Bianko Matto Project
Foto: ©
Jose Carlos Bellantuono
Il progetto itinerante, nasce come un grande contenitore che racchiude al suo interno live show, performance, arte e soprattutto tanta musica.
Sarà possibile soddisfare ogni genere di ricerca e curiosità, attraverso la valorizzazione del passato e delle tradizioni, l’educazione al riciclaggio, la reinterpretazione di oggetti che nel tempo hanno perso valore e bellezza, l’esaltazione dell’ pensare, fare, progettare, ed infine realizzare.
Gli ideatori di una così variegata composizione sono tre bizzarri sperimentatori eclettici ed entusiasti, Navak , Fabrizio Detommaso e Jose Carlos Bellantuono, decisi a rendere Bianko Matto Project un'attrazione irresistibile, in cui Arte, Musica e live performing si mescolano tra loro creando qualcosa di assolutamente inedito e nuovo nel panorama creativo pugliese.
L’intento principale del progetto è quello di creare un colletivo, coinvolgendo le reltà undergound/sperimentale/artistiche, appartenenti al nostro territorio, liberi di esprimere e comunicare infiltrandosi nei tessuti urbani, amplificando meccanismi e dinamiche delle percezioni di massa.
Attraverso la musica elettronica associato allo sperimentalismo dell’arte concettuale, rinterpretando l’iper omologato in un collage video-sonoro-matreico originale che vede interagire campionatore, synthetaizer, turntables con elementi video analogici.
Emuli delle avanguardie dadaiste del primo 900, i Bianko Matto Project realizzano un'alchimia synth-pop, techno e video psichedelica.
Il project propone un surreale carosello sonoro e visivo a base di avanguardia, elettropop, sonorità retrofuturiste e improvvisazione totale.
All’attivo la pubblicazione del loro primo EP Nu-Da-da autoprodotto e free download, varie le collaborazioni con musicisti di livello nazionale e internazionale come Egidio Marchitelli (ITALIA) e Nevergone (USA), EP che verrà presentato sabato 23 giugno in anteprima assoluta in una location unica, Plataforma Paradiso.
FUNK-ART
Corrente artistica che prende il nome della mostra realizzata nel 1967 da Peter Selz, ritenuta sgradevole per i suoi continui richiami al sesso, alla religione, all'ironia nella politica, al kitsch e al non sense.
Nasce in contrapposizione alla struttura rigida fredda e seriale che contraddistingue tutta la Minimal Art.
I materiali adottati sono chiaramente, oggetti di rifiuto del consumo di massa, oggetti della vita quotidiana che ricordano molto lo stile Dada (ready-made) e gli assemblage di Rauschemberg.