Bari - martedì 23 febbraio 2016 Cronaca

Indagini della Dda

Estorsioni, dieci arresti tra i Parisi. Sequestrati beni per 56 milioni

Indagini partite dalla denuncia di un imprenditore. Prezzi più alti imposti alle ditte concorrenti nel settore caseario

Indagini partite dalla denuncia di un imprenditore. Prezzi più alti imposti alle ditte concorrenti nel settore caseario
Indagini partite dalla denuncia di un imprenditore. Prezzi più alti imposti alle ditte concorrenti nel settore caseario © n.c.
di La Redazione

Maxi operazione della Guardia di finanza contro il clan Parisi.

Alle prime luci dell'alba i militari del nucleo di Polizia tributaria del Comando provinciale di Bari hanno notificato dieci ordinanze di custodia cautelare disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Francesco Pellecchia. Sotto sequestro sono finiti beni per un valore stimato di circa 56 milioni di euro.

Tra gli arrestati Michele Parisi, fratello del boss "Savinuccio". In carcere sono finiti tre baresi di 41, 44 e 49 anni e un bitontino di 42 anni.

Arresti domiciliari per sei persone: due baresi di 30 e 41 anni; due bitontini di 43 e 64 anni; un 39enne tarantino e un 37enne di Vizzoli, in provincia di Milano.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Rossi, sono state avviate dalle dichiarazioni un imprenditore del Barese.

Stando agli accertamenti della Direzione distrettuale antimafia, il gruppo criminale si sarebbe reso protagonista di una molteplicità di attività illecite. Estorsioni in primis, anche con l’uso di armi, ai danni di imprenditori locali dei settori dell’edilizia e lattiero-caseario.

Michele Parisi, suo fratello Nicola e altri indagati avebbero costretto numerosi imprenditori, la cui attività cadeva nelle zone di influenza del clan, a corrispondere somme di denaro con cadenza periodica e in percentuale ai ricavi, o ad assumere come custodi persone legate direttamente o indirettamente allo stesso clan.

Le indagini hanno svelato un vero e proprio rapporto di scambio di benefici tra l’imprenditore e Michele Parisi: a fronte della cosiddetta "protezione", l’imprenditore spesso si sarebbe avvalso della forza intimidatrice di Michele Parisi per risolvere questioni di carattere personale e imprenditoriale.

L’intreccio di interessi avrebbe, così, permesso all’imprenditore di imporre ad altre aziende, con violenza o minacce, l’obbligo di praticare prezzi più alti con lo scopo di minare le più elementari regole della concorrenza e del mercato. Parisi sarebbe stato fittiziamente assunto alle dipendenze di un caseificio per legittimare il denaro versato dalla ditta e, nel contempo, ricevere dall'Inps anche un'indennità di disoccupazione.

La Dda ha anche accertato altre molteplici attività criminali, tra cui l’organizzazione di rapine a mano armata, non andate a segno solo per alcune circostanze. È stata inoltre sequestrata una pistola Beretta calibro 9, appena venduta dallo stesso Parisi. A ciò si aggiungano anche una serie di episodi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Gli accertamenti hanno anche coinvolto l'aspetto finanziario. Notevole - hanno accertato i Finanzieri - la sproporzione tra disponibilità di beni e la capacità economica dichiarata. Sono state pertanto sottoposte d'urgenza, a vincolo cautelare, quote sociali relative a cinque società, due compendi aziendali, undici auto, tre moto, 27 immobili (14 fabbricati e 13 terreni). per un valore complessivo di oltre 56 milioni di euro.
 

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