Cattedrale di S. Sabino

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Anna Selvarolo
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Non è possibile stabilire con certezza quando sia sorta la chiesa; possiamo, tuttavia, affermare che essa è stata edificata su precedenti costruzioni, perlomeno risalenti al V secolo. Recenti operazioni di scavo hanno riportato alla luce tracce di un pavimento musivo decorato con motivi acquatici e vegetali, tipici del V-VI secolo. La questione relativa alla più antica struttura della cattedrale risulta abbastanza complessa anche se fonti storiche dell’XI secolo attestano inequivocabilmente l’esistenza di un episcopio, fatto demolire nel 1034 dal vescovo Bisanzio per costruirne uno nuovo; quest’ultimo fu poi distrutto nel 1156, quando la città fu rasa al suolo da Guglielmo il Malo, e riedificato ai tempi dell’arcivescovo Rainaldo. Nel XVIII secolo l’arcivescovo Muzio Gaeta trasformò l’edificio con decorazioni e sovrastrutture barocche, rimosse negli ultimi decenni, per riportare il monumento allo stato precedente.

Degno di menzione, infine, è il rinvenimento, durante i lavori di scavo, di un sepolcreto (corrispondente con ogni probabilità all’antico episcopio), dove erano state ricoverate le ossa di S. Sabino, cui è dedicata la chiesa, nonché il ritrovamento, sotto l’area a fianco della cattedrale, di colonnine ottagonali, lastre di pietra calcarea e altri segni di un’antica costruzione, in cui si ravvisarono i resti della moschea costruita nel IX secolo, quando Bari fu sede di un emirato arabo.

Evidente il gusto romanico nel prospetto, ma altrettanto visibili i particolari decorativi e architettonici che testimoniano i successivi interventi.

La facciata del Duomo presenta tre portali: quello principale è sormontato dalla statua di S. Nicola, collocata al centro tra quella dell’Assunta e quella di S. Sabino; il rosone è inscritto in una cornice carica di figure mostruose, di gusto tipicamente gotico, ed è sovrastato da un rosone più piccolo e dal timpano. Al lato destro della facciata si appoggia la cosiddetta “Trulla” (dal greco troullos), di forma cilindrica, adibito inizialmente a battistero e poi trasformato in sacrestia.

Posteriormente, ai due lati dell’abside, si innalzavano i due campanili dei quali è visibile solo uno, ricostruito intorno al 1950. Sempre da questa parte è possibile entrare nel cortile interno dell’arcivescovado dove è collocata una colonna granitica su cui poggia una statua di S. Sabino (secondo patrono della città, dopo S. Nicola).

Prima di entrare nella chiesa un ultimo sguardo va rivolto alla cupola su tamburo, di gusto arabo-siculo.

L’interno della Cattedrale presenta una pianta basilicale a tre navate divise da colonne, tre absidi e cupola all’incrocio con il transetto. Da notare i finti matronei (secondo gli esperti mai utilizzati per lo scopo indicato dal nome), ma soprattutto, nel presbiterio, il ciborio, di Alfano da Termoli, risalente al XIII secolo e ricostruito nel 1953. Alle spalle di questo si può ammirare la sedia vescovile, i cui braccioli sono sostituiti da due leoncini e recante, ai piedi, una lastra con ammonimento all’umiltà di colui che la occupa. Sulla destra si scorge, inoltre, un artistico ambone, ricostruito anch’esso nel 1953, fatto erigere nell’XI secolo dall’arcivescovo Andrea.

Infine, recandosi nella cripta l’attenzione è immediatamente catturata dall’altare sormontato dall’icona della Madonna Odegitria; sotto tale altare si troverebbero, secondo la tradizione, le spoglie di S. Sabino, trasferite a Bari dal vescovo Angelario intorno all’anno 872, dopo la distruzione di Canosa, di cui il santo era vescovo, da parte dei saraceni. Oltre l’altare sono visibili due lapidi commemorative: l’una dell’invenzione delle reliquie ad opera dell’abate Elia nel 1090; l’altra della ricognizione delle medesime, avvenuta nel 1156 con l’arcivescovo Giovanni V.

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