1.

Primo Piano

Cultura La mostra sarà esposta fino al prossimo 1° Luglio 18/06/2012

Relitti umani, una mostra al Castello Svevo di Bari

Franco Introna fotografa oggetti abbandonati. Con essi ci racconta la storia

Alcune esposizioni durante la mostra
Alcune esposizioni durante la mostra Caterina Rinaldo

Non esistono storie piccole o grandi, esistono solo storie, incantesimi da ascoltare e da non perdere, così recita il saggio introduttivo della mostra "Relitti umani" di Franco Introna, visitabile fino al 1 luglio presso il Castello Svevo di Bari.

L'iniziativa vede il coordinamento di Michele Roberto, responsabile scientifico dell'associazione, La Corte fotografia e ricerca e il patrocinio del FAI, Delegazione di Bari oltre che della Banca Popolare e dell'Associazione Italo Calvino.

Le fotografie di Franco Introna scorrono dal particolare al generale per raccontare una storia, la storia di tantissime cose. Si tratta di oggetti che riportano a vicende di varie generazioni, grazie ai quali si cerca di far riflettere sul vissuto della cosa abbandonata, risalendo dal dettaglio al tutto. Una bitta arruginita sul molo borbonico è quasi interrata, mostra sui fianchi i segni della frizione fatta dalle corde. Non si tratta certo di cime moderne, bensì metalliche utilizzate ai tempi della Compagnia di navigazione Puglia. Essa rappresenta un pezzo della storia di questa regione, raccontata attraverso un oggetto rtitrovato per caso. L'ormeggio di una nave è un momento felice oppure di grande tristezza, segna la partenza oppure l'arrivo, è carico di sogni o di delusioni. L'immagine dello scafo di una nave arenata mostra invece la sovrapposizione di tre nomi, conseguente al cambio dell'armatore. Si tratta di un evento tradizionalmente considerato funesto e, per questa ragione, la nave viene verniciata ogni volta, ma lasciando intravedere il vecchio nome affinchè "non se ne abbia troppo a male".
Attraverso queste immagini Introna riesce a raccontare tante piccole storie. Non ci sono solo navi, ma anche fotografie di carcasse di auto, come la vecchia scocca della 1100 D, insegne cadenti, alcune littorine nella stazione abbandonata di Mellitto, graffiti, superfici dalla vernice scrostata che diventano quasi rappresentazioni di pittura astratta. Questi luoghi raccontano speranze ed aspettative, tracciano il segno del passato, generano dei ricordi. Sono oggetti che ho trovato per caso guardandomi intorno -  dice il professore – siamo circondati da queste cose quotidianamente.

La mostra si compone anche di alcuni dittici e predilige l'utilizzo del formato orizzontale, che “serve a dare ordine al disordine degli oggetti”, racconta Michele Roberto. Anche l'esposizione di alcuni elementi "recuperati" attribuisce al percorso espositivo una lettura più scientifica che non meramente artistica o interpretativa.

Un oggetto può fare parte del paesaggio? Secondo il professor Dino Borri, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Bari, intervenuto nel corso della presentazione, si tratta di un'affermazione pienamente condivisibile. Il paesaggio è una trasformazione dell'ambiente, una costruzione culturale e gli oggetti ne fanno parte. Del resto ciascuno di noi lascia delle tracce. Ci sono delle regioni che sono cariche di segni e oggetti d'arte che ne costituiscono la costruzione culturale, solo che tendiamo a non accorgercene, e in questo commettiamo un errore. Ci sono organizzazioni che non cambiano mai gli oggetti che funzionano, perchè fanno parte del paesaggio artistico. Questo atteggiamento denota un tradizionalismo intelligente. Di sicuro questi oggetti possono dire molto sulla comunità e sui singoli che li hanno abbandonati.

In Italia tendiamo a lasciare andare il passato e, prediligendo il contemporaneo, siamo proiettati in un futuro effimero e dimentichiamo cose antichissime e stratificazioni storiche. Non curare il passato è un atto che non porta lontanto. In tal senso il FAI è impegnato nella rivalutazione dei luoghi.
Relitti umani è un titolo ambiguo per raccontare la storia delle persone che si cela dietro quegli oggetti.  La mostra è una ricerca sulla non-morte. Nell'epoca del consumismo riprendere gli oggetti del passato rappresenta il recupero di alcuni valori. Ognuno ha dei paesaggi nell'anima che hanno fatto parte della propria vita, esattamente come gli oggetti fotografati da Introna. Il paesaggio a sud di Bari deve essere migliorato – dice Borri – ma i paesaggi poveri si ritrovano in altri luoghi e sono straordinari, perchè in essi si vede la storia. Se dovessero essere civilizzati – prosegue il docente – sentirei di perdere qualcosa. Ci sono delle ekoinè, che sono straordinarie -  non a caso, ricorda - La fotografia degli anni Venti o Trenta era il mezzo con cui Mumford educava i giovani al paesaggio.

La ricerca di Introna si svolge attraversando il tempo, riportando alla memoria cose dimenticate, sfuggite all'attenzione e alla storia.
Queste fotografie se guardate superficialmente -  conclude l'autore – non dicono niente a nessuno. Gli oggetti fotografati sono dei muti registratori. Esattamente quello che accade quando distrattamente passiamo vicino a ciò che è stato abbandonato, dimenticando di provare ad ascoltare.

 

Relitti umani
Foto di Franco Introna
Castelllo Svevo di Bari
7 giugno – 1 luglio 2012
dalle 8,30 alle 19,30 – chiuso il mercoledì

In collaboarazione con La Corte Fotografia e ricerca, Banca Popolare di Bari, Fai – Delegazione di Bari, Associazione Italo Calvino.

Inserisci un commento

invia