mercoledì 02 maggio 2012 Cultura
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Dal porto alla città. Bernard Plossu il fotografo barisien

Bernard Plossu e Cosmo Laera indagano la dimensione portuale della città di Bari

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Un momento della presentazione del libro fotografico Bari/Porto-Proiezioni Mediterranee
- Un momento della presentazione del libro fotografico Bari/Porto-Proiezioni Mediterranee © Caterina Rinaldo

Nel panorama di iniziative che in questi giorni caratterizzano la città di Bari e che in qualche modo “riempiono” i principali luoghi espositivi del capoluogo pugliese, spiccano alcune manifestazioni che costituiscono rivelazione di una forma d’arte ancora autenticamente espressa. Il riferimento è alla presentazione del libro fotografico Bari/Porto-Proiezioni Mediterranee (Edizioni Magenes), avvenuta sabato pomeriggio presso il Terminal crociere del Porto di Bari.

Gli autori sono Bernard Plossu e Cosmo Laera. Il primo, uno dei più importanti fotografi francesi ha indagato il rapporto non solo visivo, ma anche sociale, che esiste tra la città di Bari e il mare, lavorando su una dimensione dettagliata e personale della zona portuale. Il secondo, fotografo di professione, ha individuato la dimensione spaziale legata all’elemento umano, dando una definizione più estesa della relazione esistente tra porto e città. Li accomuna questo progetto di indagine dedicato alla città di Bari e al legame molto forte esistente con la linea di costa, in particolare lì dove i flussi di passaggio e l’attracco delle navi, rendono il luogo, crocevia e punto di incontro e scambio, tra ciò che è permanente e ciò che è provvisorio, tra ciò che è fermo e ciò che è in perenne movimento. “Bari/Porto. Proiezioni mediterranee” rappresenta il confronto, la visione ravvicinata e parallela tra chi osserva la città con occhi nuovi e chi ne indaga il vivere quotidiano. Esattamente quello che accade tra chi risiede nel porto e chi lo attraversa occasionalmente. Immagini di straordinaria sensibilità artistica raccontano la zona portuale attraverso piani dinamici e prospettive, che traguardano navi da crociera o mercantili ormeggiati in attesa del loro carico di uomini e merci, immagini che ritraggono sylos che fanno da sfondo al passaggio e all’approdo, uomini, animali, mezzi in movimento, fiori, ma anche il guardare da e attraverso le cose, proprio come fa chi arriva e chi parte. Il Porto di Plossu è il porto del Mediterraneo, “la mia stessa storia appartiene al Mediterraneo”, dice il fotografo francese raccontando dei suoi maestri della formazione, tra cui rientrano Carlo Carrà, Giuseppe Cavalli e lo scrittore Carlo Emilio Gadda. “La mia è una visione neorealista della realtà, molto vicina all’idea di maestri come Roberto Rossellini”.

Come nasce il progetto fotografico “Bari/Porto. Proiezioni mediterranee” ?
Nasce a seguito di un progetto fotografico dedicato a Castel del Monte. In quell’occasione ebbi modo di conosce Cosmo Laera. Ne nacque un’amicizia e una collaborazione su Bari, a cui seguirono numerose mostre oltre all’invito a partecipare a Corigliano Calabro 2009. La mia frequentazione di Bari è radicata e la mia vita si è spostata un po’ qui. Sto diventando un po’ “barisien”. L’anno scorso ad esempio è stata organizzata una mostra presso L’Alliance Française dal titolo “Bari au 50 mm”. Negli stessi giorni ho iniziato a lavorare all’interno del Porto. Senz’altro il contributo della Regione Puglia è stato determinante nella creazione di questo progetto, come pure l’assenso dell’Autorità portuale, che mi ha permesso di fotografare senza troppi ostacoli.

Che cosa l’ha colpita nell’osservazione della città di Bari e in particolare della zona portuale ?
Principalmente l’ambiente. Ci sono diverse situazioni, una di queste è la contrapposizione che esiste tra la città antica e la città moderna. Il centro antico è un luogo che i francesi visitano molto volentieri. I quartieri vicino al porto mi hanno ricordato la pittura metafisica di Mario Sironi. C’è molta luce e questo mi ha fatto pensare immediatamente alla fotografia di Giuseppe Cavalli, un autore molto importante della prima metà del Novecento, che è stato poi il maestro di Mario Giacomelli. Nel porto ho ritrovato una luce che si avvicina molto alla atmosfere di Cavalli. Nello stesso tempo è stato determinante l’incontro con alcuni giocatori di carte. Sono persone che ormai non lavorano più, ma per le quali il porto è diventato una seconda casa. Si ritrovano lì per una partita e per bere qualcosa. Ho chiesto il permesso di poterli fotografare e il loro consenso è stato per me come un benvenuto, come un cenno di accoglienza che ha segnato l’anticipazione di tutto il mio lavoro su Bari. Un lavoro fatto con il cuore. Un altro aspetto che mi ha colpito è stato vedere la città animata di sera. I vicoli pieni di gente mi hanno comunicato l’idea di una situazione familiare. Una realtà a me molto vicina. Certo il termine di paragone è Marsiglia, dove c’è una situazione molto più violenta, ma questa atmosfera a Bari non l’ho avvertita affatto.

Quale dimensione visiva ha ritrovato nella lettura del territorio barese ?
E’ stato come rappresentare me stesso attraverso il Porto. Lavoro da sempre con un 50 mm, fotografando con una Nikkormat a pellicola e per me è stato molto importante l’incontro con l’antropologo americano Edward T. Hall, che ha scritto un libro dedicato alla prossemica. Egli spiega questo aspetto nel saggio intitolato “La dimensione nascosta”, dove c’è tutto un capitolo dedicato alla prossimità, alla distanza che uomini e animali mantengono rispetto a sé e alle cose. Il 50 mm si adatta molto a questo discorso, non c’è la deformazione del grandangolare e nemmeno l’appiattimento del teleobiettivo.
 

Cosmo,  da anni porti avanti un’instancabile opera di divulgazione della fotografia, organizzando mostre, conferenze, dibattiti e manifestazioni, divenute importanti punti di riferimento sia a Bari che in Italia.Cosa hai voluto mostrare attraverso il tuo lavoro fotografico?

La mia è una visione di chi vive una contemporaneità anche fotografica nel trasmettere immagini. Bernard Plossu lavora mantenendo la sua tradizionalità, io cerco di dare uno sguardo più contemporaneo, mostrando una visione più ampia degli spazi e della luce, che è poi il tema che ha accomunato il mio lavoro a quello di Bernard. Naturalmente lui dà una visione più intima. Io una visione più estesa, cercando di collocare questo spazio in una dimensione ben delineata. Tutto questo lavoro è nato, perché tra città e porto c’è una relazione che non è immediatamente percepita. Uno spazio che mostro, mettendo in relazione la dimensione con l’uomo, che poi è il punto centrale dello spazio stesso. Ultimamente sto proprio lavorando su questo modalità di lettura della città, per rappresentare un luogo e dargli la giusta dimensione, mettendolo in rapporto con la persona. Nelle fotografie di Bernard non c’è sempre una figura animata. Nelle mie l’elemento umano serve a dare un punto di riferimento.

Il volume consiste in 150 fotografie realizzate a colori e in bianco e nero ed è arricchito dai contributi scritti di Pino Aprile, Donatello Bellomo, Enrica Simonetti e Nicolò Carnimeo. L’iniziativa è dell’associazione Vedetta del Mediterraneo, ma l’idea è anche quella di collegare Bari alla città di Marsiglia nell’ambito del progetto “Photomediterranea”, per trasmettere le suggestioni che il mare può dare, quella luce reale e fortissima che Plossu riesce a rendere tratteggiando i chiaroscuri dell’immagine, raccontando i rumori e i silenzi del porto, che alternano vita e vita silente, trasmettendo la bellezza di questi luoghi. Nel prossimo ottobre si terrà una grande mostra nel porto di Marsiglia e in quell’occasione sarà esposto il libro che contiene le immagini di Bari. Invece nel 2016, ci sarà un’altra occasione di ammirare la città, vale a dire una retrospettiva che si terrà a Parigi, in cui saranno esposte tutte le immagini che Plossu ha realizzato.

E’ stato molto importante dialogare con gli scrittori, perché parlare di fotografia è anche parlare di scrittura. In questo caso scrittura con la luce”- dice Plossu.

C’è un rapporto ancestrale che lega l’Italia e la Francia. Una dualità che si rileva pensando agli angioini, ai commerci tra i due paesi o semplicemente al fatto che la città moderna sia detta “murattiano”. Del resto “Tutti gli scrittori hanno sempre sottolineato questa doppia anima. O semplicemente quella volontà di andare oltre, avvicinando due parti che rappresentano ognuna nuove scoperte e nuovi viaggi. Andando  - come dice il prof. Giovanni Dotoli – al di là del mare”.

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