- “Addà sté u fume...”

Poesie, racconti, canzoni popolari, filastrocche, motti, soprannomi.

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Un gruppo di “zappature” (contadini) stava seduto intorno al fuoco a riscaldarsi, ne giunse un altro: Catalle (Cataldo) che pure voleva scaldarsi, ma non c’era posto per lui. Catalle si mise a girare intorno al gruppo ripetendo queste parole “addà sté u fume staune re corne” (dove sta il fumo stanno le corna). Un contadino, “Vetucce” (Vito) si sentì offeso “io cornuto? proprio no”, e così si alzò dal fuoco e si allontanò. Cataldo, che sperava proprio questo, si sedette al suo posto. Vito capì l’inganno e così per riavere il suo posto al fuoco si mise a sua volta a ripetere “addà sté u fume staune re corne” ma cataldo rispose “naune, addà sté u fume sté re calle” (no, dove sta il fumo sta il caldo) e rimase seduto.

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