Il fermo amministrativo dell’auto

Il fermo è una misura cautelare adottabile sui beni mobili registrati del contribuente da parte dell’Agente della Riscossione

Bari - martedì 19 aprile 2016
Fermo amministrativo dell'auto
Fermo amministrativo dell'auto © n.c.

Il fermo amministrativo è una misura cautelare adottabile sui beni mobili registrati del contribuente da parte dell’Agente della Riscossione. Ciò può avvenire qualora il contribuente – debitore nei confronti del Fisco (o di altro ente impositore) di una determinata somma di denaro superiore a 800 Euro – riceva la notifica di una cartella esattoriale o di un accertamento esecutivo e non provveda al pagamento delle somme richieste entro il termine indicato nell’atto.

I beni che possono essere sottoposti a fermo dall’Agente della Riscossione sono i beni mobili iscritti nei pubblici registri e dunque: autoveicoli e motoveicoli iscritti al PRA, aeromobili, autoscafi intesi quali unità da diporto e le unità adibite ad uso privato iscritte nei pubblici registri.

Prima di procedere al fermo amministrativo, tuttavia, l’Agente della Riscossione deve notificare al debitore una comunicazione di preavviso di fermo con la quale avvisa il contribuente che, se non pagherà entro 30 giorni dalla notifica del preavviso, procederà al fermo dell’autoveicolo. Tale comunicazione preventiva, introdotta nel 2013 con il c.d. Decreto del Fare, si pone a tutela del contribuente il quale – in presenza di determinati presupposti – potrà evitare il fermo dell’autoveicolo pagando o impugnando il preavviso.

Infatti, la comunicazione dell’Agente della Riscossione è un atto autonomamente impugnabile mediante ricorso presso il giudice competente a seconda della natura del debito per il quale inizia l’azione esecutiva: per esempio, se il debito è di natura tributaria (tasse, imposte, tributi vari) è competente il Giudice tributario.

L’impugnazione può essere proposta per la mancata notifica dell’atto presupposto – su cui si fonda la pretesa creditoria – oppure per vizi attinenti la comunicazione preventiva di iscrizione del fermo.

Ad esempio, si può proporre ricorso nel caso in cui l’Agente della Riscossione intenda sottoporre a fermo amministrativo un bene strumentale all’attività di impresa o professionale del contribuente. In tal caso, infatti, il legislatore ha previsto una limitazione a favore del contribuente. Per cui, il debitore che esercita attività di impresa o professionale può impedire l’iscrizione del fermo dimostrando che il veicolo (che l’Agente della Riscossione intende sottoporre a fermo) è strumentale alla propria attività. In tal senso si sono  recentemente espresse a favore del contribuente alcune Commissioni Tributarie, ritenendo impignorabile il veicolo qualora ne venga dimostrata la strumentalità del medesimo all’attività lavorativa  (cfr. CTP di Bari n. 915 del 12/02/2016, CTP di Perugia n. 40 del 10/02/2015).

Il Giudice Tributario si è, altresì, espresso statuendo l’impignorabilità dell’autovettura qualora, sebbene la stessa non sia direttamente strumentale all’attività produttiva o alla professione, sia l’unico mezzo a disposizione del contribuente per raggiungere il luogo di lavoro (cfr. CTP di Milano n. 9202 del 29/10/2014).

Si sottolinea che durante il periodo di fermo amministrativo, l’autoveicolo non può circolare, non può essere demolito o esportato all’estero e deve essere collocato in un luogo di cui il contribuente abbia la disponibilità o custodito in un luogo non sottoposto al libero passaggio. Durante il fermo è consentita la cessione del veicolo ad una terza persona, la quale non potrà comunque utilizzarlo.

Tuttavia, nel caso in cui, dopo la comunicazione preventiva, ma prima dell’effettiva iscrizione del fermo, il contribuente richieda ed ottenga la rateizzazione delle somme da corrispondere, la procedura di iscrizione del fermo si blocca e il fermo non potrà più essere iscritto.

Laddove, invece, la rateizzazione del pagamento del debito venga richiesta dopo che sia stato iscritto il fermo sul veicolo, il contribuente ha la possibilità, dopo aver pagato la prima rata, di chiedere la sospensione del provvedimento di fermo, al fine di poter circolare con il veicolo interessato. L’Agente della riscossione rilascerà, infatti, un documento contenente il proprio consenso all’annotazione della sospensione del fermo, che il debitore dovrà presentare direttamente al PRA.

Inoltre, se il debitore non paga, il concessionario della riscossione potrà agire forzatamente per la vendita del veicolo, ottenendo in tal modo la somma dovuta dal contribuente.

Nel caso in cui il veicolo sia cointestato, il fermo amministrativo può in ogni caso essere iscritto, ma solo a nome del debitore intestatario mentre il cointestatario potrà soltanto sollecitare il pagamento da parte del debitore o saldare il debito egli stesso.

In che momento il fermo amministrativo cessa i suoi effetti?

L’autoveicolo potrà nuovamente dirsi libero da pesi e circolare regolarmente, allorquando il contribuente avrà provveduto a pagare le somme richieste dall’Agente della riscossione oppure nei casi di cessazione di efficacia del provvedimento: in caso di annullamento da parte del Giudice dell’iscrizione del fermo oppure in caso di annullamento da parte del Giudice o dall’ente impositore dell’atto presupposto all’iscrizione del fermo amministrativo.

Per cancellare il fermo amministrativo, dopo aver pagato il debito, il contribuente deve farsi rilasciare dall’Agente della Riscossione la certificazione di avvenuto pagamento e recarsi al PRA per la cancellazione del fermo. Se, invece, il fermo è stato iscritto erroneamente, il concessionario della riscossione provvede direttamente a richiedere al PRA la cancellazione gratuita dell’iscrizione del fermo.

Articolo a cura dell’Avvocato Dario Cialdella


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