di Claudia Bruno
Parte in questi giorni il progetto “Do’ Mést”, che mira al recupero sociale e all’inserimento lavorativo di giovani a rischio devianza. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Giovanni Paolo II Onlus e dai Consorzi Meridia ed Elpendù, e finanziato per 325.000 euro dal Comune di Bari, si rivolge a 60 ragazzi fra i 16 e i 21 anni, che abbiano concluso il ciclo della scuola dell’obbligo e siano residenti a Bari. A presentarlo, ieri mattina, sono intervenuti l’Assessore Comunale al Welfare, Ludovico Abbaticchio, e il presidente ed il segretario generale della Fondazione Giovanni Paolo II, rispettivamente Don Nicola Bonerba e Gianni Vessia.
“Si tratta di un progetto innovativo di inclusione formativa e lavorativa di giovani a rischio”, spiega l’assessore Abbaticchio. “È un’occasione di recupero sociale di adolescenti che altrimenti finirebbero assorbiti in circoli criminali, soprattutto spaccio e furti per i ragazzi, prostituzione per le ragazze. Stiamo agendo anche sul piano culturale, coinvolgendo nel percorso di recupero le famiglie degli adolescenti selezionati, spesso contrarie ad iniziative di questo tipo proprio perché abituate a logiche di piccola criminalità e guadagni immediati”.
L’iniziativa si inserisce in un ampio programma di progetti di inserimento nel mondo del lavoro per cui il Comune ha stanziato finora più di un milione di euro. In questo caso, i 60 soggetti coinvolti saranno scelti fra quelli segnalati dai servizi sociali e svolgeranno tirocini di sei mesi in piccole aziende artigianali, con un contributo mensile di 500 euro per ogni tirocinante. Gli elementi innovativi sono essenzialmente due: il già citato coinvolgimento delle famiglie ed una costante attenzione ai ragazzi selezionati, che saranno seguiti da tutor prima, durante e dopo il tirocinio, con attività di preparazione, sostegno e controllo del lavoro in azienda.
L’assessore Abbaticchio non nasconde la propria soddisfazione per l’attività di una giunta che si dimostra attenta e attiva nel cercare di arginare fenomeni di disagio ed esclusione sociale, e conclude: “si è passati dall’assistenzialismo del passato ad un articolato programma di progetti integrativi, che mirano ad un recupero concreto delle fasce di popolazione a rischio, ed il recupero si ottiene offrendo, in primo luogo, un reale inserimento nel mondo occupazionale”.