di Antonio Scotti
Bari, capitale europea dell’antimafia. Almeno per un giorno. Oggi. E così dalle 9 di stamattina è partito il corteo della XIII edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, organizzata dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti, da sempre vicina ai temi dell’antimafia.
Più di centomila le persone che da parco Punta Perotti si sono diretti in marcia verso piazza della Libertà. Tanti, davvero tanti i giovani arrivati a Bari sin dalle prime ore della mattina: “Veniamo da Torino con più di mille ragazzi - racconta Roberto Forte – siamo arrivati alle prime luci dell’alba per gridare al mondo che di mafia non ne vogliamo più sentire parlare". “Spesso – aggiunge – la criminalità assume forme difficili da decifrare e si inserisce nel mondo dell’economia e della politica rendendo maggiormente complesso agire per cambiare le cose, noi comunque ci crediamo”.
Alle nove del mattino il lungomare Nazario Sauro era pieno di pullman che accompagnavano, oltre ai forestieri, anche ragazzi delle scuole medie superiori baresi. O delle scuole elementari. Tra i volti dei giovani si riesce a scovare la gioia e la speranza per un domani migliore. Da studiare e cambiare insieme. Così come cerca di fare il network Flare, che comprende più di duecento Ong dell’Unione Europea, del mediterraneo, dei balcani e dell’ex Unione Sovietica del Caucaso. Tra di loro una giovane ragazza torinese, Manuela Marchisio, che da Torino è venuta a Bari per iniziare a costruire un futuro di pace: “Vengo a Bari per manifestare, ma soprattutto per confrontarmi con gli altri amici del network nei workshop pomeridiani in cui discuteremo, tra le altre cose, di narco traffico e dei legami tra corruzione, fonti energetiche e informazione”.
"Non ci dobbiamo dimenticare - ha aggiunto Manuela Marchisio - che la mafia è un fenomeno tristemente umano. Con gli uomini si alimenta, ma con gli uomini si distrugge, ce la possiamo fare".
In testa al corteo i parenti delle vittime. Per un giorno loro davanti ai riflettori del mondo e non i politici. Molti hanno appese al collo le foto dei loro cari. Scorgiamo anche i parenti di Mario Francese, giornalista ucciso nel 1979 proprio mentre stava compiendo il proprio dovere.
Nel cuore del corteo, in mezzo alla gente, don Luigi Ciotti, il quale ha rimarcato, a chi si avvicinava per ricevere sostegno, che “il cambiamento ha bisogno di tutti, di noi, non di un Dio”. "Dobbiamo prendere coscienza - ha aggiunto - che c'è bisogno delle nostre scelte, del nostro impegno, del nostro coraggio, della nostra voglia di metterci in gioco, delle denunce che nella quotidianità fanno la loro parte. In questo senso il lavoro con le scuole, con le università, con il mondo del lavoro, le confische dei beni, sono i segni della concretezza, della speranza”.
Tra le scritte e gli striscioni sfilati è spiccato quello di un gruppo di ragazzi di Avellino che recitava: “Sono morti perché Noi non siamo stati abbastanza vivi”. Commovente anche la testimonianza dei ragazzi della Piana di Gioia Tauro, che da anni lottano contro l’omertà e la corruzione: “In Calabria – racconta Salvatore Olimpo – è davvero difficile andare avanti in questa lotta, proprio qualche giorno fa alcuni consiglieri comunali sono stati arrestati con l’accusa di corruzione”. “Tuttavia noi cerchiamo di fare il possibile e per questo abbiamo istituito uno sportello aperto ogni giorno per consentire a chi voglia denunciare illegalità di trovare sostegno e aiuto legale, la speranza è l’ultima a morire”.
In piazza Libertà arriva il grido degli organizzatori: “Siamo 100 mila, oggi non siamo soli”. E chissà che anche domani non sia lo stesso.