di
Silvia Cocuzza
Se lo sono chiesto in molti, dopo la trafila durata quasi un anno tra proteste degli studenti, delibere ufficiali e poi smentite, riunioni dei consigli di Facoltà: a cosa sarebbe valso un aumento così significativo delle tasse imposto agli iscritti dell’Università di Bari? Visto e considerato che non c’è stato alcun corrispettivo nel miglioramento della qualità del servizio, né in termini di materiale didattico né di strutture a disposizione degli studenti né di insegnamento (anzi, dall’inizio del famigerato semestre “di prova” delle misure varate, se possibile i disguidi sono anche aumentati, andandosi a sommare per altro a quelli derivanti dalla Riforma dell’Istruzione Gelmini, che ha comportato abolizione di intere cattedre e relativi appelli d’esame).
La risposta è molto semplice: si doveva far fronte al disavanzo dell’Università “Aldo Moro”, ammontante lo scorso anno a ben 52 milioni di euro. Pertanto, costituito d’urgenza un piano di rientro economico, la prima decisione presa è stata quella relativa alla modificazione del Regolamento Tasse e Contributi: il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, nel mese di agosto 2010, avrebbe infatti decretato un aumento generalizzato e ripartito per fasce di reddito, dei versamenti cui gli studenti sono tenuti durante l’anno accademico.
Questo, nonostante le numerose “rivolte” perpetrate per mesi dai ragazzi, nonché i documenti siglati dai rappresentanti di facoltà, riuniti nel cercare proposte alternative per rientrare dallo sforamento dei bilanci universitari, senza gravare necessariamente sugli studenti. Tutto ciò, in vano.
L’ultima voce che si leva dal coro unanime di discordia ed amarezza che le misure drastiche hanno creato nella comunità universitaria, proviene stavolta dagli studenti specializzandi della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari.
I giovani medici protestano infatti apertamente, parlando di “aumento ingiustificato ed elevato di tasse e contributi di frequenza delle Scuole di Specializzazione della Facoltà”. Si tratta, in effetti, di un incremento pari al 60% rispetto ai versamenti previsti per l’anno scorso: si è passato dai 968 euro annui del 2009-2010 a ben 1550 euro, per effetto delle decisioni del CdA dell’Università Aldo Moro. Una cifra che, come gli stessi specializzandi fanno notare, equivale praticamente “ad una mensilità da erogare nelle casse dell’Università degli Studi di Bari”.
La questione è di importanza non indifferente, perché sebbene da sempre quella della Medicina sia una strada piuttosto elitaria anche e soprattutto proprio per i costi che necessità a livello di mantenimento, è pur vero che risulta inaccettabile un aumento così spudorato e, a primo acchito, decisamente irrazionale delle tasse imposte agli studenti; tasse, che gravano non tanto sui giovani specializzandi quanto sulle loro famiglie, dato che il nostro sistema sociale impedisce per lo più a quanti studiano –ma anche spesso a chi ha già terminato– l’indipendenza. E, d’altronde, sarebbe impensabile rendersi autonomi dovendo sborsare, come in questo caso, fior di quattrini solo per riuscire a laurearsi.
Per cercare di affrontare il problema, i circa 600 medici in formazione hanno redatto ed inviato al Magnifico Rettore un documento di protesta, chiedendo la sospensione del provvedimento relativo all’incremento dei contributi annui delle Scuole di Specializzazione e l’avvio di un tavolo di confronto sull’argomento.
A fronte di nessuna risposta, è stato anche chiesto più volte un colloquio con il Prorettore, in qualità di responsabile della Commissione Tasse. Ma, fanno sapere gli specializzandi: “Tempo sprecato. Ad oggi non abbiamo avuto la possibilità di avere un confronto. Si decide sulla nostra pelle senza darci neanche spiegazioni. Noi specializzandi chiediamo a gran voce l’immediata sospensione del pagamento delle tasse e il ripristino dei contributi previsti per gli anni precedenti”.
Di qui, la decisione severamente provocatoria ma certamente significativa, da parte degli studenti, di astenersi fino alla fine di marzo dalle attività previste per il medico in formazione specialistica e di recarsi in Ateneo, dove si spera riescano ad ottenere spiegazioni. Spiegazioni che è difficile saranno convincenti, ma quantomeno rispetterebbero un diritto rivendicato oggi da tutti gli iscritti all’Università degli Studi di Bari: sapere il perché e dove vanno a finire i tanti soldi sborsati per studiare.
di Silvia Cocuzza
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