di Alessandra Colucci
La morte porta con sé qualcosa di definitvo e di bastardo. Potrai perlustrare ogni angolo di questa nostra Terra, ogni buco, ogni fottutissimo cm, ma non troverai mai, mai più, chi cerchi. La morte è così, non chiede il permesso e fa sempre ciò che vuole. Quando poi si porta via un ragazzo di trent'anni (28, 29, 31, 32 è lo stesso) allora è proprio stronza. Mimmo Bucci - che avevo visto due volte in tutta la mia vita, ma la cui scomparsa ha spezzato i cuori di alcune persone a cui voglio molto bene - è morto senza senso, falciato all'aria mentre percorreva il Lungomare, una sera di primavera.
Come si fa a morire in primavera? Magari stava pensando alle date che erano in programma quest'estate oppure a quel cachet che ancora non era stato onorato, forse canticchiava qualcosa di Vasco o se ne stava semplicemente per i fatti propri, pensando che era ora di tornare a casa perché era stanco. Queste sono le ore dell'omaggio, delle parole, della commozione. Certamente Vasco, cantando qui il 12 luglio prossimo - chissà quanto era felice Mimmo di quel concerto - gli dedicherà parole piene di affetto, ci sarà un lungo, scrosciante, applauso, in molti piangeranno.
Poi resterà una domanda e cioé di chi sia la colpa. Non la colpa oggettiva, ma quella, più sottile, meno evidente. E Bari, c'è da scommetterci, salirà sul banco degli imputati. Bari, come fosse un magma che inghiotte i suoi figli prediletti e non già una città, una stupida città, fatta di cittadini. Bari è fatta dai baresi, occorre non dimenticarlo. Siamo noi, e noi soltanto, gli artefici del presente, e dunque del passato e quindi del futuro, di questa città. Baresi. Quegli stessi che andavano a bere una birra nel pub di Michele Lopez e poi andavano ad ascoltare un concerto di Mimmo Bucci e chissà, magari erano pure amici di Michele Fazio e Gaetano Marchitelli, perché no... Baresi onesti, baresi per bene. I balordi ci sono sempre stati, i balordi ci saranno sempre. E sono baresi anche loro. Però questa città, questa città con due anime divise una una sola strada, questa città che non si mette d'accordo neppure sulla ricostruzione di un teatro storico, questa città di sole e sale, questa città di frutti di mare crudi e aperitivi eleganti, questa città di contrasti così stridenti da fare rumore, non è un corpo a sé.
Siamo noi che la viviamo e la facciamo, in ogni momento. La colpa non è di Bari, Bari non ha colpa. Mimmo avrebbe potuto decidere di svoltare un minuto prima, la pistola che ha ammazzato Michele si sarebbe potuta inceppare, Gaetano avrebbe potuto essere dieci metri più lontano, il proiettile che ha colpito Michele avrebbe potuto passargli accanto senza sfiorarlo. Il destino è destino. Bari è innocente e lo sono anche i baresi.
Quello che, però, si può e si deve fare, è far crescere il nostro senso civico e soprattutto quello dei nostri figli, insegnare loro la bellezza che c'è nel vivere un presente e nell'avere un futuro, insegnare che la vita è un dono e che il prossimo va rispettato perché, credetemi - ma lo sapete - quando si spezza una vita senza una spiegazione logica, muore sempre un po' di ciascuno di noi.