Il copyright: una guerriglia economico-informatica come poche nella storia

Da Napster a WinMX, da eMule a Megaupload, quanta legalità ha prodotto la legge sul diritto d'autore?

Giuliano Di Blasi Controinformazione e Tecnologie
Bari - lunedì 07 maggio 2012
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Sono ormai anni che assistiamo ad una vera e propria caccia alle streghe sui contenuti illeciti che in Italia si sono rafforzati dopo la Legge Urbani del 2004. Capiamoci: che la tutela del copyright, possa esser fondata su un’idea di per sé condivsibile, nulla quaestio.

Mi piacerebbe ad ogni modo soffermarmi sul “peso” che questa tutela ha sulla spesa pubblica, e soprattutto analizzare quanto sia davvero riuscita negli anni a sortire gli effetti sperati. Quando rifletto sull’argomento non posso fare a meno di pensare a “Napster”, che credo tutti conosciate: si tratta del primo colosso di file sharing, inventato da Shawn Fanning e Sean Parker. Lo stesso che, dopo bagarre e polemiche, fu chiuso totalmente dal Governo Americano. Ovviamente dopo la tanto acclamata chiusura, non risultarono importanti ritorni al guadagno da parte di artisti e major. L’ostinatezza dei governi rese le regole sul copyright ancora più stringenti, e la risposta della rete non si fece attendere: all'indomani di Napster sorsero come funghi eDonkey, Morpheus, poi ancora Kazaa.

Non ci volle molto per accorgersi che ciò che stava accadendo contava ben pochi precedenti. Quella che si stava combattendo rappresentava una vera e propria guerriglia economico-informatica: da una parte i governi e le loro leggi sulla tutela del diritto d’autore, disposti a finanziare la caccia con miliardi di soldi pubblici; dall’altra parte informatici e programmatori, in grado di rigenerarsi con nuovi software di condivisione libera, tra l’altro ancora più forti dopo le invenzioni riuscitissime di eMule e WinMX.

Sono passati oltre 15 anni, e la storia si tinge più che mai di quotidianità. Le pagine degli ultimi tempi sono strapiene di Megaupload e Torrent. Ma non e’ questo il punto, domani saremo di fronte a qualche altro nome, magari anche più stravagante. Pare non si voglia entrare nella consapevolezza, dimostrata a più riprese dalla storia, che il controllo capillare della condivisione dei files sul web sia pressoché impossibile.

La verità è che morto un p2p se n’è sempre fatto un altro, e che ciò che ne è rimasto di queste guerriglie informatiche con soldi pubblici, assume oggi più sapore di propagandiamo che di efficacia.

 

Personalmente credo che la diffusione prepotente della rete e di Internet non faccia bene al copyright, che non fa altro che assumere sempre più contorni e sembianze simili a quelle di un dinosauro.

 

Di soluzioni ce ne sarebbero molte. Penserei ad una rete libera, e riconosciuta come tale anche dai governi, con introiti per le major e artisti attraverso pubblicità e quote da prelevare direttamente sugli abbonamenti ADSL.

 

Probabilmente soluzioni analoghe troveranno accoglimento in futuro, sperando che questa ricerca dell'illegalità presunta, non sfoci in vero e proprio bigottismo. Oggi evidentemente merita di affogare nelle aule tribunale. Siamo ancora fiduciosi che prima o poi, qualche coscienza sarà portata alla riflessione…

Voi cosa ne pensate?

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