Attualità
10 gennaio 2010
La deportazione sembra compiuta: dal Cara al Cie i migranti di Rosarno

Rosarno-Bari: la manovra di Maroni

Emiliano: Maroni fa il forte con i deboli e il debole con i forti

di Silvia Dipinto

“Abbiamo assistito a scene da esodo biblico”, dichiara Erminia Rizzi, attivista della Rete Antirazzista, presente ieri sera all’arrivo degli immigrati da Rosarno, “molta gente stava male, erano tutti stanchi e disperati”.
Oggi (“the day after”) la tensione resta alta, pare che delle quasi 350 persone accolte nel C.A.R.A. di Palese, il 70% siano irregolari; chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno, inoltre, avrebbe già fatto richiesta di potersi allontanare dalla città di Bari o quanto meno dal centro per i richiedenti asilo.

“Non ci sono indicazioni di nessun tipo da parte del Ministero se non la predisposizione di una prima accoglienza per questa notte”
, continua Rizzi, “e questo ci preoccupa particolarmente, temiamo espulsioni di massa”.
Le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Maroni, infatti, mentre a Rosarno si demoliscono i rifugi precari e fatiscenti degli immigrati (con due ruspe, semplice colpo di spugna, si cancella il memento..), sono inequivocabili: i clandestini saranno condotti al C.I.E e da lì espulsi, rispediti a casa.

La Rete Antirazzista chiede al Ministro di riconoscere a tutti gli immigrati provenienti da Rosarno speciali permessi di soggiorno per i lavoratori migranti “in condizioni di sfruttamento”, come previsto dall’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione: l’art.18 (per intenderci, lo stesso che si applica nei casi di “protezione sociale” contro lo sfruttamento sessuale e contro la tratta di esseri umani) viene applicato nel momento in cui sono “accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, […]per consentire allo stesso di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”.
“La loro situazione è quella di vittime: questo bisogna riconoscerlo e attivare le tutele che meritano”, conclude Erminia Rizzi.

La Rete Antirazzista chiama a raccolta “le forze sinceramente democratiche della città di Bari, singole ed associate, laiche e cattoliche” in un’assemblea cittadina domani 11 gennaio alle 20.30 al Ferrhotel occupato.

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La Rete Antirazzista chiede al Ministro di riconoscere a tutti gli immigrati provenienti da Rosarno speciali permessi di soggiorno per i lavoratori migranti “in condizioni di sfruttamento”
Il Sindaco Michele Emiliano si esprime così:
“La scelta del Ministro dell'interno Maroni di trasferire da Rosarno a Bari i migranti africani che si sono ribellati alla 'ndrangheta che li sfruttava nella raccolta del mandarino dimostra tutta l'improvvisazione e l'ipocrisia del governo nella gestione delle strategie antimafia e migratorie.
Improvvisazione perché nella terra della 'ndrangheta si è dovuto ammettere di non avere il controllo del territorio e di non poter proteggere i cittadini africani oggetto di una caccia all'uomo degna del ku klux klan. E si è dovuto ammettere anche di non avere la capacità di gestire le esigenze della raccolta del mandarino facendo rispettare per un verso la legislazione italiana in materia di lavoro e per l'altro quella in materia di immigrazione.
Lo sfruttamento del lavoro clandestino da parte della criminalità mafiosa davanti agli occhi attoniti dei calabresi, dimostra un'insipienza strategica ed una mancanza di cultura della legalità e dello Stato da parte dello stesso Ministro, forte con i deboli (i migranti) e debole con i forti (la 'ndrangheta).
Tale contrasto viene così gestito attraverso lo strumento dell'ipocrisia. Pugno di ferro e propaganda leghista al nord, omertà e collusione oggettiva con le mafie al sud. Se i nostri fratelli africani non si fossero ribellati al racket che li sfruttava a Rosarno il Ministro Maroni avrebbe chiuso un occhio per l'ennesimo anno in attesa della chiusura della campagna del mandarino”.
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