Una piaga asociale

Gioco d'azzardo, Pannarale: «Manca governo che dica facciamola finita»

Il deputato: «Le leggi esistenti sono inadeguate per rispondere alle esigenze delle vittime»

Politica
Bari venerdì 09 febbraio 2018
di La Redazione
Annalisa Pannarale
Annalisa Pannarale © n.c.

«Condivido appieno l'iniziativa e garantisco tutto il mio impegno personale e politico affinché il documento sottoscritto dal coordinamento regionale e nazionale “Mettiamoci in gioco” venga approvato da una legge nazionale che regolamenti una volta per tutte il gioco d’azzardo. Ad oggi manca ancora la voce decisa di un governo che dica: facciamola finita con l’azzardo».

Lo dichiara il deputato di Liberi e Uguali, Annalisa Pannarale.

«La richiesta di “Mettiamoci in gioco” è precisa e urgente e va sostenuta senza se e senza ma - aggiunge -. Chiedo, dunque, assieme agli esponenti del coordinamento l’eliminazione di ogni forma di pubblicità, la riduzione di almeno un terzo dei luoghi del gioco, lo stanziamento di fondi per l’assistenza sanitaria alla ludopatia e maggiore potere agli enti locali rispetto alla possibilità di decidere su orari e posizione degli esercizi. Ma anche un forte aumento della tassazione per le centrali del gioco che, per alcune tipologie, fanno i conti con una pressione fiscale quasi inesistente.

Intanto la fotografia del fenomeno in Italia, dati alla mano, è drammatica: ogni anno in media ogni persona spende 1.500 euro a testa. In Italia gioca il 47% delle persone indigenti e ben il 50% dei disoccupati presenta forme di ludopatia. Nelle slot machine si spende 300 volte più che per i libri e l’avvicinamento tra scuola e luoghi del gioco d’azzardo è così pericolosamente stretto che un'inchiesta de L'Espresso racconta che la mattina si sta in classe e la sera si va a scommettere soldi fino a tardi. Anziani, adolescenti, bambini, poveri e ricchi: tutti sono appassionati dall'azzardo.

Pannarale si scaglia contro la «lobby molto potente che fa affari sulle spalle di questa piaga sociale e di un azzardo ormai legalizzato».

«È vero che la Puglia è stata antesignana nella lotta al fenomeno, ma chiediamo interventi più decisi perché l’aumento del fenomeno qui in Puglia è segno che le misure fin ad ora adottate sono state blande e inadeguate - aggiunge -. E nonostante le pressioni di Sinistra italiana in Regione affinché la legge esistente venga integrata e modificata, l’ultimo Consiglio regionale ne ha ancora una volta rinviato l’esame. Nel frattempo ieri è arrivato l'ennesimo appello, quello della Consulta nazionale Antiusura, in cui si chiede alla classe politica di prendere posizione anche sul tema dell’usura, strettamente collegato a quello del gioco patologico. A causa della crisi economica, infatti, il fenomeno è diventato ancora più aggressivo. “Di usura si muore” si legge nel documento della Consulta. Uomini e donne, spesso, si rifugiano nelle macchinette perché non hanno un lavoro e poco dopo ci si ritrova nel baratro dell'usura. Le leggi esistenti sono inadeguate per rispondere alle esigenze delle vittime (hanno più di vent’anni!), mentre tutte le politiche economiche attuate ignorano il consistente numero di persone che in Italia vive sulle soglie del sovraindebitamento e quindi dell'usura e della fragilità».

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