di Mariano Leone
Diciamocelo,
quale è la misura econometrica che viene più evocata?
Il PIL.
Ma che cosa è questo PIL. In una politica economica fatta di slogan e di una legge finanziaria raccolta in tre articoli, il termine più ricorrente e più abusato è costituito appunto dal PIL (Prodotto interno lordo).
Possiamo definirci a giorni alterni, liberisti, comunisti, mercatisti, federalisti, garibaldini e trullallà ma non possiamo fare a meno di citare il PIL.
Citarlo dà una aria di tecnicismo che aiuta a far digerire la sostanziale inconsistenza della politica economica.
Possiamo a giorni alterni dire che la crisi non c’è o che l’abbiamo superata o che in Italia è meno cruenta che in altri paesi ma dobbiamo comunque fare un riferimento al PIL .
Forse è il momento di dire che cosa è il PIL.
Cominciamo dalla definizione. Il PIL è un semplice numero ed essendo un numero serve a misurare. A misurare che cosa? Serve a misurare il valore aggiunto ai consumi intermedi di quanti lavorano.
Calma: facciamo un esempio. Se sono un sarto, per cucire un vestito ho bisogno di tessuto, di aghi, di bottoni. Il valore che si aggiunge agli aghi, al tessuto, ai bottoni per effetto del mio lavoro di sarto costituisce il valore aggiunto ai consumi intermedi.
Sommando con questo criterio tutte le attività di una nazione ottengo il Prodotto Interno Lordo (PIL) della nazione.
Quando si è deciso di utilizzare questo criterio?
Il Pil non è nato con l’uomo, è nato nei paesi anglosassoni durante l’ultima guerra per misurare la capacità produttiva del paese ai fini dello sforzo produttivo della guerra. Si tratta di un indice molto grossolano, ma essendo stato adottato con modalità analoghe da tutti i paesi è diventato un discreto riferimento comparativo.
Ma diciamo con forza che il PIL è solo quello che vi ho descritto, non è la misura della ricchezza di un paese. Se vogliamo sapere qual’é la ricchezza di un paese in termini più appropriati come livello dei profitti, dei salari e delle rendite dobbiamo fare altre rilevazioni. Se vogliamo sapere quali sono i redditi disponibili per le famiglie dobbiamo fare altre rilevazioni. La limitatezza del PIL ha fatto in modo che in Francia, Sarkozy abbia riunito alcune decine di economisti di fama mondiale per elaborare un sistema di rilevazione che tenga conto del livello di benessere della nazione.
Mentre da noi si fanno commissioni per elaborare quella cosa evanescente che chiamano federalismo fiscale, in altri paesi si preoccupano di rilevare lo stato di benessere del paese.
Facciamo un esempio di crescita del PIL.
Gli sventurati che hanno costruito le case abusive a Messina o all’Aquila nel momento che costruivano incrementavano il PIL. Ha incrementato il PIL anche l’attività di soccorso e la incrementerà anche la ricostruzione delle case. Anche l’attività di inquinamento incrementa il PIL. Anche l’attività della mafia incrementa il PIL.
Anche scavare buche e poi riempirle incrementa il PIL. Ora il nostro incremento di Pil rilevato nel secondo trimestre di quest’anno è diminuito del 5% rispetto al trimestre precedente. La caduta è rallentata ma stiamo sempre in caduta. Come diceva quello che si era buttato dal trentesimo piano, passando dal decimo: fino ad ora tutto bene. Mentre negli altri paesi concorrenti al nostro si è registrato un incremento. Un incremento dello 0,3 per cento in Francia e Germania e 0,9 per cento in Giappone. Poco male direbbe qualcuno.
Ma a questo qualcuno bisognerebbe spiegargli che nello sviluppo economico chi corre in bicicletta rispetto a chi corre in automobile sarà sempre più staccato e questi distacchi saranno sempre più difficili da recuperare. Tra questi qualcuno ci sono anche i nostri rappresentanti politici.