Ciak, si gira: Il "The Millionaire" italiano a Bari

"Il Sole Dentro" di Paolo Bianchini sostenuto da Apulia Film Commission

Cultura
Bari mercoledì 15 giugno 2011
di Luigi Fallacara
© Luana Martino

Ecco io non ricordo chi azzardò il paragone, forse è stato proprio Ettore Scola –supporter amichevole della sceneggiatura, n.d.r.–, però potremmo davvero definirlo il Millionaire italiano per la maniera in cui racconta un certo tipo di disagio”.

Con queste parole conclusive il canuto regista Paolo Bianchini ha congedato una flottiglia di attenti giornalisti presenti all'atipica conferenza stampa tenutasi ieri nella location di Baia San Giorgio, direttamente sul set cinematografico, in un’area attigua allo storico Camping dei baresi. L’ambiziosa pellicola presentata è “Il Sole Dentro”, una produzione L’Alveare in collaborazione con Rai Cinema che ringrazia il sostegno di Apulia Film Commission coadiuvata da Oz Film.

In verità un’ambizione che non risiede per nulla nell’altisonante paradigma del pluripremiato Oscar di Boyle suggerito da un orgoglioso regista. Piuttosto nel meritevole fine didascalico di un lungometraggio che non a caso ha ricevuto il riconoscimento di "Film di interesse culturale" dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali–Direzione Generale per il Cinema ed è stato patrocinato dall’UNICEF prim’ancora che dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Ministero degli Interni.

Credo in questo film dall’inizio”, aveva esordito il flemmatico giornalista romano Pietro De Gennaro, responsabile dell’ufficio stampa, prima di introdurre il parterre di contribuenti. Ci vogliamo credere seriamente anche noi. Una storia vera, toccante, datata 27 Luglio 1999. I giornali ne parlarono marginalmente: pochi trafiletti e poi il nulla. Il desiderio di sfuggire all’annullamento della dignità umana di due bambini della Guinea che rappresentano tanti altri loro coetanei ancora oggi costretti a percorrere numerosi chilometri a piedi per recarsi nell’unico posto in cui si possa sfruttare l’illuminazione: l’aeroporto. Il diritto allo studio, un vero e proprio bisogno primario. Una sete di conoscenza. Praticamente un lusso per chi non disponga di energia elettrica. Il sogno di Yaguine e Fodè, i due bambini guineani, la loro avventura, quella di tanti bambini africani con il medesimo destino segnato. “Alle loro Eccellenze, i membri e responsabili dell’Europa”, ecco i destinatari della lettera che viene ritrovata assieme ai loro corpi assiderati stipati nel vano del carrello di un volo diretto a Bruxelles, veicolo del loro viaggio della speranza, in cui chiedono umilmente aiuto per avere scuole, cibo, cure “come i vostri figli che voi amate come la vita”.

 La gioia e l’illusione di coronare un sogno come trama di un crossover che incrocia una storia raccontata sotto il segno di una terra promessa e di un pallone che intreccia la parabola di altri due adolescenti, Rocco e Thabo, anche loro delle vittime. Di quello scellerato atteggiamento che appartiene ad alcuni procuratori sportivi -anche italiani- sprezzantemente definiti “scafisti del calcio”. Un’altra storia. Quasi vera. Grazie a sentinelle-avvoltoi stanziati in lontane terre d’origine del sud Italia, del sud dell’Africa ovvero del sud del mondo, gli “schiavisti del calcio” si avvicinano alle famiglie di giovanissimi aspiranti atleti promettendo un futuro radioso in un qualsiasi ricco club d’Europa. Esigendo finanche il denaro per il viaggio che, probabilmente, nella quasi totalità dei casi, li condurrà sull’orlo della clandestinità o persino della criminalità. Ancora un tragico epilogo alla ricerca di un futuro migliore.

“Accoglienza” e “migrazione”, dunque, i temi caldi e attualissimi trattati da Paolo Bianchini nella suggestiva cornice barese de “Il Sole Dentro” definita con estrema competenza e pertinenza da Oscar Iarussi –presidente di Apulia Film Commission– “un set privilegiato così bello, a due passi dalla città”. Ma anche una frecciata alla scuola privata: "Udire ragazzi affermare: che m'importa di studiare. Penso a divertirmi, mi basta pagare! -dichiara amareggiato il regista Bianchini- mi provoca un atroce malessere fisico ripensando a storie simili a quelle di Yaguine e Fodè". Si allungano minacciosamente invadenti raggi solari e si surriscalda ulteriormente l’atmosfera. La linea del Sole (Fuori, stavolta) avanza creando un certo panico tra i giornalisti assiepati sotto un tendone che non riesce più a contenerli. Si parla della calorosa Puglia, testimone morale dei fenomeni di migrazione sin dagli anni ’40 che videro la genesi dell’Exodus verso Israele e Palestina. L’Assessore al Mediterraneo e al Turismo Silvia Godelli, dopo aver consegnato i saluti di Vendola, imprevista assenza di turno, non perde occasione per innescare una sottile polemica col governo, reo di “sciagurata malagestione” nei recentissimi fenomeni di sbarco a Lampedusa prima ancora che in terra nostra, e con l’Unione Europea, “colpevole di comportamento strutturalmente elusivo”. L’invito indeclinabile è quello di non smarrire la memoria, proprio nel ventennale dello sbarco degli albanesi a Bari in nome di quella “accoglienza” che si traduce in “condivisione”.

E’ il messaggio di questo film che parte direttamente da ragazzi e adolescenti africani. Solo partendo da loro c’è la speranza che venga raccolto e rilanciato”, afferma il direttore generale dell’UNICEF Roberto Salvan. Più caustica e severa Barbara Benedetti, coordinatrice nazionale del settore giovanile e scolastico della FIGC, “Gli adulti sono coatti. Sono lessi. Il nostro paese non avrà un futuro se non riesce a trasformare le proprie paure in avventure come fanno i giovanissimi”, commettendo probabilmente un lapsus freudiano allorchè lascia intendere che, in fondo, è la FIGC talvolta ad alimentare false speranze in giovani promesse provenienti da realtà disadattate. Profondamente spontanei ed emozionati i commenti rilasciati da Angela Finocchiaro e Diego Bianchi, tra gli interpreti principali del film: “Siamo noi a ringraziare la produzione. E’ un onore far parte del cast di una realizzazione così speciale”. “Io spero di non rovinarlo”, ha aggiunto la Finocchiaro suscitando ilarità in tutto l’uditorio.

Senza dubbio la testimonianza più convincente dell’onestà intellettuale e dell’encomiabile serietà del progetto “Il Sole Dentro” ci è stata resa, con l'esclusiva presenza fisica sul set, da Limane Koita e Damaye Tounkara. I veri genitori dei due bambini guineani che hanno ispirato la storia sviluppata in celluloide. Due signori dall’aspetto dignitoso e rassicurante in abiti tipici del proprio paese. “Una città che non dimenticheremo mai è Bari –ha dichiarato in francese con un filo di commozione il padre– I miei figli hanno una seconda patria dopo la Guinea.” Così lontana, come quel Nord che generalmente esercita il proprio potere sul Sud in Italia come nel resto del mondo, eppure così vicina, almeno nell’arco della durata di un film.

di Luigi Fallacara 

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