I normanni

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Ilaria Trabace
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I Normanni giunsero in Puglia come mercenari e vi rimasero definitivamente. Nel giro di pochi decenni si impadronirono di tutta l’Italia meridionale. Nel 1068 Roberto il Guiscardo assediò Bari, l’ultima città ancora in mano dei bizantini. Cercò di espugnarla dapprima con la forza, ma i baresi opposero una strenua resistenza. Quindi mutò tattica e cercò di far presa sui capi con dolci promesse. Ma neppure così riuscì ad averla vinta.
Intanto si sparse la voce che una forte flotta imperiale sarebbe presto giunta in soccorso dei baresi. Gocelino, capo della flotta, chiese che i cittadini accendessero di notte dei lumi per facilitare il cammino delle navi. La notizia giunse anche a Roberto, che incaricò il fratello Ruggero di posizionare al largo della costa barese le sue navi con lumi accesi, in modo da indurre in errore le navi bizantine. Tutta la flotta cadde nell’inganno e fu dispersa. Bari, persa ormai ogni speranza, resistette ancora qualche mese all’assedio e infine si arrese a Roberto.

In epoca normanna ebbe luogo la traslazione delle reliquie di S. Nicola da Myra a Bari. Le fasi dell’impresa ci sono tramandate dai cronisti Niceforo e Giovanni Arcidiacono. Si narra che nel 1087 tre navi baresi con 62 uomini a bordo fecero scalo ad Andriaco, un porto molto vicino a Myra. Una parte dell’equipaggio si recò frettolosamente a Myra e si introdusse nel tempio. Il marinaio Matteo ruppe con un martello il marmo della tomba e raccolse le ossa immerse nella manna. I “ladri” ripartirono col prezioso fardello verso Bari e il 9 maggio approdarono nel porticciolo di S. Giorgio, poco distante dalla città. Le reliquie furono prese in consegna dall’abate Elia, superiore del cenobio di S. Benedetto, poiché l’arcivescovo della città Ursone non era in sede. Scoppiarono violenti contrasti tra quanti volevano che le ossa fossero deposte nell’episcopio e quanti richiedevano la costruzione di un’apposita chiesa dedicata al santo. Alla fine l’abate Elia fece trasportare furtivamente le reliquie nella chiesetta di S. Eustrazio nella corte del catapano. Presto il duca Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, concesse l’autorizzazione ad edificare il santuario. Nel 1089 il papa Urbano II ripose le sacre spoglie nel sepolcro dentro la cripta della basilica.

Il privilegio di custodire le ossa di un santo tanto venerato conferì senz’altro a Bari prestigio e autorità. Per questo il papa Urbano II scelse la città come sede del concilio indetto nel 1098 per contrastare lo scisma di Michele Cerulario, Patriarca di Costantinopoli. Molti abitanti dell’Italia meridionale avevano aderito allo scisma. I cronisti raccontano che l’abate Elia fece costruire per il Pontefice un mirabile seggio, quasi sicuramente identificabile con la cattedra dell’abate Elia, uno degli oggetti di maggior rilievo storico-artistico della città.

Nel 1156 Guglielmo il Malo, che era allora re della città, decise di punire i baresi che si erano ribellati alla sua autorità e gli avevano devastato il castello. Rase quindi al suolo Bari, lasciando in piedi solamente gli edifici sacri. Si disse che a consigliare l’insano gesto fosse stato un suo ministro, un certo Maione, che perciò rimase vittima di una congiura. La città fu ricostruita nel breve spazio di dieci anni.

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