Il cantiere

Grotte San Marcello, la Soprintendenza: «Nessun interesse archeologico»

Quella emersa tra via Fanelli e via Fortunato sarebbe, secondo i tecnici, una «cava di calcarenite». Galasso ipotizza un eventuale recupero all'interno dei nuovi edifici

Attualità
Bari mercoledì 06 dicembre 2017
di La Redazione
Gli scavi nell'area tra via Fanelli e via Fortunato
Gli scavi nell'area tra via Fanelli e via Fortunato © n.c.

«Allo stato attuale delle verifiche e delle indagini effettuate non si rilevano elementi tali da poter ritenere il sito di interesse archeologico ai sensi del Decreto legislativo 42/04».

La Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari si esprime così sul ritrovamento di alcuni ambienti ipogei sul cantiere del Pirp San Marcello, nell’area tra via Fanelli e via Fortunato.

La dichiarazione è del soprintendente Luigi La Rocca. «Inoltre, ai fini della verifica di possibili emergenze di interesse che potrebbero sopravvenire nella prosecuzione dei lavori di scavo nel cantiere, la Soprintendenza ha comunque prescritto all’impresa esecutrice dei lavori l’assistenza archeologica continuativa a cura degli archeologi già incaricati - aggiunge -. Sarà oggetto di successiva valutazione, d’intesa con il Comune di Bari, la possibilità di mantenere traccia delle attività di cava nell’ambito di spazi destinati alla sede degli uffici comunali, sulla base di ipotesi progettuali da verificare anche con l’impresa esecutrice».

Sul caso, lo scorso 13 novembre, si era espresso il Movimento 5 Stelle, chiedendo chiarezza su quanto emerso dagli scavi.

Il cantiere
Nell’ambito del Programma integrato di riqualificazione delle periferie - Pirp San Marcello, nell’area tra via Fanelli e via Fortunato, sono in corso, da alcuni mesi, le lavorazioni di scavo propedeutiche all’esecuzione degli edifici che ospiteranno la nuova sede del Municipio (ex Circoscrizione) territoriale e un edificio residenziale.

Nelle scorse settimane la Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, d’intesa con il Comune di Bari e la direzione lavori in capo all’impresa De Bartolomeo, esecutrice del Pirp, ha prima eseguito una verifica diretta dei luoghi a cura dei propri funzionari (lo scorso 9 novembre) e successivamente (a partire dal 15 novembre) ha predisposto una serie di verifiche archeologiche preliminari ad ogni successiva forma di utilizzo dell’area, a seguito del ritrovamento di tracce di un possibile ambiente ipogeo sul fronte del cantiere e su segnalazione del nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale.

Gli archeologi incaricati, individuati sulla base di un idoneo curriculum formativo e professionale, hanno proceduto con la direzione della Soprintendenza alla verifica delle sezioni di scavo per l’individuazione di emergenze, strutture o stratigrafie archeologiche.

«Tali attività - dichiara Palazzo di Città - hanno consentito di identificare e delimitare una cava di calcarenite a cielo aperto, con pareti alte circa 2 metri dal piano di campagna. Lungo le sezioni della cava risultano, infatti, evidenti i segni della cavatura di blocchi di forma squadrata e alcuni segni che ricalcano il lavoro degli strumenti impiegati. La “tufara”, che sulla base degli elementi reperiti può essere datata ai primi decenni del XX secolo, è stata interrata negli anni ’60: l’area è stata utilizzata successivamente per altri servizi, come il campo sportivo e la sistemazione di alcuni manufatti prefabbricati ad uso scolastico».

«Al momento, quindi, l’unico elemento di particolare evidenza è dato da una fossa rettangolare di 2,57 x 1,50 metri (orientata in senso nord/sud) ricavata a gradoni nel banco roccioso, che rappresenta il risultato di opere di saggio per le attività di cava finalizzate a valutare le potenzialità estrattive» commenta il Comune.

Una cavità artificiale a pianta quadrangolare di 4 x 2, 80 metri e l’altezza di 2.50 metri, che viene definita ipogeo, si apre invece lungo una delle sezioni della cava, vicino la fossa rettangolare. Le indagini archeologiche stratigrafiche hanno consentito di mettere la struttura in relazione con le fasi d’uso della cava stessa, dato che le pareti interne del vano rivelano tracce evidenti di attività estrattive e lasciano intendere che l’ambiente veniva utilizzato come vano di servizio della cava, adibito a ricovero degli attrezzi.

Il commento dell'assessore
«Il Pirp - evidenzia l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Galasso - è finalizzato alla rigenerazione urbana di un vasto comprensorio, quello di “San Marcello”, mediante un insieme sistematico di interventi pubblici e privati tra loro coordinati, tutti recentemente sbloccati dall’amministrazione comunale, dando così seguito a un’importante riqualificazione dell’intera area. Tranquillizziamo tutti sulla prosecuzione di questi lavori, in considerazione della non rilevanza archeologica dei rinvenimenti di una tufara emersa durante le operazioni di scavo. Pur tuttavia valuteremo la possibilità di conservare evidenza degli stessi all’interno degli spazi pubblici al piano terra dei nuovi uffici comunali, compatibilmente con le specificità del progetto e l’effettivo livello di interesse complessivo che la cava di calcarenite nel suo insieme evidenzierà, una volta terminate le operazioni di scavo, tuttora in corso con l’assistenza archeologica continuativa in cantiere».

Nello specifico - illustra il Comune - le opere previste dal Pirp, molte delle quali già cantierizzate e altre di prossimo avvio, riguardano il rinnovo delle urbanizzazioni primarie (fogna bianca, fogna nera, pubblica illuminazione), il risanamento degli immobili Iacp, la realizzazione di nuove piste ciclabili, nuova edilizia residenziale privata e residenziale pubblica per persone in difficoltà, la nuova sede degli uffici comunali del Municipio e una complessiva sistemazione urbana con giardini, parcheggi, viabilità, zone pedonali, arredi urbani e impianti sportivi. L’area interessata dagli scavi è quella corrispondente alla sede degli uffici comunali, dove sono previsti un parcheggio interrato di superficie pari 2.600 metri quadri e un archivio-deposito di 500 metri quadri. Si svilupperà per 4 piani fuori terra, con una superficie complessiva pari a 2.400 metri quadri, per lo svolgimento delle funzioni istituzionali e sociali connesse al decentramento amministrativo del II Municipio.

Nella stessa area, ad est, è prevista anche la realizzazione di un immobile a destinazione residenziale di 5 piani, più piano terra, servito da due livelli interrati a parcheggio per complessivi 2.600 metri quadri.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette