Gravidanza, il primo nemico è l’età

Il tempo influisce sulla capacità fertile di una donna. Nuove tecniche e nuove analisi riaprono le speranze di diventare mamma

Marina Bellavia Specialista in medicina della riproduzione
Bari - lunedì 16 gennaio 2017
© n.c.

L’età è il primo nemico della fertilità di una donna. Non solamente perché con il passare degli anni, invecchiano anche i gameti, ma aumentano anche i rischi di malattie connesse all’infertilità. «Il mondo scientifico è concorde nel definire l’età il primo nemico della fertilità. E con il passare degli anni diventa quindi più difficile andare incontro ad una gravidanza», spiega Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione del centro per la fertilità ProCrea di Lugano (www.procrea.ch). «Troppo spesso però questo fattore viene ignorato o non tenuto nella giusta considerazione: si tende a posticipare la gravidanza, sottovalutandone i problemi».

L’età media della gravidanza continua ad aumentare: secondo gli ultimi dati Istat, in Puglia nel 2015 è arrivata a 31,6 anni - con le punte di Lecce (32,1) e Bari (31,9) dove le neomamme ultraquarantenni sono il 10% - quando solamente un paio di decenni fa si attestava intorno ai 26 anni. Più di una donna su tre, ovvero oltre il 35% delle donne pugliesi diventa mamma per la prima volta dopo i 35 anni; solamente nel 2005 le mamme over 35 rappresentavano poco più del 26%. «La tendenza in atto ci dice che la gravidanza non è più vissuta come un fatto naturale, ma come un evento da programmare possibilmente una volta trovato non solamente il compagno della vita, ma anche il lavoro e raggiunto un livello soddisfacente di stabilità economica», osserva la specialista di ProCrea. «Alcune volte però, non è una scelta precisa: la coppia semplicemente, ritenendo la gravidanza un risultato naturale, non considera la presenza di problemi di fertilità, arrivando a rivolgersi agli specialisti ben oltre i 35 anni».

Il tempo infatti influisce sulla capacità fertile di una donna. Come precisa Bellavia, «anche davanti ad quadro clinico sostanzialmente stabile, occorre sempre considerare il fattore tempo in una donna. A 23 anni, ogni ovulazione ha il 26 per cento di probabilità di trasformarsi in gravidanza; dopo i 35 inizia un rapido calo: a 40 le probabilità sono del 10 per cento, a 43 fra il 7 e il 4. Anche nelle donne con ciclo regolare e livelli ormonali nelle norme, le cellule uovo invecchiano, diventano meno feconde o, se fecondate, più soggette ad anomalie cromosomiche, che portano ad aborti spontanei».

Alla tendenza sociale, risponde la scienza. Oggi una gravidanza dopo i 40 anni però non fa paura. «Siamo riusciti a migliorare alcuni aspetti fino a qualche tempo fa impensabili», aggiunge la specialista. «Sono state migliorate le tecniche ed è migliorata la conoscenza che abbiamo del nostro patrimonio genetico. In quest’ottica, lo screening genetico pre-impianto delle aneuploidie cromosomiche (PGS) è uno strumento importante in quanto permette di individuare gli ovociti sani, ovvero senza alterazioni cromosomiche, per arrivare ad una gravidanza. Oggi, anche davanti a problemi di infertilità dettati dall’età, possiamo calibrare le cure per arrivare a coronare il sogno di quante vogliono diventare madri».

Informazioni mediche a cura dell'autore.

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