Attualità
06 novembre 2009

Ferrhotel, da qui ti scrivo

di La Redazione

Da circa due settimane prosegue l’occupazione e l’autogestione del Ferrhotel da parte di alcuni rifugiati, persone uscite con permesso di soggiorno dal Cara di Bari Palese o rinviate in Italia a seguito della Convenzione Dublino che attribuisce all’Italia il valore di stato competente per la procedura d’asilo e per la titolarità di soggiorno. Va specificato che la maggior parte degli immigrati tende ad andare verso altri paesi europei proprio in virtù di quel sistema di welfare ed accoglienza che invece in Italia manca del tutto.
Queste persone, dopo mesi di permanenza in strada, hanno deciso di agire per un diritto fondamentale come è quello per la casa, ma anche per il diritto ad una vita dignitosa.
Sin dal primo giorno d’occupazione si è cercata un’interlocuzione con il governo locale e regionale, interlocuzione che ha visto la convocazione di un tavolo tecnico interistituzionale durante la scorsa settimana. Al tavolo era presente una delegazione della rete antirazzista e degli occupanti, insieme alla Regione Puglia, Provincia, Comune di Bari, Asl e Prefettura.

Le istituzioni locali non hanno avanzato alcuna proposta per risolvere nell’immediato la situazione degli occupanti del Ferrhotel e di altre centinaia di persone che dormono ancora per strada (tra cui molte persone con permesso di soggiorno vincolante al territorio perché in attesa di decisione per il ricorso presentato contro il diniego). Non è stata avanzata alcuna proposta fattibile e che non fosse lesiva della dignità umana. Ad una settimana da quell’incontro non c’è stato nessun atto concreto, tanto che gli occupanti sono ancora senza acqua e senza luce.
Sappiamo perfettamente che la legislazione nazionale in materia, laddove non apertamente xenofoba, è volutamente carente in molte parti, così come sappiamo che è tutta l’Europa a dover affrontare la questione delle persone che fuggono da guerre e conflitti. Sappiamo anche che queste questioni tra governi riguardano altre sedi e non assolvono al fatto che le persone che hanno chiesto asilo in Italia non trovano altro che la strada ad accoglierli.
Per questo non accettiamo che di fronte ad un’emergenza umana prima ancora che sociale, le istituzioni competenti rispondano con un nulla di fatto.

Ci è stato risposto che non c’è la possibilità di intervenire. Noi riteniamo, invece, che ciò che manca è la volontà politica di agire. La volontà di non dividere il mondo tra poveri autoctoni e poveri extracomunitari, cittadini di serie A e cittadini di serie B. Sappiamo bene che la questione del diritto all’abitazione riguarda anche i cittadini italiani e gli studenti fuori sede. Ma questo territorio è pieno di strutture dismesse e non riutilizzate, di spazi vuoti, di un patrimonio considerevole di case sfitte (Ex caserma Rossani, la scuola San Nicola a Bai vecchia, etc)
E’ l’idea di città, di spazio collettivo e di spazi collettivi di socialità, che poniamo a partire da quest’occupazione e con questa occupazione. Questo territorio non è accogliente per tutti in egual modo, non per i migranti, non per gli studenti, non per le donne: dall’assenza del diritto allo studio ai servizi sociali basilari.
Durante l’affollata assemblea che si è tenuta giovedì 29/10 a scienza politiche è stata proprio la presa di parola dei migranti ad averci messo di fronte agli occhi una realtà cruda: si parla tanto di diritti civili, ma a loro ed a noi tutti mancano ancora i diritti fondamentali.
E’ stato detto che le condizioni climatiche non sono ancora tali da mettere a rischio la vita stessa delle persone che vivono in strada ma c’è qualcosa che non è secondario alla sopravvivenza fisica ed è la sopravvivenza morale, attiene la sfera della dignità degli uomini e delle donne. Ma ciò che è ancora più grave e colpevole nelle mancate risposte delle istituzioni è che mentre a livello nazionale si lancia una campagna contro la diffusione della pandemia influenzale A/H1N1, che come misura di prevenzione importante indica proprio l’adozione di misure igieniche stringenti, nel Ferrhotel occupato si lasciano 40 persone senza acqua, da utilizzare anche per motivi igienici, e senza corrente elettrica, che permetterebbe di ottenere acqua calda e un minimo di riscaldamento. Denunciamo fin da ora come responsabilità diretta dell’inettitudine istituzionale qualsiasi conseguenza per le condizioni di salute degli occupanti del Ferrhotel, così come per quelle di tutti i migranti costretti a vivere per strada.

