"Tutti con Ago": presentare un libro è un gioco da ragazzi!

Maria Pia Latorre e Paola Santini hanno proposto in maniera del tutto singolare il loro ultimo lavoro letterario

Cultura
Bari martedì 29 novembre 2011
di Ezio Tullo
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E’ stato un gioco, un bel gioco, più che una semplice presentazione di un libro, a Bari, presso il IX Circolo Japigia, dove, come di consueto, la dirigente Patrizia Rossini, organizza ludici convegni letterari per i bambini della scuola primaria. Maria Pia Latorre e Paola Santini hanno proposto in maniera del tutto singolare il loro ultimo lavoro letterario:Tutti con Ago (Adda editore). Una favola.

Se ci si aspettava una classica presentazione autoreferenziale di un testo, allora ci siamo presi gioco delle nostre stesse aspettative. A dire il vero, mai dubitare che qualcosa di straordinario non avvenga nell’ambito degli eventi ludico-letterari del IX Circolo di Japigia. Difatti, ieri pomeriggio non c’è stata una semplice presentazione, ma un’originalissima rappresentazione di un testo, di una favola invero.

E’ stato un pomeriggio di metaletteratura dove i personaggi, abilmente fatti scomodare dalle pagine da parte degli stessi autori, si sono presentati da sé. Paola e Maria Pia, o Maria Pia e Paola, non importa, il brand funziona lo stesso, hanno invogliato i piccoli a partecipare a questa rappresentazione immaginifica di Tutti con Ago. Una rappresentazione interattiva, oseremmo dire -una rappresentazione in 3D di un testo, i cui effetti erano tangibili.

I bambini hanno ascoltato la lettura, tutti hanno recitato, ma proprio tutti, alcune filastrocche del libro, hanno cantato la storia sopra un motivo rap. Le autrici, e sarebbe il caso di definirle anche animatrici, hanno cercato tra di loro improvvisati artigiani. Perché artigiani? Ma perché si parla di Ago. Diffidate della maiuscola, Ago è, di nome e di fatto, un ago. Che poi sia un ago-re non deve meravigliare: oggi tutti diventano re senza avere nemmeno una cruna in testa.

La favola è sì un rimando a quell’Ago di Andersen, ma diversa, molto diversa, perché presenta connotazioni attuali, se non nell’impianto scenografico, sicuramente nella significazione. Ago porta a spasso nel suo regno Filiberto, un bambino per così dire moderno, che sulle prime non comprende il valore di un ombrellaio, di un guantaio, men che meno di una materassaia. A lui piacciono le cose che si ottengono celermente, senza un lavoro propedeutico, senza adoperare la virtù della pazienza, Filiberto si domanda: “Basta andare in un ipermercato”. Poi quando incomincia a comprendere l’incanto immacolato e dice: “ Sì, incantevole! In ogni negozio… “, allora il re Ago interviene per definire ulteriormente il senso del libro: “Qui non ci sono negozi ma botteghe”. La bottega è un valore disgiunto nel XXI secolo, è nostalgia sì ma anche antifona.

L’utilizzo di oggetti parlanti, di oggetti che vivono e provano sentimenti è uno stile di scrittura caro agli Andersen, ai Perrault, ai fratelli Grimm, ai Collodi, insomma ai più grandi. Oggi è una scelta altresì audace. E’ l’audace tentativo di Maria Pia e Paola di saper parlare ai bambini ancora attraverso le cose. L’animismo, cioè dare un anima alle cose, era già teoria cara a Platone, il quale riconosceva un anima all’interno della complessione umana; la contemplava in psicopedagogia Piaget per definire la fase in cui il bambino crede che tutto ciò che è inanimato è vivo; l’animismo è anche una strategia religiosa per cui la natura è una manifestazione di dei e demoni. Insomma, sotto varie forme, l’animismo ha la sua efficacia.

Oggi il tentativo di corroborare questa tendenza in letteratura è un affronto dichiarato, una guerra fredda ai tempi moderni. Il presente prevede una sterilità che non si corrompe facilmente. I giochi tecnologici hanno sostituito i sistemi elementari di divertimento, di sollazzo. Il superfluo ha schiacciato l’essenziale. La tecnologia è il disincanto che fa del superfluo qualcosa di indispensabile. I genitori, i più genuini, sono in ambasce perché non sanno scegliere se modernizzare l’educazione o dar vigore alle convinzioni che è meglio fare come prima. Almeno se lo chiedono. I genitori sofisticati, forse, non si pongono il problema. Maria Pia La Torre e Paola Santini, con Tutti con Ago, dimostrano di avere le idee chiare.
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