martedì 04 giugno 2013 Attualità
Sono 6 gli appalti su cui la Procura indaga

Appalti, interdizione per Vito Degennaro

Il Pm Nitti lo ha sospeso per due mesi dall'esercizio di attività d'impresa

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Vito Degennaro
Vito Degennaro © n.c.

L’imprenditore Vito Michele Degennaro, indagato nella maxi inchiesta sulla realizzazione di sei grandi opere urbanistiche ed edilizie del capoluogo pugliese è stato interdetto dall’esercizio dell’attività d’impresa. Il tribunale del Riesame di Bari, accogliendo in parte l’appello proposto dal pm Renato Nitti, lo ha "sospeso" per due mesi.

La misura non sarà esecutiva fino alla decisione della Cassazione. Vito Michele Degennaro, secondo il pubblico ministero, avrebbe mantenuto «i rapporti con esponenti politici locali e nazionali al fine di ottenere copertura politica sulle operazioni di interesse» del gruppo. Nel marzo del 2012 l’inchiesta sfociò negli arresti ai domiciliari, tra gli altri, di Gerardo Degennaro e suo fratello Daniele Giulio Degennaro, mentre il gip rigettò altre nove richieste di custodia cautelare, tra queste anche quella che era stata chiesta per Vito Degennaro. Le accuse sono, a vario titolo per le 81 persone indagate, corruzione di pubblici ufficiali, falso in atto pubblico, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture. La Procura aveva chiesto l’arresto per il manager, ma i giudici hanno ritenuto che fosse sufficiente l’interdizione dalla professione.

Sono sei gli appalti che - secondo gli inquirenti - sarebbero stati aggiudicati illecitamente corrompendo pubblici dipendenti e componenti di commissioni di collaudo (non tutte le opere però furono realizzate dalla famiglia Degennaro): nel mirino finirono i lavori per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e di piazza Cesare Battisti, per la costruzione del centro direzionale del rione San Paolo, del mercato di via Caldarola, al rione Japigia, dei giardini di via Matarrese, al rione Poggiofranco, e del rifacimento della facciata di palazzo di Città in occasione della visita in città del presidente della Repubblica. Il prezzo della presunta corruzione sarebbe consistito in promesse di promozioni ed incarichi, in soggiorni in hotel, in un appartamento. Al termine dell’indagine furono sequestrati anche 25 milioni di euro.

L’inchiesta, svolta dalla guardia di finanza, scattò dopo un evento tragico, l’alluvione del 2005 che inondò Bari e provocò un morto. Durante l’alluvione l’acqua del canalone Lamasinata travolse l’ex cava di Maso, che era stata trasformata in un centro sportivo polifunzionale. L’allagamento dell’ex cava mise a rischio di staticità tutta la zona circostante nella quale era sorto il quartiere residenziale «Carbonara 2». Fu quello il momento in cui la magistratura avviò un’inchiesta che, via via si è allargata, finendo per coinvolgere anche il gruppo Degennaro.

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1 Commento
il 04 giugno 2013 alle 12:05
Gabriele Piscitelli
Come Cittadino si chiedono le dimmissioni del sig. Michele Emiliano. In quanto ai fini della Sua ipogrisia non adotta il disciplinari verso dirigenti in mala fede e delegati sindacali. Basterebbe digitare CUD - Viziato. per capire a cosa si e stati sottoposti. A meno che non si a occhi per non vedere determinate cose.
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