Il tuo domicilio informatico e la sua tutela

Il concetto di domicilio fino a qualche decennio fa era legato al luogo in cui una persona stabiliva la sede principale dei suoi affari, oggi invece, ogni persona che utilizza un sistema informatico ha anche un 'domicilio informatico'

Bari - venerdì 18 marzo 2016
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Con L’art.4 della l. 547/93 il legislatore Italiano ha introdotto nel codice penale nuove figure di reato fra i delitti contro l’inviolabilità del domicilio e più precisamente del domicilio informatico. Se il concetto di domicilio fino a qualche decennio fa era legato essenzialmente al luogo in cui una persona stabiliva la sede principale dei suoi affari e interessi, oggi invece, a seguito del galoppante sviluppo tecnologico, ogni persona che utilizza un sistema informatico  ha anche un "domicilio informatico". Questo rappresenta il luogo ove si trasferiscono alcune delle proprie facoltà intellettuali, lo spazio ideale, ma anche fisico in cui sono contenuti i dati informatici di pertinenza della persona, a cui viene estesa la tutela della riservatezza della sfera individuale, quale bene costituzionalmente protetto.

Facebook, Istagram, Twitter ecc. sono i sistemi informatici più diffusi, nei quali vengono immagazzinati, generati ed elaborati tutti i dati immessi, e rappresentano, al momento dell'utilizzo, il domicilio informatico dell'utente a cui l'art 615 ter del codice penale, introdotto da detta legge, appronta una nuova e importante tutela. Ai sensi dello stesso "Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico  protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni." Nello specifico le condotte punite da tale norma consistono:

a) nell'accesso abusivo, quindi senza il consenso dell'utente, alla conoscenza dei dati o informazioni contenuti nel sistema, effettuato sia da lontano, come ad es. può fare un hacker, sia da vicino e cioè da persona che si trova a diretto contatto con il sistema informatico;

b) nel persistere nella già avvenuta introduzione, inizialmente autorizzata o casuale, continuando ad accedere alla conoscenza dei dati nonostante il divieto, anche tacito, del titolare del sistema.

L'articolo mira a tutelare, come si vede, i contenuti personalissimi legati ai dati raccolti nei sistemi informatici protetti da interferenze di terzi, in particolare si vuole tutelare una sorta di "privacy informatica", ancor prima di verificare se siano state attaccate l'integrità e la riservatezza dei dati. Il domicilio informatico, seppur virtuale, rappresenta un luogo di piena esplicazione dell'autodeterminazione della persona, a cui la Costituzione ha da sempre riservato attenzione e tutela, riconoscendo nella stessa la sua importante funzione individuale e di "connessione" sociale.

I propri dati personali, la propria storia, le proprie abitudini condivise sui social network, oltre ad essere un modo di autodeterminazione dell'utente, rappresentano "quei" dati personali che il legislatore con l'art 615 ter mira a proteggere, in quello spazio privo di barriere in cui sono condivisi. Se il concetto di privacy nasce legato alla sfera della vita privata, negli ultimi decenni ha dovuto subire un'evoluzione estensiva per arrivare ad una nuova esigenza, quella del controllo sui propri dati personali. Oggi quindi, il diritto alla  privacy è comunemente relativo al diritto della persona di controllare che le informazioni che la riguardano vengano trattate o guardate da altri solo in caso di necessità.

Sebbene sia il legislatore italiano che quello comunitario offrano degli strumenti adeguati  a protezione del domicilio informatico, luogo di estensione della personalità, è sicuramente l'utente il primo a dover e poter controllare i propri dati e quindi è il primo a potersi tutelare ponendo maggiore attenzione ai dati condivisi, alla quantità degli stessi immessa nel sistema e anche alla qualità.

 

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