I bizantini

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Ilaria Trabace
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Dopo la morte di Ludovico II nell’875, l’imperatore d’Oriente Basilio assunse il controllo di tutta la città e mandò a presidiarla uno stratigò (magistrato) di nome Gregorio. Costui non fu benevolo verso i baresi come aveva promesso, anzi mandò prigionieri a Costantinopoli quanti si erano mostrati avversi all’imperatore bizantino. All’inizio del X secolo il potere bizantino era pressoché consolidato in tutta la Puglia.

I vari stratigò inviati da Bisanzio non furono graditi ai baresi e la città si divise in due partiti: quello dei nobili (maggiorenti bizantini e loro simpatizzanti) e quello dei popolari (oppressi cittadini ostili ai bizantini). Lo storico Lupo Protospata dà notizia di una carneficina avvenuta nel 946 tra gruppi di cittadini appartenenti alle due opposte fazioni. Un’altra si verificò nel 946 e sembra che la peggio sia toccata alla fazione dei nobili, i cui capi furono catturati e arsi vivi.

Nel 999 il governo di Bisanzio, visti i pericoli cui era esposto, cercò di consolidare il potere in Puglia. Sostituì quindi i vecchi strateghi con un nuovo magistrato chiamato catapano, che fissò la sua corte nel luogo dell’attuale Basilica di S. Nicola. Il primo catapano fu Gregorio Tracaniota.

La straordinaria potenza che i bizantini avevano raggiunto nel Mezzogiorno indispettì i Saraceni, i quali nel 1002 assediarono Bari. Secondo la tradizione l’assedio durò dal 2 maggio al 18 ottobre, giorno di S. Luca. I Saraceni furono scacciati solo grazie all’intervento di una flotta veneziana, in onore della quale i baresi edificarono la Chiesa di S. Marco (ancora esistente) e posero in riva al mare un leone di pietra (probabilmente quello dell’odierna piazza Mercantile).

Nel 1010 morì il catapano Curcua e lo sostituì Basilio Mesardonita. La sua crudeltà aumentò il malcontento dei baresi che insorsero. Mentre il Mesardonita era fuori città, proclamarono Melo duca di Bari e si unirono agli abitanti di Ruvo, Canosa, Minervino e Ascoli. Insieme scacciarono i presidi greci e sconfissero il catapano in una battaglia avvenuta tra Bitonto e Bitetto.

Ma i mezzi a disposizione di Melo erano troppo esigui e i greci riuscirono a metterlo in fuga. Nel 1011 il catapano rientrò a Bari e prese a fortificare la corte, allo scopo evidente di fronteggiare ogni eventuale tentativo di rivolta degli irrequieti baresi.
Nel frattempo Melo aveva ottenuto l’alleanza di alcuni normanni venuti in pellegrinaggio sul monte Gargano alla grotta dell’arcangelo Michele. Gli scontri ripresero. Melo fu più volte sconfitto dal catapano Basilio Bugiano, successo al Mesardonita nel 1017, e si rifugiò presso l’imperatore Enrico. Nel 1020 morì, ma i Greci, non contenti dei successi riportati, vollero vendicarsi anche del cognato di Melo Datto, che uccisero l’anno successivo.

Questi avvenimenti preoccuparono moltissimo Enrico che, prima di morire nel 1024, affidò ai Normanni l’impresa di continuare a contrastare i bizantini.

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