Storia

Quando Bari disse no ai nazisti. Il 74mo anniversario della difesa del porto

Il 9 settembre 1943 militari e cittadini impedirono l'ingresso di una colonna della Wehrmacht pronta a distruggere l'infrastrutture logistica. Ieri la celebrazione

Politica
Bari domenica 10 settembre 2017
di La Redazione
La commemorazione del 74mo anniversario difesa del porto
La commemorazione del 74mo anniversario difesa del porto © n.c.

Nella mattinata di ieri il vicesindaco Pierluigi Introna ha partecipato alla commemorazione del 74mo anniversario della difesa del porto di Bari dall’attacco dell’esercito nazista, avvenuto il 9 settembre 1943.

L’iniziativa è stata organizzata, come ogni anno, dall’amministrazione comunale, l’Anpi - Associazione nazionale partigiani d’Italia, l’Ipsaic - Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, la Cgil Camera del Lavoro di Bari e dall’Arci Bari.

Dopo la deposizione della corona di alloro presso il palazzo della vecchia Dogana, la cerimonia è proseguita in largo Maurogiovanni, nei pressi della pietra d’inciampo che ricorda il contributo fondamentale per la difesa della città da parte del giovane Michele Romito, dei ragazzi e del popolo della città vecchia, dei militari e del generale Bellomo nel 72mo anniversario della sua morte.

«Ci sono avvenimenti che possono cambiare la storia di una città - ha dichiarato Pierluigi Introna -. Quello che è accaduto 74 anni fa ha letteralmente modificato l’esito di una vicenda che sembrava già scritta, con l’ingresso nel porto di Bari di una colonna di camion della Wehrmacht pronta a distruggere una delle infrastrutture logistiche più importanti in quel momento del conflitto mondiale. Quei soldati nazisti erano determinati nel raggiungere il loro scopo, che comprendeva anche l’abbattimento del Palazzo delle Poste e della Basilica di San Nicola.

E se oggi ci ritroviamo qui, come ogni anno, a ricordare un episodio eroico e di resistenza spontanea, che invece costrinse i nazisti a indietreggiare senza centrare l’obiettivo, lo dobbiamo alla determinazione e al desiderio di libertà di semplici cittadini, che lottarono al fianco del generale Bellomo per proteggere ciò che di più caro avevano. Quel giorno in strada c’erano uomini, donne e soprattutto ragazzi di Bari Vecchia impegnati a difendere la loro terra, senza armi ma con ciò che erano riusciti a recuperare. Quello fu l’inizio di una nuova storia per la nostra città, e non solo, perché quella giornata significò molto di più. Il 9 settembre del 1943, quei baresi impavidi diedero un contributo straordinario alla lotta di Liberazione nazionale dall’occupazione nazi-fascista.

Il simbolo di quel conflitto, che è valso la medaglia d’oro al valore civile assegnata alla città di Bari dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è racchiuso nell’atto compiuto dall’allora quindicenne Michele Romito che, con il lancio di due bombe a mano, provocò la distruzione del primo camion della colonna tedesca, bloccando il resto dei mezzi che lo seguivano. Assieme a lui, tanti cittadini, tra cui altri cinque ragazzini, che ebbero la forza di opporsi alla violenza e alla prepotenza degli occupanti, sotto la guida del generale barese Nicola Bellomo.

Credo sia un sentimento condiviso quello che mi spinge ad affermare che, se oggi siamo quelli che siamo, è anche grazie a quell’azione memorabile, che portò il popolo, a costo di della vita stessa, a respingere valorosamente gli invasori, contribuendo a fare del nostro Paese uno Stato democratico e antifascista.

A Michele Romito, ai cittadini di Bari Vecchia, ai militari, al generale Bellomo e a quanti quel giorno hanno impedito che si consumasse un attentato alle nostre libertà, l’amministrazione ha dedicato una pietra d’inciampo per ricordare alle generazioni future il significato e l’importanza della Resistenza. Di questo dobbiamo ringraziare i compagni e gli amici dell’Anpi, dell’Ipsaic, della Cgil e dell’Arci, che da diversi anni sono al nostro fianco per promuovere una nuova consapevolezza diffusa di un patrimonio di storie di inestimabile valore.

Oggi l’Italia è una repubblica democratica fondata su una delle costituzioni più belle del mondo, e la mia generazione, come quelle che l’hanno seguita, hanno avuto la fortuna di non conoscere gli orrori della guerra, ma proprio per questo l’impegno di noi tutti e del nostro paese per una pace duratura deve trovare nuovo slancio, in un momento storico in cui gli scenari di guerra non accennano a diminuire».

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