Attualità
04 novembre 2009
Viaggio incompleto intorno all’uso e all’abuso delle rilevazioni statistiche: terza puntata

Non diamo i numeri

Che facciamo dell'Irap, l'aboliamo?

di Mariano Leone

Diciamocelo,
da quindici anni sentiamo proporre l’abolizione dell’IRAP. Per cui a questo ennesimo annuncio abbiamo il dovere di reagire con scetticismo.
Quando non si hanno proposte di politica economica si ripropone l’abolizione dell’IRAP. Ovviamente senza dare i numeri. Perché dai numeri si legge la praticabilità dell’operazione. Se rimaniamo nella genericità delle intenzioni si può dire di tutto e poi, se occorre, smentire.
Ricordiamo che cosa è l’IRAP.
Si tratta di una imposta sulle attività produttive. La pagano le imprese dal 1997 e sistematicamente viene proposta di cancellarla.
E’ una tassa profondamente ingiusta perché viene applicata non sull’utile delle imprese ma sul valore della produzione. Colpisce, per dirla in modo grossolano, le imprese che hanno più dipendenti e più costi di natura finanziaria.
Se è così ingiusta perché rimane imperterrita dal 1997?
Perché è una tassa dalla quale le imprese non possono sfuggire. E’ ingiusta ma consente allo Stato un prelievo fiscale dal quale non ci si può sottrarre.
E’ la manifestazione più eclatante dello scadente sistema fiscale italiano.
Per la verità esiste anche in altri paesi. In Francia tendono ad introdurla in sostituzione della tassa professionnel . Ma questo è un dettaglio, le modalità sono molto diverse.

Ricordiamo che l’evasione fiscale italiana viaggia intorno ai 200 miliardi di Euro.
Il gettito garantito dall’IRAP è di 40 miliardi di euro.Perché si parla di abolirla? Perché suona bene. Poi magari non se fa niente, però ha una buona capacità evocativa.
Per eliminarla bisognerebbe trovare 40 miliardi sostitutivi.
Ma questo sarebbe il meno.
Si dice che servirebbe ad agevolare la piccola e media impresa. Nobile scopo.
Ma prima di lanciarsi in proclami sarebbe stato opportuno valutare l’effetto pratico di una eventuale riduzione dell’imposta.

Abbiamo una classe politica di smemorati almeno quanto lo siamo diventati tutti noi.
Il nostro cervello di cittadini è diventato una lavagna sulla quale si può scrivere tutto ed immediatamente viene cancellato tutto.
Ma i nostri rappresentanti avrebbero l’obbligo di ricordare che la riduzione dell’Irap é già avvenuta nel 2007. Non un secolo fa .
La manovra di riduzione sul costo del lavoro aveva portato ad un risparmio per le aziende di 4,5 miliardi di euro.
La domanda da farsi era: che cosa ha portato in termini di occupazione, di crescita industriale, di incremento di salari, il diminuito gettito di 4,5 miliardi di euro del 2007?
Se la risposta è: un cavolo, il provvedimento è inutile.
Ma non si usa più farsi domande e sopratutto non si usa dare i numeri ai provvedimenti. Tutti tendiamo ad applaudire quando si propongono tagli sulle tasse.
Tutti vogliamo la diminuzione delle tasse, anche quelli che non le pagano perché sono morti di fame.
Soprattutto non si usa fare la domanda successiva. Di quanto diminuire le tasse ma sopratutto a chi diminuirle o a chi aumentarle?
Se si vuole, come è giusto, favorire le imprese ci sarebbero altri provvedimenti.
Sono provvedimenti congiunturali che non comporterebbero stravolgimenti fiscali.
Si potrebbero accelerare i pagamenti dei crediti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese. Si potrebbero rifinanziare le dotazioni dei vari confidi, si potrebbero accelerare i rimborsi dei crediti d’imposta, si potrebbero posticipare i pagamenti di tutte le imposte che riguardano le aziende, compresa la stessa Irap.
Provvedimenti che non sconvolgono il sistema e per i quali si possono prevedere gli effetti pratici.
Ma sono provvedimenti che non hanno la capacità evocativa dell’eliminazione dell’IRAP.
Non sono televisivi. Non si possono riassumere in slogan.

1 commenti per questo articolo
postato da ludami
04 novembre 2009 @ 17.11
In tema di numeri, il mitico Obama in USA sta pensando di proporre un credito di imposta per le imprese che assumeranno, nel disperato tentativo di riassorbire la disoccupazione (ufficiale al 10%, "allargata" al 16%). Una misura che non ha mai granché funzionato, e che in USA è stata proposta l'ultima volta dall'Amm.ne Carter, nel 1979. L'anno dopo iniziò una drammatica recessione di quasi tre anni.
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