Dopo l’unità nazionale

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Ilaria Trabace
All’atto dell’unità nazionale Bari contava 34.663 abitanti. Negli anni successivi la città si sviluppò moltissimo sia come estensione che come numero di abitanti, al punto che solo dieci anni dopo gli abitanti divennero 50.524. I traffici mercantili e le industrie aumentavano la ricchezza della città, che si estese fino ad occupare l’intera estensione del borgo murattiano. Le lunghe strade rettilinee si arricchirono in quegli anni di grandiosi edifici: l’Ateneo, la Camera di Commercio, palazzo Fizzarotti, il teatro Petruzzelli.

La prima guerra mondiale

Il contributo di Bari nella guerra del 1915-18 fu notevole e cospicui furono i danni che essa riportò. La città subì numerose incursioni aeree perché era sede di un comando di corpo d’armata e di un importante centro ferroviario.

Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, un biplano austriaco attaccò la stazione. Le autorità militari adottarono adeguate misure di difesa e il sindaco Giuseppe Bottalico invitò la cittadinanza a non uscire di casa, a non affacciarsi ai balconi o salire sui lastrici delle case.

Il 17 luglio ci fu una nuova incursione che colpì il castello, la rete ferroviaria e diversi stabilimenti industriali, causando 7 morti e circa 20 feriti.

Il 22 luglio 1916 il sindaco rese noto che il segnale di cessato allarme sarebbe stato dato d’allora in poi per mezzo di ciclisti e speciali cornette. Invitò poi i cittadini a tingere di blu le lampadine elettriche che illuminavano le scale dei fabbricati e a coprire i lucernari delle case. In questo modo per i nemici sarebbe stato più difficile individuare gli obiettivi.

Ma le aggressioni non cessarono e molti cittadini baresi persero la vita.

Il periodo fascista

Durante il ventennio fascista anche Bari prese parte alle campagne di guerra promosse dal regime. Il pomeriggio del 3 ottobre 1935 tutta la popolazione si radunò nelle piazze cittadine e ascoltò la dichiarazione di guerra di Mussolini contro l’Etiopia. Edizioni straordinarie dei giornali annunciavano alla popolazione le vittorie delle truppe italiane, senza fare cenno agli insuccessi e alle perdite umane. Bari visse giornate di convinto patriottismo: durante la festa di S. Nicola, il Duce si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia e annunziò la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’impero. Grande entusiasmo vi fu tra la folla che ascoltava l’annuncio attraverso altoparlanti in piazza Prefettura e corso Vittorio Emanuele.

Minore entusiasmo suscitò la guerra di Spagna in sostegno delle truppe del generale Francisco Franco. I soldati in partenza sfilavano in via Sparano e i presenti applaudivano sollecitati dai fascisti.

La situazione finanziaria era disastrosa, dopo gli sforzi sostenuti per le guerre e le opere pubbliche. La popolazione era in continua crescita; intorno al 1938 raggiunse le 216.898 unità. Fu indetta addirittura una campagna per la raccolta di metalli preziosi e non, da donare alla Patria per sostenere lo sforzo bellico.

Tuttavia i baresi più abbienti trovavano tempo per lo svago. Si diffuse l’abitudine di frequentare le sale cinematografiche, quali l’Umberto, l’Oriente, il Margherita e l’Impero. Il prezzo del biglietto era di 2 o 3 lire, mentre in alcuni cinema di periferia detti pidocchietti si proiettavano pellicole di seconda visione al prezzo di 50 o 60 centesimi.
Riservati solo ai più ricchi invece erano gli spettacoli teatrali, il cui biglietto costava anche 10 lire.

Anche a Bari furono avviate persecuzioni contro gli ebrei, ai quali era vietato possedere automobili o apparecchi radio e ricoprire cariche pubbliche. Parecchi cittadini furono vittima di queste misure restrittive, anche se un trattamento di favore fu riservato a quanti avevano appoggiato la causa fascista.

La seconda guerra mondiale

L’Italia entrò in guerra a fianco della Germania nel 1940. La presenza di numerose truppe, oltre a porto, aeroporto e stazione ferroviaria, resero Bari uno dei principali bersagli. Una prima incursione ci fu il 14 novembre 1940, pochi giorni dopo l’entrata in guerra, e colpì i depositi della raffineria di carburanti A.N.I.C.

I baresi dovettero abituarsi subito all’oscuramento notturno, alle sirene, alle corse nei rifugi sotterranei. Chi era costretto a circolare di notte doveva usare lampadine tascabili azzurrate, per evitare segnali di riferimento ai nemici. Le notti di luna facevano stare gli abitanti col fiato sospeso per paura di improvvisi attacchi. I vetri delle finestre furono schermati con fogli di carta scura.

La propaganda esaltava i successi dei soldati e annunciava la vicina vittoria, mentre in città incombeva la fame. I generi commestibili furono razionati e venivano distribuiti in spacci autorizzati, mentre fioriva il mercato nero. Per il pane la razione fu fissata in 200 grammi, poi ridotti a 100.

La caduta del fascismo e l’armistizio del 1943 ponevano fine ad uno dei periodi più drammatici di Bari e della storia nazionale.

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