Bocconi avvelenati. Che fare ?

L’E.n.p.a. di Bari sta ricevendo diverse segnalazioni della presenza di bocconi avvelenati in molte vie del centro cittadino

Ambra Bucciero Ente Nazionale Protezione Animali (E.N.P.A.) - sezione di Bari
Bari - martedì 08 ottobre 2013
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Da circa due giorni l’E.n.p.a. di Bari sta ricevendo diverse segnalazioni della presenza di bocconi avvelenati in molte vie del centro cittadino (in particolare, c.so Cavour, via Cardassi, via Imbriani, via Beatillo, via p. Amedeo e via Cairoli). Essendo segnalazioni di questo tipo divenute troppo frequenti da due anni a questa parte, essendo notevolmente aumentato il numero di decessi per avvelenamento di cani e gatti, ricevendo l’E.n.p.a. moltissime richieste di aiuto da parte di proprietari intenzionati a chiedere giustizia per la morte del proprio amico, ed avendo infine rilevato come in pochissimi sappiano come comportarsi correttamente in questi casi, ritengo  utile e necessario spiegare di seguito la procedura dalla legge individuata per la denuncia dei casi di sospetto avvelenamento, nonché gli obblighi e le responsabilità poste a carico dei proprietari, dei veterinari e degli altri organi competenti :  

L’Ordinanza del Ministero della Salute del 10 febbraio 2012, attualmente in vigore, recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche  o di bocconi avvelenati”- cosi come la precedente del dicembre 2008, successivamente modificata nel marzo 2009 e nel gennaio 2010-  dopo avere posto un generale divieto di utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati  o contenenti sostanze tossiche o nocive,  dispone che il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa delle esche o dei medesimi bocconi avvelenati ha l’obbligo di segnalare il caso al medico veterinario.
Quest’ultimo, a suo volta, se si trova di fronte ad una  sintomatologia conclamata, emette diagnosi di sospetto di avvelenamento e ha l’obbligo di darne immediata comunicazione al Sindaco e al Servizio veterinario dell’ASL territorialmente competente, sia che l’animale sia deceduto sia che  lo stesso sia sopravvissuto.

Nel primo caso, ovvero quello di morte, il veterinario avrà l’obbligo di inviare le spoglie e ogni altro componente utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte, unitamente al referto anamnestico (al fine di indirizzare la ricerca analitica), all’ASL competente per territorio o alle ditte convenzionate con la stessa che invieranno il tutto all’Istituto Zooprofilattico sperimentale competente per territorio.
Detto Istituto, entro 30 gg,   sottoporrà l’animale a necroscopia  ed effettuerà le analisi sui campioni pervenuti o prelevati in sede necroscopica, comunicando gli esiti al medico veterinario che ha inviato il tutto, al Servizio veterinario dell’ASL, al Sindaco e, se positivi, all’Autorità giudiziaria.  
 
Cosa fa il Sindaco dopo aver ricevuto la segnalazione dall’Istituto zooprofilattico o dal medico veterinario ? dispone immediatamente l’apertura di una indagine da effettuarsi in collaborazione con le altre Autorità competenti e, qualora venga accertato che trattasi di veleni , provvede ad avviare entro 48 ore la procedura di bonifica dell’area interessata, prima di tutto prevedendone la segnalazione mediante apposita cartellonistica nonché intensificando i controlli da parte delle Autorità preposte.

E’importante sapere che le operazioni di derattizzazione e disinfestazione eseguite da ditte specializzate devono essere effettuate in modo da non nuocere alle persone e agli animali e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte  tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno 5 gg lavorativi d’anticipo. Il cartello deve contenere l’indicazione di  pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l’indicazione delle sostanze utilizzate….tutte informazioni che, se fate attenzione, quasi mai vengono fornite, almeno a Bari ! .... al termine delle operazioni è poi prevista la bonifica dell’area mediante il ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di altri animali infestanti .  
   
Ricordate altresì che, in caso qualcuno dei soggetti indicati non abbia adempiuto ai suoi obblighi, potrete inviargli (con raccomandata A/R) una diffida scritta  a provvedere come previsto dalla legge, inviandola sempre per conoscenza anche a tutti i restanti organi prima citati e coinvolti  nonché, alternativamente, alla  Polizia Municipale, ai  Carabinieri, alla  Polizia di Stato, al Corpo Forestale dello Stato, alla Guardia di Finanza o alla Polizia Provinciale.
Se avete la prova che il vostro animale è stato avvelenato potete presentare denuncia in forma scritta agli organi appena citati , allegando il referto medico-veterinario insieme ad ogni altro dato utile in vostro possesso,  anche si sensi dell’art. 544 ter del codice penale che dispone una pena per il reato di uccisione e  maltrattamento di animali.

La denuncia potrà inoltre essere presentata per violazione dell’art. 146 del T.U. leggi sanitarie, il quale dispone che “chiunque, non essendo farmacista o commerciante di prodotti chimici, di droghe e di colori, fabbrica, detiene per vendere, vende o in qualsiasi modo distribuisce sostanze velenose, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000”.

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