di Danilo Calabrese
Passare dal sogno alla realtà non è sempre impossibile. Certamente faticoso e complicato, ma non impossibile. Potrebbero raccontarla così la loro esperienza i quindici ragazzi di Bari vecchia, tutti tra i 15 e i 17 anni, che, quasi per gioco, hanno cominciato a costruire piccoli esemplari di barche da 50 centimetri in cartone e oggi sono in grado di realizzarne una vera e propria in compensato marino. Anzi. Recentemente sono stati pure contattati da ‘Milius’, cantiere navale napoletano, per una commessa, ancora da quantificare, di modellini in carbonio. Pezzi che costano 600.000 euro l’uno. Tra un mese, se tutto andrà bene, l’accordo sarà concluso.
Questa piccola favola ebbe inizio cinque anni fa, grazie a un progetto finanziato dall’assessorato ai servizi sociali, allora presieduto da Filippo Melchiorre. E dopo questi cinque anni, il piccolo laboratorio è ancora lì, in un capannone nel cortile della scuola San Nicola, concentrato a lavorare due pomeriggi a settimana. All’attivo può contare quattro barche. Altre due, da 4 metri e 20, come l’ultima, le deve ancora cominciare, sempre con la speranza che ciò che è nato come progetto sociale diventi, poco alla volta, un progetto imprenditoriale. “Noi ci impegniamo”, ha raccontato Cosma Cafueri, uno dei quattro insegnanti dell’associazione Cedisa che li segue passo passo, “affinché i ragazzi imparino un mestiere nuovo, una professionalità scomparsa quasi del tutto a Bari”.
Nel capoluogo pugliese sono ormai pochi gli operai specializzati nel settore. E’ più facile scovarli in paesi come Mola o Molfetta. “La scommessa”, continua Cafueri, “è proprio quella di riuscire a professionalizzarli qui i nostri ragazzi”. L’impegno c’è. Da parte loro, prima di tutto, ma anche da parte della circoscrizione Murat-San Nicola. “Noi finanzieremo sicuramente il progetto per altri due semestri”, ha affermato Mario Ferorelli, presidente della IX circoscrizione, “e abbiamo già inoltrato domanda per ulteriori finanziamenti all’assessorato comunale ai servizi sociali”.
Intanto, i piccoli “operai”, guidati dal capocantiere, loro coetaneo, Piero, vanno avanti. Le loro barche hanno già navigato per mare e, se dovessero riuscire ad ottenere il famoso ordine da Napoli, potrebbero finalmente iniziare a respirare un’aria diversa. Ad avere un’autonomia finanziaria. “Cercheremo in tutti i modi”, ha concluso Mario Ferorelli, “di dare respiro a questo progetto. Chissà, forse un giorno riusciremo ad ottenere per questi ragazzi un molo, dove lavorare con più spazi e strumenti, e vicino al mare”.
I sogni, come questa storia insegna, si possono concretizzare, e il mare è proprio lì, a cinquanta metri dal piccolo cantiere.