Dimmi come ti siedi e ti dirò come stai (prima parte)

Adesso i nostri modi di vivere, seppure decisamente più “soft” e statici rispetto al passato, sono comunque causa di nuove sofferenze

Bari - giovedì 19 maggio 2016
Dimmi come ti siedi e ti dirò come stai (prima parte)
Dimmi come ti siedi e ti dirò come stai (prima parte) © n.c.

Anticamente la vita dell’uomo era scandita da ritmi di lavoro abbastanza precisi: sveglia al sorgere del sole, subito in movimento alla ricerca del cibo, poi riposo. Il binomio di posizioni che hanno forgiato il corpo sono quella in piedi - ma dinamica - e quella sdraiata per il riposo.

Oggigiorno le abitudini dell’uomo sono cambiate e, se prima si moriva di vecchiaia, malnutrizione, pestilenze, e chi arrivava alla vecchiaia ci arrivava con un corpo segnato dalla fatica; adesso i nostri modi di vivere, seppure decisamente più “soft” e statici rispetto al passato, sono comunque causa di nuove sofferenze.

Per esempio il mal di schiena, così diffuso nel mondo industrializzato, è causato dalla troppa sedentarietà. Il  corpo che è giunto a noi dopo millenni di evoluzione e che si è strutturato dal movimento e per il movimento non fa quello per cui è nato: muoversi. Il carico gravitazionale pesa in maniera costante e determinante sulla colonna e può compromettere la nostra postura, sia in stazione eretta, ma soprattutto quando siamo seduti e statici.

Attualmente il lavoro richiede di stare seduti nella stessa posizione per più di tre ore consecutive. Questo comportamento è molto dannoso per la colonna e spesso è causa di una serie di dolori come lombalgia, dorsalgia, cervicalgia fino alla cefalea.

Quando si sta seduti per troppo tempo ed anche in maniera scorretta il corpo è come frenato: il peso grava su ossa e articolazioni non preposte a tale funzione, la circolazione del sangue rallenta, entrano in gioco una serie di sinergie muscolari alterate che provocano eccessivo dispendio energetico ed un precoce affaticamento con conseguente calo di concentrazione.

Insegnamenti molto importanti provengono dalle popolazioni antiche come gli aborigeni australiani o i pigmei dell’Amazzonia, che hanno l’abitudine di sedersi poggiandosi sui piedi, di accovacciarsi, o da culture come quella araba o indiana che pure supportano un sistema sociale più organizzato, ma che non hanno perso l’abitudine di stare per terra a gambe incrociate.

Dalla notte dei tempi l’uomo ha conosciuto solo la posizione in piedi in movimento e quella sdraiata per riposarsi; quella seduta era relegata solo a piccoli lavori manuali o ai pasti, comunque in percentuale nettamente minore. È stata l’evoluzione della società ad invertire questa proporzione introducendo la dominanza della posizione “seduta”.

Sedersi sembra la cosa più facile al mondo, eppure proprio perché è una posizione relativamente recente non è così semplice farlo nel modo corretto, soprattutto su una sedia. È quindi possibile e indispensabile stare seduti ed impegnati nel proprio lavoro o tempo libero che sia, senza assumere delle posizioni errate e strane, utilizzando una seduta attiva che richiama gli stessi muscoli e punti di appoggio utilizzati per stare in piedi in modo da non affaticare la colonna vertebrale e non solo. A tal proposito stare seduti sugli ischi è l’unico modo di preservare l’assetto della colonna vertebrale perché è questo l’unico modo in cui nella posizione seduta vengono coinvolti gli arti inferiori che sono quelli preposti a reggere in peso del corpo.

Nel prossimo articolo spiegheremo come sedersi correttamente e quali accorgimenti prendere per sedersi senza affaticare la colonna.


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Informazioni mediche a cura dell'autore.

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