiero di generazioni di studenti e personalità della nostra terra, questo è Franco Cassano. Lui che ci ha insegnato a guardare il mare come la nostra più grande ricchezza, che ci ha ricordato che il confine è il luogo in cui “i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera” e che la lentezza è una chiave per la conoscenza.

Stamattina Franco Cassano ci ha lasciati orfani della sua intelligenza acuta e della sua preziosa leggerezza.

Con Franco se ne va un maestro straordinario, uno studioso, un accademico che ha saputo interpretare e rappresentare la sua terra, un uomo di sinistra, sempre di parte e mai fazioso, che come nessun altro ha rivoluzionato i paradigmi del racconto del Sud e dell’essere meridionali.

Alla sua famiglia va l’abbraccio di una intera città, che da oggi perde un punto di riferimento insostituibile”.

 

Cordoglio lo ha anche espresso con un lungo post il presidente Michele Emiliano.

«Dall’età di venti anni sino ad oggi - ha scritto il governatore della Puglia - Franco Cassano ha attraversato la mia vita privata, istituzionale e politica con severa discrezione e affetto. Lo incontravo nel portone del condominio dove entrambi abitavamo scambiando sorrisi dolcissimi ed emozioni man mano che la mia vita di adolescente progrediva verso l’età adulta.

Dalle note a margine dell’esame di sociologia giuridica, agli anni in cui mi incoraggiava con immensa solidarietà quando mi vedeva entrare ed uscire di casa circondato dalla scorta che piantonava me e le nostre case. Non sono mai del tutto entrato in confidenza con lui per il rispetto che nutrivo verso uno dei pochi Maestri della mia vita. Persino quando si è battuto nella Convenzione del Centrosinistra della città di Bari assieme a Cinzia Capano e ad altri per farmi candidare a sindaco di Bari, non ho mai avuto il coraggio di parlargli, piuttosto attendevo di sapere da lui, come sempre, se avesse rimproveri o suggerimenti da darmi.

Non ho sempre soddisfatto tutte le sue aspettative, ma sono consapevole che senza il loro durissimo lavoro per far emergere la sinistra e la città dalla sudditanza politica e psicologica verso la destra padrona di Bari, il mio percorso politico non si sarebbe mai realizzato. La nostra comune anima popolare, dovuta alle frequentazioni negate ad altri con l’anima dei quartieri di periferia, ci consentiva di scambiare punti di vista diversi e di accettare reciprocamente le contraddizioni in cui, per sperimentare e innovare, rischiavamo di cadere.

Sono stato segretario e presidente del PD che lo candidò al Parlamento e non sono mancati contrasti e incomprensioni. Ma la consapevolezza di lui, e per conseguenza di me stesso, non ci abbandonava mai, anche quando la vita politica ci allontanava. Piango la scomparsa di un amico al quale non ho mai avuto la forza di confidare, per pudore, quanto sia stato importante. Mi illudo oggi con rimpianto che egli ne fosse comunque consapevole.

Un grande intellettuale del Sud che a differenza di altri, ha tracciato una via che la politica ha realizzato, sia pure lasciandolo perennemente inquieto. Io e Nichi Vendola sappiamo quanto gli dobbiamo e quanto di lui abbiamo disatteso, nella convinzione di essere stati sempre fedeli alla nostra terra al di là dell’ossequio e della convenienza.

È stato un uomo che ha saputo leggere nel profondo la società e descriverne le opportunità. Le nostre vite sono cambiate rispondendo al suo appello, continuo, incessante, a realizzare una visione di bellezza, di amore verso il prossimo, di giustizia, di modernità senza dimenticare la Storia e la sua proiezione nella nostra anima.

Non a caso la sua e la mia isola preferita è Itaca, dove in nome dell’eroe più spregiudicato e moderno, abbiamo coltivato la pretesa di conservare attraverso il mare gli odori e le favole del Mediterraneo».

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