'Giu al Sud. Perchè i terroni salveranno l'Italia', presentato ieri al Petruzzelli il nuovo libro di Pino Aprile

L’autore: “Questo libro è il mio mattone per il muro della casa che si costruisce insieme”

Cultura
Bari giovedì 01 dicembre 2011
di A. M.
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Equità, unico vero vantaggio, per riportare equilibrio e giustizia in Italia. Pino Aprile giornalista nativo di Gioia del Colle, ha presentato in un dibattito al Petruzzelli, al quale hanno preso parte anche il sindaco Michele Emiliano e il giornalista Raffaele Nigro, il suo ultimo libro 'Giu al Sud. Perchè i terroni salveranno l'Italia'.

Aprile, ex vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha mostrato il suo ultimo successo editoriale, dopo il grande seguito ottenuto l'anno scorso con il bestseller 'Terroni', opera che ha venduto 250mila copie. Il dibattito, ad ingresso libero, ha avuto come temi l'attuale situazione del sud e il ruolo che il Mezzogiorno può ricoprire per il riscatto del nostro paese.

"Questo libro è il mio mattone per il muro della casa che si costruisce insieme - ha dichiarato Aprile -. Il Sud non ha voce, o voci piccole e sparse, ed è possibile che gli stessi protagonisti non percepiscano quanto siano parte di un tutto, forse decisivo. Vedi un Sud dove una generazione di ragazzi resta per costruire una possibilità di futuro a casa sua, riscoprendone valori sottovalutati e, con quelli, un passato negletto. Non sono idealisti, non si fanno illusioni, hanno poca stima nelle possibilità e nell'attenzione che questo paese offre, ma hanno più fiducia in se stessi. Creano un festival del cinema, si occupano di volontariato, girano per paesini dimenticati a riscoprire forme d'artigianato d'arte, gestiscono il più grande centro di prima accoglienza d'Europa, a Crotone. Mentre tutti guardano al Nord ricco e potente - ha dichiarato lo scrittore - alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l'Italia di domani. Un'Italia migliore".

Attualità della questione meridionale e ruolo che il Mezzogiorno può avere per il riscatto del Paese sono alcuni dei temi affrontati nel corso del grande evento pubblico.
Il dibattito ha preso inizio dalle riflessioni del giornalista Pino Aprile raccolte nel suo ultimo successo editoriale , successivo al bestseller "Terroni" divenuto uno dei manifesti del nuovo orgoglio sudista, da mesi in classifica con trenta ristampe in un anno.


"Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto ne so e di quanto si possa percepire di intenso e profondo senza riuscire a cogliere l'insieme. Ho pensato che fosse più onesto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica. Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva.", ha raccontato l’autore, presentando il problema dell’Unità come “la cosa più scema del mondo, una banalità, visto che 150 anni fa l’Italia era tutta unita”.

L’incontro è iniziato con l’esibizione degli ottoni dell’orchestra del Petruzzelli, che hanno eseguito l’inno borbonico seguito da melodie tradizionali napoletane e baresi in versione jazz.

I meridionali salveranno l’Italia, perché sono i più interessati a farlo dal momento che è sempre stata adottata una politica a sfavore del Mezzogiorno. Il Meridione, già profondamente danneggiato (taglio di 1.000 chilometri di ferrovie in 70 anni; esclusione dai piani di sviluppo autostradale, a parte la Salerno-Reggio Calabria; dell’alta velocità, degli aeroporti), è stato ulteriormente depauperato con la sottrazione del denaro a esso riservato e con i quali sono stati pagati investimenti al Nord.

È aumentata l’emigrazione da sud, con flussi analoghi a quelli degli anni ’50 e ’60: l’Istat ha calcolato, nei 10 anni fino al 2008, 700mila emigrati di cui 122mila nel solo 2008 di cui molti sono laureati con esperienze all’estero.

Grazie anche ai libri di Pino Aprile è cresciuta nel Sud una nuova coscienza della propria storia che si è espressa nella realizzazione di iniziative culturali, politiche, economiche. A dare vita a questi fermenti sono stati quasi sempre i giovani che alle volte hanno respinto proposte allettanti al Nord e all’estero, certi di poter cambiare in meglio la propria situazione e quella della propria terra.

L’Italia fu unita, 150 anni fa, con l’appropriazione indebita del Sud (cancellate industrie e commerci, spogliate le banche) e con la trasformazione in «colonia», il Meridione fu ridotto in una situazione di inferiorità.

Il libro dà voce a quanti domandano una più corretta riscrittura della storia del Sud dove si ignorano tutti i sacrifici e i successi di quegli italiani che stanno già organizzando la ripresa del Paese e del suo futuro.

A conclusione, il primo cittadino ha invitato gli astanti a mettersi in piedi per ascoltare l’inno nazionale Italiano.


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