"Sulle tracce dei figli", manuale di sopravvivenza per genitori troppo buoni

Cultura
Bari venerdì 08 aprile 2011
di Ezio Tullo
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E’ una crociata contro gli “hai mangiato, a mamma?” oppure “dottore, mio figlio non mi mangia”. Ma non è solo una crociata contro i vocativi e i dativi. E’ un tentativo da parte del professore di Psicopedagogia delle differenze individuali, presso la facoltà di Scienze della Formazione all’Università di Bari, Saverio Abbruzzese, nonché psicoterapeuta, criminologo clinico, giudice onorario del Tribunale dei Minorenni, di debellare l’uso di atteggiamenti troppo permissivi, intimoriti o narcisistici da parte di un genitore verso il proprio figlio.

Una crociata, come asserisce l’autore, contro l’utilizzo di un linguaggio inutile per una comunicazione funzionale, pedagogica, contro tutti quegli stili educativi atti a provocare comportamenti inadeguati da parte dei ragazzi all’interno di ogni contesto sociale. Questo è il tema precipuo della presentazione del suo libro Sulle tracce dei figli (ed. la meridiana) avvenuta ieri all’interno del plesso Don Orione del IX Circolo Japigia1 di Bari. Presentazione coordinata dalla dirigente scolastica Patrizia Rossini.

Il libro, dal sottotitolo “inventato” dall’editore (manuale di sopravvivenza per genitori troppo buoni) che chiosa l’ironia che impera tra le pagine, non è affatto un manuale, checché se ne pensi a prima vista. E’ un discordo diretto che scrolla il silenzio dagli occhi del lettore e lo fa pensare. Un monologo che porta con sé i toni di un dialogo. Se il titolo evoca l’idea di un ritorno contemplativo su quello che è stato fino ad ora il nostro modo di “tirar su” i nostri figli, il sottotitolo, invece, annuncia implicitamente la speranza di poter cambiare le cose. Di essere sempre in tempo.

Sulle tracce dei figli non è solo un lavoro assertivo ma anche coinvolgente. La maniera di tutoyer (dare del tu) il lettore non stizza affatto, anzi attracca alle coscienze delle mamme presenti, di gran lunga più numerose dei papà: si vede che le donne tengono ancora al privilegio di educare o all’orgoglio di “melavedoioconlui, tuvaialavorare”. Uno scacco ai tempi moderni che dichiarano l’opposto come cartelloni pubblicitari scollati dalle intemperie.

Quand’anche trattasse temi complicati come la pubertà, l’adolescenza, la sessualità, l’educazione, la figura del genitore, dell’insegnante, il bullismo e gli amici, Sulle tracce dei figli non è un libro prolisso: 90 pagine di capitoli e paragrafi brevissimi che fa della leggerezza un punto nettamente a favore. Non di meno, Abbruzzese, la sua maniera chiara di parlare, quasi languida e ironica allo stesso tempo, ha coinvolto tutti, attizzando i ceppi di un dialogo tra gli spettatori che non si estingueva mai. Ha reso bene l’idea la direttrice Patrizia Rossini che nel suo intervento ha parlato di “presentazione interattiva del libro”.

Un libro, quindi, che fa fronte all’ansia genitoriale di non saper capire i figli, all’indecisione di dare sempre troppo o troppo poco, a quell’inutile preoccupazione di fronte ai ricatti affettivi dei figli: “mi basta non mangiare per un giorno e ottengo quello che voglio” –dichiara una ragazzina, nell’ambito dei tanti esempi chiarificatori apportati dall’autore.

Sulle tracce dei figli, insomma, ammette un certo decisionismo educativo senza condividere alcuna forma di arrendevolezza; dice che non dobbiamo dimenticare che, tra gli accessi del permissivismo e l’ostracismo cieco, ancora una volta in medio stat virtus.

di Ezio Tullo
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