E non è riconosciuta nessuna dignità alle persone che dormono in strada, né agli occupanti del Ferrhotel nella negazione di acqua e luce. Né vi è riconoscimento dell’umana dignità con la distribuzione dell’acqua in sacchi di plastiche da cinque litri e che una volta aperti non possono più essere rinchiusi. Non siamo in un campo profughi aperto in emergenza in una zona di guerra, siamo a Bari, in Puglia dove la parola accoglienza viene ripetuta come in una litania in ogni campagna elettorale.
Si parla tanto dell'acqua come bene comune dell'umanità, ma poi non si riconosce concretamente il diritto ad usarla da parte di chi ne ha necessità!

Ringraziamo i gesti di solidarietà concreta da parte di tante e tanti che con il loro aiuto permettono che l’occupazione e l’autogestione prosegua in un modo minimamente accettabile e dimostrano che i cittadini di Bari sono antirazzisti e migliori delle istituzioni che li rappresentano, e a loro chiediamo di partecipare a tutte le iniziative che faremo per denunciare le mancanze in materia d’immigrazione di tutte le amministrazioni competenti e per la negazione dell’acqua e dei diritti umani più elementari agli occupanti.
Per questo diciamo apertamente che, fintanto che non verrà data disponibilità di acqua e luce al Ferrhotel
saremo in piazza a partire da giovedì 05 novembre
h 9.00 davanti al Comune di Bari.

Come Rete antirazzista continueremo a supportare qualsiasi forma di autorganizzazione e lotta per l’appropriazione dei diritti di tutte/i: migranti, precari/e, studenti/esse, donne, lavoratori, sui quali oggi sono scaricati gli effetti sociali (mancanza di reddito, disoccupazione, sfratti) di una crisi economica di cui nessuno/a di noi è responsabile.

Rete Antirazzista – Bari

1 commenti per questo articolo
postato da zagreo555
05 novembre 2009 @ 15.11
Sindaco Emiliano dove sei? Metti da parte la tua spasmodica volontà di colonizzazione del PD e dedica un pò del tuo tempo, se ti riesce, a risolvere i problemi non procrastinabili degli emarginati. Dov'è il tuo assessore al ramo Losito? Dove sono i servizi sociali del Comune di Bari? Assessore Minervini, queste emergenze non interpellano la tua coscienza? Cosa dirai a don Tonino? Già, don Tonino:lo abbiamo colpevolmente abliato!
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Web Gallery a cura di Silvia Dipinto

Venerdì 6 novembre, ore undici. Per i somali stamattina l’acqua c’è, in abbondanza, ma non è quella che chiedono: viene dal cielo. Piove a dirotto sulle loro teste, però la comunità occupante c’è, presidia lo spiazzo antistante al Comune, non demorde, si ripara sotto le colonne del Piccinni e lì rimarrà fino alle due, a meno che qualcuno non dia loro le risposte che cercano. Previste iniziative anche nel fine settimana.

-----------Giovedì 5 novembre------------

A mali estremi, estremi rimedi: è partito stamattina alle nove, davanti al Comune di Bari, il presidio della Comunità Somala e della Rete antirazzista, che da più di due settimane occupano lo stabile dell’ex-Ferrhotel. Col grido “noi vogliamo acqua e luce”, i somali denunciano l’inadempienza delle istituzioni e la loro incapacità di risolvere lo stato di emergenza in cui vivono gli occupanti, e rivendicano l’allaccio immediato di luce e acqua, nel rispetto dei diritti umani fondamentali. Il presidio non si fermerà fino a che gli occupanti non vedranno risposta concreta alle loro richieste: sono già pronti sacchi a pelo e tende per trascorrere la notte davanti a Palazzo di Città. Barilive fornirà gli aggiornamenti in tempo reale.

Ore 17 Ultim’ora dal presidio. Terminata la seduta della Giunta Comunale alle due, l’Assessore all’Accoglienza Fabio Losito ha raggiunto la Comunità Somala e la Rete Antirazzista Bari davanti al Comune, non proponendo, però, alcuna soluzione immediata all’emergenza luce e acqua. “Solo risposte vacue”, dichiara Angelo Cardone della Rete Antirazzista, “ancora un tentativo di scaricare le responsabilità altrove, ma nella pratica un nulla di fatto”. L’Assessore Losito avrebbe rassicurato i somali sul suo impegno a risolvere al più presto il problema dell’acqua, però gli occupanti hanno ritenuto insoddisfacenti le sue motivazioni.
Il presidio si è interrotto alle due e mezza per problemi logistici (causa anche permessi della Questura) e riprende domani mattina, stesso posto, alle nove.
Se non ci dovessero essere le evoluzioni sperate, lunedì si partirà con un presidio permanente.

Silvia Dipinto

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