di Chiara Divella
In occasione del sessantesimo anniversario della "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo", approvata nel 1948 dalle Nazioni Unite, si è svolto recentemente, in una delle sale della Chiesa russa, un incontro-dibattito dal titolo: “Pari o dispari? Uguaglianza e diritti umani nel mondo contemporaneo”. Promosso dalla biblioteca "Tatarella" della VI circoscrizione Carrassi-San Pasquale (che è stata riaperta nel Luglio dello scorso anno proprio all’interno della Chiesa russa), ha voluto offrire ad alunni ed insegnanti uno spazio condiviso di riflessione e confronto sul significato e sull'attualità delle parole dignità, parità, uguaglianza, istanze fondamentali dell'uomo universalmente riscontrabili ma ancora disattese. Vi hanno partecipato alunne/i e docenti delle scuole superiori “Tridente”, “Fermi” e “Margherita”.
All’incontro, incentrato sull’aspetto dei diritti delle donne e moderato da Ileana Sapone, sono intervenute Anna De Giosa del Centro di Documentazione e Cultura delle donne, Tina Abbondanza dell’Associazione “Giraffa” e Angela Larenza di Amnesty International. Ha dato avvio alla riflessione Anna De Giosa ricordando come , nel lontano 1987, le donne del Centro di Documentazione diedero inizio alla loro attività attraverso l’assistenza legale gratuita alle donne. Successivamente si decise di privilegiare la ricerca teorica sul pensiero della differenza, sull’appartenenza di genere, la pratica della relazione e la genealogia. Dopo la chiusura della sede il Centro ha continuato a lavorare nella scuola con i PON, formando docenti e alunne/i alla condivisione di quel faticoso percorso che, dal pensiero della differenza sessuale, ha portato al diritto sessuato come effettiva realizzazione dei diritti per ambedue le soggettività.
“Il piano del diritto e della norma - afferma Anna De Giosa- non ha alcun valore per noi se non viene attuato quello spostamento verso il soggettivo, che passa attraverso un corpo di donna e una soggettività incarnata che si pone in relazione con l’altra. “La donna -prosegue la De Giosa-continua ad essere posizionata all’interno di una norma maschile che la rende incompiuta. La conquista delle pari opportunità non basta se non garantisce l’interezza di corpo, pensiero e parola delle donne, perché la parzialità, tradotta in universalità, cancella le differenze. La nostra parzialità è segnata dalle nostre parole, dai nostri desideri, dai nostri sguardi. Sostenere la differenza sessuale, naturalmente, è sostenerla per entrambi i generi, la cui percezione delle cose è tanto diversa perché passa attraverso corpi diversi. E mai come nella scuola le insegnanti dovrebbero puntare sulla soggettività e sulla diversità e trasmettere alle ragazze il desiderio di desiderare”.
Dalle donne che si interrogano sulla loro specificità di genere impegnandosi in diversi contesti, si è passato a quelle donne che difficilmente maturano una consapevolezza di se stesse e del loro essere vittime. Vittime delle violenze familiari, della prostituzione, della mutilazione dei genitali. Questi i contenuti dell’intervento di Tina Abbondanza, psichiatra e direttrice di un centro di salute mentale, che ha raccontato la sua lunga esperienza con queste donne, ponendo l’attenzione sulla difficoltà di intraprendere con loro un percorso di consapevolezza dei diritti negati. Nonostante problemi tecnici alquanto fastidiosi, la platea di studenti ha seguito in silenzio e con grande attenzione gli interventi, che si sono conclusi con la visione di un filmato realizzato da Amnesty International. Filmato che ha messo in evidenza come la violenza alle donne non ha età, religione, ceto sociale. Ha solo occhi e corpi di uomini che non meritano neanche di essere definiti tali. Occhi che non guardano, corpi che non sentono, mani che non accarezzano…