- “La seroghe de...”

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Si diceva che la suocera di San Pietro fosse cattiva e che alla sua morte fosse andata dritta all’inferno. Le sofferenze di quel luogo erano terribili e lei pregava “u scìenere, sonde Piete” (il genero, San Pietro) di intercedere presso il Signore affinché la liberasse. Il Signore, alle insistenze di San Pietro rispose: “se ha fatto una sola opera buona in vita sua, la libererò”, “Sine”, respennì la seroghe, “na volte djebbe ‘na cepodde a chedde d’accoste” (si, rispose la suocera, una volta detti una cipolla alla vicina di casa). Allora il Signore disse a San Pietro: “prendi la cipolla, calala nell’inferno, falla arrampicare ad essa e tirala su, se la cipolla non si spezza, sarà liberata” San Pietro così fece; le altre anime, vedendo ciò, cercarono di arrampicarsi anche loro ma la suocera disse: “la cepodde è la maie e ghi so’pregate a scìeneme” (la cipolla è mia e io ho pregato mio genero) e cercava di cacciarle tutte. A quei bruschi movimenti la cipolla si spezzò e tutte caddero per sempre nell’inferno. La sua invidia le aveva impedito di essere liberata.

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