di
Laura Maffei
Escrementi di cani
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archivio
Pare sia attribuita al grande filosofo ateniese Socrate l’aforisma “più conosco gli uomini, più amo il mio cane”. Una grande verità per chi rispetta gli animali e i cani in particolare, fidi compagni dell’uomo.
Tra loro c’è chi ha vegliato il corpo del proprio padrone per ore intere, chi gli ha salvato la vita, chi ha atteso invano il suo ritorno e chi – come narra Omero, nella straziante scena dell’Odissea–, immediatamente prima di morire, è stato l’unico a riconoscere il proprio padrone seppur dopo vent’anni di assenza, invecchiato e mascherato da mendicante per non farsi riconoscere dai Proci.
Eppure ci sono persone che non esitano a far cadere sui fedeli amici a quattro zampe le loro colpe. Vien da sé un’altra nota espressione: “Le colpe dei padri ricadono sui figli”.
Succede spesso nella nostra città quando i padroni portano in giro i loro cani per la quotidiana passeggiata durante la quale possono fare i bisognini, con il cui comportamento, secondo la scienza veterinaria, Fido vuole “marcare”, ovvero difendere il territorio, una sorta di tutela della tana e dei componenti del gruppo sociale.
Poverino lui, cosa ne può sapere che però farlo sui marciapiedi, di fronte ai portoni d’ingresso dei palazzi o alle saracinesche dei negozi, sulle ruote delle autovetture, nei giardinetti pubblici NON deputati allo scodinzolare canino, sia sconveniente?
A tutelare i posti pubblici, pulendo adeguatamente dopo i bisognini dei cani, devono essere i padroni armati di bustina e paletta, anche senza la presenza dei vigili che minacciano la multa.
Ma questo non succede, e se il cane riporta per strada quello ingurgitato il giorno prima poco importa, tanto non l’ha fatto mica a casa, e in ogni caso, "la colpa è solo sua" decreta il padrone!
Già, perché sembra che a Bari ci sia la regola “le cose pubbliche sono di tutti, quindi non sono di nessuno, quindi a me non importa”. E allora giù anche con carte, immondizia, sacchetti fuori dai bidoni, tanto c’è l’AMIU che la prenderà e/o pulirà.
Non si chiama civiltà questa.
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