Università

«L'anno accademico è finito e 1.000 studenti aspettano la borsa di studio»

Link e Rete della conoscenza attaccano: «Ritardo del Ministero gravissimo»

Attualità
Bari domenica 16 luglio 2017
di La Redazione
Il ministro della Pubblica istruzione, Valeria Fedeli
Il ministro della Pubblica istruzione, Valeria Fedeli © n.c.

«Siamo a luglio 2017, ad anno accademico ormai abbondantemente concluso, ma circa 1.000 studenti del primo anno, non solo non hanno ricevuto la borsa di studio, ma sono ancora “idonei non beneficiari”, la drammatica figura italiana di chi ha tutte le carte in regola per ricevere la borsa, ma non la percepisce per insufficienza di fondi».

Questa la dura denuncia di Link e Rete della conoscenza. Le due sigle sindacali durante tutto l’anno accademico si sono adoperate «dentro e fuori dagli organi istituzionali per garantire il diritto allo studio».

«Ad oggi il 90% degli studenti ha avuto la borsa - dichiara Enrico Pulieri, rappresentante nel consiglio di amministrazione di Adisu Puglia - tuttavia quest’anno si è registrato un ritardo mai visto nell’erogazione dei fondi nazionali e per la prima volta in Puglia a luglio ci sono studenti che ancora attendono di conoscere la propria situazione».

«Quest’anno - si sottolinea - la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera alla ripartizione delle risorse per le borse di studio soltanto il 25 maggio e da allora soltanto in questi giorni il Ministero dell'Istruzione ha provveduto a inviare ufficialmente il riparto alle Regioni e la Puglia ha ricevuto 13,4 milioni».

«Il ritardo che il Miur ha fatto accumulare è gravissimo - sottolineano le sigle studentesche -, perché declassa le borse di studio a mero rimborso spese e si abbatte su una platea particolarmente sensibile, come quella delle matricole, che avrebbero bisogno di più supporto nell’ingresso nel mondo universitario. Per questa ragione riteniamo fondamentale che l’Adisu Puglia si attivi immediatamente per erogare le borse di studio rimaste, visto che i tempi si sono già protratti oltre i limiti sostenibili».

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